Le mascherine in Friuli le faranno i carcerati

Ago e filo ai detenuti per evadere dalla monotonia

La Casa Circondariale di Tolmezzo potrebbe diventare un laboratorio per la produzione di mascherine in tessuto anticovid.

Nell’istituto penitenziario di massima sicurezza è infatti in fase di valutazione l’attivazione di un corso, originariamente destinato a sartoria, per la produzione di protezioni facciali. Proprio ieri, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, assieme al Commissario straordinario Domenico Arcuri, ha firmato un protocollo per la realizzazione di oltre 400mila mascherine al giorno all’interno degli istituti penitenziari italiani.

Come ci ha riferito la direttrice della casa circondariale di Tolmezzo, Irene Iannucci, a inizio anno – prima dell’arrivo della pandemia – era stato programmato per la fine della primavera l’avvio di un corso di manifattura in cui coinvolgere alcuni dei 217 detenuti attualmente ospitati nella struttura . Ora, anche in base al bando ministeriale, sarà valutata la trasformazione dell’attività in partenza, bloccata proprio a causa dell’emergenza Covid. “Appena il protocollo sarà consultabile, in tempi brevi capiremo se il corso di sartoria potrà essere convertito nella produzione di mascherine – riferisce Iannucci -. Verso il 3 giugno – conclude la direttrice – comunque dovrebbe sbloccarsi qualche cosa”.

La stessa conversione, inoltre, potrebbe riguardare anche il carcere femminile di Trieste, dove erano già attivi alcuni corsi di taglio cucito.

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