I figli della frettolosa, al Miela

I FIGLI DELLA FRETTOLOSA
testo e regia Gabriella Casolari e Gianfranco Berardi
conm Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Ludovico D’Agostino, Flavia Neri, Silvia Zaru e con il coro di attori non vedenti e ipovedenti nato dal laboratorio al Miela. 
Una produzione Compagnia Berardi Casolari, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
Con il sostegno di Sardegna Teatro, Teatro dell’Elfo. Con il contributo dell’Unione Italia Ciechi e Ipovedenti, in con Istituto Regionale Rittmeyer per ciechi

i figli della frettolosa

Giovedì 10 Novembre, ore 20:30
Venerdì 11 Novembre ,ore 20:30
Teatro Miela

I figli della frettolosa è uno spettacolo teatrale di grande potenza, che affronta il tema della cecità e del significato più ampio che ha oggi la parola “vedere”. In un mondo ipereccitato dal bombardamento di e suoni, che sempre più neutralizzano i nostri sensi forti, vista e udito, l’attenzione dell’individuo è sempre più distante dalla vera conoscenza dell’essere e dell’esistenza.
Il punto di vista qui è allora quello di un cieco, di chi guarda ma non vede, percependo la realtà circostante in modo differente. La cecità è messa in scena allo stesso tempo come esperienza di vita reale, fisica, e come concezione metaforica, sinonimo di una miopia sociale ed esistenziale che ci riguarda in prima persona.
Anche questa la riflessione sul contemporaneo parte dalle esperienze personali di Gianfranco Berardi (premio Ubu nel 2008) e Gabriella Casolari, dall’osservazione e dall’ascolto della realtà che li circonda. Ma, a differenza dei precedenti lavori, i ciechi in scena questa volta saranno molti, anche al lavoro seminariale tenuto da Berardi al Miela in collaborazione con l’Istituto Regionale Rittmeyer. Bastoni bianchi e occhiali scuri, andatura traballante e movimenti timorosi, ma anche ostinazione, entusiasmo, desiderio di rivalsa: un coro di ciechi come emblema di umanità, allegoria di una società smarrita e insicura, mai arrendevole.
Uno spettacolo che ha più il sapore di un evento speciale, che integra il lavoro del teatro alla vita della comunità, che mette insieme attori professionisti e cittadini comuni, vedenti o ciechi che siano, che miscela una struttura drammaturgica definita con i vissuti particolari dei diversi partecipanti.

Organizzazione: Bonawentura

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