Trieste – La Villa di Campomarzo (Campo Marzio)

Passeggio Sant Andrea nel 1820

Passeggio Sant’Andrea nel 1820

Trieste, Passeggio Sant’Andrea – Il governatore francese di Trieste conte Bertrand vi fece piantare degli alberi e tra il 1810 ed il 1812. Il passeggio, che ricalcava il percorso delle attuali vie e Romolo Gessi, fu rinnovato ad allargato, dotato di comodi sedili e di una rotonda per il giro delle carrozze nel punto in cui oggi quest’ultima sbocca nel passeggio Sant’Andrea. Tra il 1817 ed il ’24 il passeggio fu prolungato fino a Servola; a questa realizzazione diedero il loro generoso contributo non solo patrizi e possidenti, ma anche facoltosi commercianti che vollero dimostrare in tal modo il loro attaccamento alla città. Era sorta intanto, nel punto in cui oggi si trova il n. 2/2 di via , la residenza più imponente, elegante ed importante, sia sotto il profilo architettonico che storico, di tutta la zona. Costruita con tutta probabilità dall’architetto francese Champion verso il 1785, la di nel 1791 fu appigionata dal maggior generale Tamara, inviato da Caterina II di Russia nella nostra città per acquistarvi nuovi legni per la flotta di quello stato impegnato nella guerra contro la Sublime Porta. Qui una deputazione venne ad offrirgli il braccio di 30.000 albanesi.

Villa di Campomarzo  Campo Marzio - Trieste

Villa di Campo Marzio – Trieste

Nel 1793, il maggiore Antonio Psarò, capitano luogotenente nella marina da guerra russa in ritiro, nativo dell’isola di Mikonos, acquistò all’asta la villa di Campo Marzio. Egli aveva scelto Trieste quale soggiorno di quiescenza forse su pressioni del suo governo che gli avrebbe conferito l’incarico politico di osservatore o agente segreto. Dal 24 luglio 1798 al luglio dell’anno seguente egli ospitò “assieme ad un nugolo di cavalieri” il barone Ferdinando de Hompesch, gran maestro dell’ordine di Malta, spodestato da dalla sua isola.

altro scorcio di Villa Campo Marzio

altro scorcio di Villa Campo Marzio

Questa ospitalità è giustificata dal fatto che i giovanniti erano posti sotto la protezione dello zar Paolo I. Nel 1916 il principe acquista l’opulenta dimora per farne la residenza della consorte , riparata in Austria dopo il crollo napoleonico. Provvede alla sistemazione del giardino, pianta il prato all’inglese, erige la scalinata monumentale che scendeva fino alla via Campo Marzio e costruisce la cappella privata sulla sinistra dell’edificio. Ma dopo appena quattro anni trascorsi in questa residenza, Elisa, fiaccata da inconsulti bagni praticati nelle terme romane di Monfalcone, muore nella sua tenuta di Villa Vicentina e viene sepolta nella cappella domestica della villa. Nel 1826 il principe si trasferisce a Bologna con i due figli minori traslando la salma della moglie in San Petronio, dove tuttora giace. La villa passò quindi alla sorella di Elisa, Carolina Murat ex regina di Napoli, che sotto lo pseudonimo di contessa di Lipona (anagramma di Napoli) vi soggiornò fino al 1832, data del suo trasferimento a Firenze. Durante la sua permanenza, Carolina trasformò la villa in una piccola reggia, frequentata da esponenti dell’alta finanza e della ricca borghesia, rivaleggiando con l’altra residenza gemella di Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, oggi conosciuta con il nome di villa Necker. Nelle sontuose sale, dove si tentò anche un primo esperimento di illuminazione a gas, si elevava melodioso il canto del sopranista Velluti e si diffondevano le patetiche arie che la triestina Elisa Braigh suonava al pianoforte. Come già sua sorella, anche Carolina accolse cantanti, concertisti di passaggio, filodrammatici triestini, non disdegnando di partecipare essa stessa a qualche piccola recita organizzata nel piccolo teatro della villa; indiceva accademie e persino serate di opere liriche. La villa di Campo Marzio, ormai denominata villa Murat, divenne un centro di mondanità, di cultura, ma anche di conciliaboli politici che non facevano dormire sonni tranquilli alla vigile polizia austriaca. Nei primi di maggio del 1825 vi giunse in visita un’amica di Carolina, un personaggio molto in vista e molto discusso: l’affascinante Giulietta Récamier. Alla morte di Carolina, il 18 maggio 1839, la villa passò per testamento alle figlie di questa e a suo nipote Gioacchino, che nel 1852 la vendettero a privati. Nel 1876 tutto il complesso era nelle mani di Enrico Rieter, il quale invano l’offerse al Comune verso una cospicua permuta di terreni, aggravata da un vistoso importo, per destinare la villa a museo ed il parco a giardino pubblico, in guisa da completare la passeggiata di Sant’Andrea.

Il Giardino in Campo Marzo

Il Giardino in Campo Marzo

Vano si dimostrò anche il tentativo di trasformare la villa in “trattoria, caffetteria, birreria” con reparto di bagni a vapore, dolci e salsi, allietati da trattenimenti musicali, fuochi d’artificio, ecc. Morto il Rieter nel 1894, ne venne in possesso la figlia Emma, la quale vendette tutta la realità alla Prima Pilatura triestina di riso. La società fece demolire la villa e spianare il monte tra l’imponente sdegno della popolazione, che venne così privata di un raro gioiello architettonico. I nuovi impianti si affacciavano sulla via Campo Marzio, dove poi venne eretta una filiale concessionaria della Fiat.

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