Vigne minacciate dal terribile Scaphoideus titanus

Quando la (in lat. Scaphoideus titanus) canta, ai viticoltori vengono i capelli bianchi, in quanto è una specie aliena dalle nostri parti che trasmette il “fitoplasma della flavescenza dorata”, una malattia incurabile della vite. “In Friuli-Venezia Giulia, questo insetto è ancora raro, ma d’altra parte è già abbondante in Piemonte e anche in Veneto, dove sta già causando molti danni”, afferma il giovane enologo Kristian Keber, spiegando che è presente anche nei nostri luoghi da circa quindici anni. La sua soppressione è obbligatoria per i viticoltori; quando devono occuparsi della spruzzatura, vengono informati dagli istituti agricoli o un consorzio viticolo che segue da vicino l’emergenza e la diffusione del parassita nocivo.

La cicalina della flavescenza dorata (Scaphoideus titanus Ball) è un insetto dell’Ordine dei Rincoti Omotteri Auchenorinchi, originario dell’America Settentrionale che vive unicamente a spese della vite. È presente in Europa dall’inizio degli anni sessanta, dove ha colpito la maggior parte delle aree viticole. Il pericolo maggiore è rappresentato non tanto dalle punture effettuate per suggere la linfa, ma in quanto vettore del fitoplasma della flavescenza dorata.
Le sue prime segnalazioni in Europa possono essere fatte risalire agli anni cinquanta, in Francia, anche se probabilmente era presente già da tempo, in seguito alle massicce importazioni, durante la seconda meta del 1800, di portainnesti americani resisistenti alla fillossera. In Italia è stata segnalata per la prima volta nel 1963 in Liguria da dove si è diffusa nelle regioni settentrionali e centrali dell’Italia e successivamente in Svizzera, Slovenia, Croazia, Portogallo, Spagna, Serbia. In passato si riteneva che Scaphoideus titanus fosse capace di vivere solo a cavallo del 45º parallelo; il primo ritrovamento in Italia a latitudini inferiori (40º parallelo) risale al 2002 in Basilicata.

L’adulto misura 5–6 mm di lunghezza (le femmine sono leggermente più grandi dei maschi) ed è di colore bruno ocraceo. Sul capo, di forma triangolare sia nell’adulto che nelle forme giovanili, sono presenti 2–4 fasce trasversali più scure sulla fronte, ed una macchia trasversa, di forma triangolare situata in posizione dorsale tra gli occhi composti. Le zampe sono di colore crema, tranne le metatoraciche che presentano la parte distale ed il secondo tarsomero scuri, ed il primo e secondo tarsomero biancastri. Le ali metatoraciche sono brunastre con nervature scure; sulle ali anteriori sono presenti delle areole bianche. La femmina è dotata di un robusto ovopositore morfologico di colore bruno dorato che le permette di deporre le uova nei tralci. Tale ovopositore, posto alla fine dell’addome, è preceduto da un anello nero sul segmento pre-genitale.

Scaphoideus titanus compie una sola generazione all’anno (specie monovoltina), svernando come uovo inserito nei tralci di due anni o, più raramente, in quelli lignificati di 1 anno o nel ritidoma del legno più vecchio della vite, unica pianta ospite. Ogni femmina depone 24 uova isolate o più spesso, disposte in due serie di 12 elementi. Dalla seconda metà di maggio fino alla prima decade di luglio si hanno le nascite delle neanidi, con un picco a fine maggio – inizio giugno. Le neanidi neonate colonizzano prevalentemente la pagina inferiore delle foglie nella parte basale della pianta; sono poco mobili ma possono saltare rapidamente se disturbate. Le neanidi si nutrono principalmente sulle nervature secondarie, mentre ninfe ed adulti possono pungere anche le nervature principali, i piccioli fogliari e i tralci verdi. Dopo 30 – 50 giorni le forme giovanili, dopo essere passate attraverso due stadi di neanididi e tre di ninfa, originano gli adulti che sfarfallano dalla seconda decade di luglio fino alla metà di agosto, rimanendo attivi per circa un mese. Nella prima decade di agosto si ha il picco degli adulti. Raggiunta la maturità gli adulti si accoppiano e dopo 2 – 3 giorni iniziano le ovideposizioni, che si protraggono da fine luglio a fine settembre. La strategia di accoppiamento si avvale della comunicazione vibrazionale attraverso lo scambio di segnali via substrato tra maschio e femmina. In particolare, il maschio effettua un corteggiamento producendo una sorta di canzone fatta di segnali (detti impulsi) compresi tra i 100 e i 900 Hz. La femmina, a sua volta, inserisce nella canzone del maschio alcuni impulsi propri, seguendo dei ritmi ben precisi e così formando insieme al partner un duetto vibrazionale. Il volo è prevalentemente crepuscolare e limitato alla chioma della vite. Scaphoideus titanus è considerato un vettore permanente in quanto una volta acquisito il fitoplasma, questo si moltiplica nell’insetto che può quindi trasmetterlo per tutta la vita su un elevato numero di piante. Il fitoplasma non viene però trasmesso alla discendenza.

I DANNI
Quest’insetto causa danni diretti di scarsa entità dovuti all’azione tossica della saliva, esercitata durante la suzione della linfa. Sulle piante attaccate si possono osservare, principalmente sulle nervature e sui germogli, necrosi ed alterazioni cromatiche. Il danno più grave è però di tipo indiretto ed è rappresentato dalla trasmissione, di tipo persistente, del fitoplasma della Flavescenza dorata che si localizza nel floema in seguito alle punture di suzione.

LA LOTTA
È fondamentale evitare l’impiego di materiale vivaistico proveniente da zone colonizzate dall’insetto, perché potrebbe contenere al suo interno le uova dello scafoideo. La lotta mira principalmente alla riduzione delle popolazioni dell’insetto e alla sua eliminazione prima che divenga infetto e quindi in grado di trasmettere la flavescenza dorata. Può essere effettuato il monitoraggio delle forme giovanili e degli adulti impiegando trappole cromotropiche gialle. Il Decreto Ministeriale n. 32442del 31 maggio 2000, “Misure per la lotta obbligatoria contro la Flavescenza Dorata della vite” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 10 luglio 2000, ha stabilito la lotta obbligatoria nei confronti dello scafoideo su tutto il territorio italiano, allo scopo di evitare il propagarsi della flavescenza dorata.

La flavescenza dorata (FD) è una fitoplasmosi appartenente al gruppo dei giallumi della vite. Il nome viene attribuito dalla colorazione gialla dorata che assumono le foglie, i tralci ed i grappoli di a bacca bianca una volta colpiti. L’agente causale della malattia è un fitoplasma, che si insedia nei tessuti floematici dell’ospite e ne provoca il blocco della linfa elaborata, inducendo uno squilibrio della attività fisiologiche dalla pianta stessa.

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