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Austria, cessa la vigilanza ai valichi di frontiera e si ritorna come prima

Confini aperti. Cessa la vigilanza ai valichi di frontiera e si ritorna come prima dell’emergenza Coronavirus. Gli austriaci potranno venire nel nostro Paese e noi nel loro, senza limitazioni territoriali.

Tutto confermato a Vienna. Nella conferenza stampa seguita al piccolo “vertice” tra i ministri competenti (assente il cancelliere Sebastian Kurz) è stata annunciata l’apertura dei confini austriaci verso 31 Paesi europei, tra cui l’Italia (tutta l’Italia, non soltanto le regioni vicine e meno colpite dall’epidemia).

Dalla mezzanotte del 15 giugno, pertanto, potremo tornare a frequentare l’Austria come prima dell’emergenza Coronavirus, senza necessità di autocertificazioni, di test sanitari, di quarantene. E gli austriaci potranno venire in Italia. Saranno riaperti tutti i valichi, anche quelli minori, e non ci saranno più pattuglie della polizia e dell’esercito a vigilare.

La notizia è importante per il settore turistico italiano, specie quello balneare, che conta molto sulla presenza di ospiti austriaci. Ma è importante anche per tante famiglie che la barriera di confine aveva tenuto separate per mesi: il compagno di qua, la compagna di là o i nonni da una parte e i figli e nipoti dall’altra. Se un merito ha avuto il Coronavirus è stato quello di farci scoprire l’esistenza di questi rapporti affettivi e familiari transnazionali, in un numero insospettabilmente alto, segno che davvero i confini politici, fortunatamente rimossi dall’Ue, non esistono nell’animo umano.

Nel corso della conferenza stampa sono state fornite altre informazioni di dettaglio sulla svolta decisa dal governo austriaco. Eccole.

L’Austria dal 16 giugno riapre le porte ai cittadini di 31 Stati, con esclusione di quattro: Svezia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo. Con la Spagna, che peraltro si è posta volontariamente in “clausura” fino al 30 giugno, la possibilità di consentire gli ingressi sarà riesaminata il 1. luglio. La situazione epidemiologica più grave non consente invece di fare previsioni sulla riapertura nei confronti degli altri tre Paesi.

L’apertura verso l’Italia non prevede preclusioni nei confronti di alcuna regione. Soltanto la Lombardia viene considerata ancora a rischio, per cui il ministero degli Esteri “sconsiglia vivamente” di andarci. Non un vero e proprio divieto, ma un avvertimento, che potrebbe avere qualche conseguenza sul piano assicurativo e previdenziale (per esempio sul piano dei risarcimenti o delle indennità di malattia, una volta fatto rientro in patria).

Le aperture decise ieri riguardano anche i piccoli Stati, come San Marino, Andorra, Monaco e perfino la Città del Vaticano. Naturalmente l’andamento dell’epidemia sarà tenuto costantemente sotto controllo e, qualora dovesse presentarsi una “zweite Welle” (una “seconda ondata”), sarà rimesso tutti in discussione. Resta infine l’”appello patriottico” agli austriaci a godersi le vacanze in Austria. È ciò che dicono i politici in tutti i Paesi del mondo. (Marco Di Blas)

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