Arlon Stok: La risoluzione del Senato di Roma non cambia nulla per il Porto di Trieste

Porto di Trieste lavori

La nota di () sulla questione del : “La risoluzione del Senato romano sul nostro Free Port, recentemente approvata, non cambia nulla. Ma, va detto, rispetto alle illegali sdemanializzazioni (2014) e agli inutili decreti (2017), almeno evita di fare ulteriori danni a Trieste, e utilizza una terminologia più precisa di quanto fatto in passato.”

“Va ricordato innanzitutto che il Free Port di Trieste è oggi – in aperta violazione dei trattati internazionali – formalmente inquadrato come zona franca UE. Essendo stato costituito da un Trattato di Pace antecedente alla stessa UE, che lo ha recepito alla propria fondazione in quanto fondamento di diritto internazionale pre-esistente, questo risulta completamente insensato e dannoso per i triestini. L’introduzione del Free Port come “luogo escluso dal territorio doganale dell’UE”, come da questa risoluzione, risponde infatti ad un danneggiamento di Trieste che è stato proprio lo stesso governo italiano ad introdurre, in un passato recente, visto che la stessa Unione Europea non ha competenza per quanto riguarda il funzionamento del nostro Porto.”

“In questo senso, la risoluzione rappresenta un nulla di fatto; per poter giungere ad una reale soluzione in grado di portare vantaggi concreti ai triestini vi sono due passi irrinunciabili, due nodi da risolvere con urgenza.”

“1. La governance. Secondo l’Allegato VIII il Porto di Trieste dev’essere pienamente autonomo – di certo non addirittura accorpato a Monfalcone e Porto Nogaro come avviene oggi – ed avere un Direttore che non sia nè cittadino italiano nè ex-jugoslavo, a garanzia del ruolo internazionale di Trieste. Il governo di Roma riconosce formalmente gli obblighi dell’Allegato VIII, fra cui questi sono solamente un paio a titolo esemplificativo, ma ne rifiuta l’applicazione. La soluzione più rapida a riguardo coinvolge l’instaurazione della prevista Commissione Internazionale per il Free Port come piccolo ma efficiente organo decisionale all’interno dello stesso.”

“2. Il lato finanziario. Trieste genera oggi fra tasse e accise ben più di 4 miliardi di euro ogni anno, di fronte a poco più di 3 miliardi di euro di spesa pubblica. Una parte consistente di questo enorme deficit consiste in introiti generati dalle nostre attività portuali, inviati a Roma e in varie zone della regione FVG per non ritornare. Secondo il Trattato di Pace il Free Port di Trieste deve invece riversare la totalità di quanto generato all’interno del territorio di Trieste. Per poter risolvere questo punto, va assolutamente creato un fondo territoriale che dovrà inevitabilmente essere più trasparente e accessibile del precedente “Fondo Trieste”, formalmente ancora attivo ma senza erogazioni sin dal 2013, anno in cui furono versati solamente 4 milioni. La commissione per il Fondo Trieste è formalmente attiva, e oggi composta da: Cosolini, Giacomelli, Ghersinich, Russo e Slokar (subentrato nel 2020 al decaduto Piero Camber), che sembrano essere completamente disinteressati all’enorme e artificioso inganno finanziario che Trieste sta subendo.”

“Di certo, fino a quando la situazione non sarà affrontata in maniera seria e approfondita – e ad oggi questo non è mai avvenuto, nonostante le dichiarazioni altisonanti dei politici locali – per i triestini non cambierà nulla.
È davvero arrivata l’ora di far entrare all’interno del Comune di Trieste persone che possano fare la differenza.”


Ultima delibera relativa alla commissione attuale per il Fondo Trieste.

Ultima relativa alla commissione attuale per il Fondo Trieste.


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