Ultimi giorni per supportare la campagna “Offri un caffè buonissimo”

Fino al 31 gennaio è ancora possibile donare il proprio contributo alla campagna di A.B.C. l’Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo onlus.
Nel frattempo è ancora cresciuto, rispetto all’avvio dello scorso novembre, il numero di aderenti al progetto. Sono oggi oltre 160 gli esercizi pubblici e commerciali dove i cittadini possono offrire una donazione (l’equivalente di un caffè) per supportare le attività di A.B.C in favore dei bambini che devono subire interventi chirurgici e delle loro famiglie.


La benefica corsa alla solidarietà per sostenere la campagna “Offri un caffè buonissimo”, ideata da A.B.C. – Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo onlus termina alla fine di gennaio e, a detta degli esercenti, continua ad accogliere ogni giorno gesti quotidiani di generosità. Rispetto all’inizio della campagna, anche il numero di imprenditori che hanno aderito è cresciuto ulteriormente ed è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno, superando i 160 tra esercenti e commercianti.

A.B.C. onlus si adopera da quasi quindici anni in favore dei bambini, nati con malformazioni, che devono affrontare lunghi e ripetuti interventi chirurgici all’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, e dei loro genitori. Con “Offri un caffè buonissimo” la cittadinanza e i turisti sono invitati a sostenere i progetti di A.B.C. lasciando in dono, in una cassetta riconoscibile grazie all’immagine della campagna, il corrispettivo di un caffè. Un gesto semplice che può però dar forma a un sostegno concreto per la vita di tante famiglie e che permette di creare valore sociale nella comunità.

L’importo delle donazioni raccolte sarà destinato alla ristrutturazione della quarta Casa A.B.C., che permetterà all’Associazione di dare ospitalità gratuita e di fornire contestualmente un fondamentale supporto psicologico a ulteriori trenta (30) famiglie, oltre alle 110 accoglienze che nel 2019 ha sostenuto con altre case, i cui bambini devono affrontare complessi e lunghi percorsi chirurgici all’interno dell’Ospedale materno infantile Burlo Garofolo.
“Queste cassettine con le donazioni di tutti sono tracce di affetto e partecipazione che questa città riserva sempre ai piccoli pazienti e alle loro famiglie – sostiene Giusy Battain, direttrice di A.B.C. – in questi ultimi 10 giorni di campagna invitiamo ad un ultimo gesto di solidarietà, perché l’obiettivo a cui mirare è importante: la ristrutturazione di una nuova Casa è qualcosa che resterà nel tempo e che farà la differenza per tante famiglie che verranno”.

A fianco di A.B.C. onlus si muove una importante rete che vede capofila Fipe, Confcommercio e Federalberghi Trieste, che hanno dato il loro concreto e attivo supporto per il coinvolgimento del tessuto commerciale cittadino. Ad essi si aggiungono l’Associazione Caffè Trieste, Solidarietà Trieste e la mediapartnership di Radio Punto Zero e Radio Attività, che con spot e approfondimenti stanno supportando la diffusione dell’iniziativa.

“I triestini stanno contribuendo anche quest’anno con slancio e sensibilità all’iniziativa. Un’occasione di unire tanti piccoli gesti per raggiungere un’indispensabile grande risultato” commenta Federica Suban, presidente Fipe Trieste.

Ancora una volta, nella nostra Trieste, le imprese del Terziario confermano una spiccata sensibilità per il sociale. Lo testimonia anche il fatto che per questa seconda edizione di “Offri un caffè buonissimo” abbiamo raddoppiato le cassette di raccolta e, dai primi riscontri tra gli esercenti, i risultati sono soddisfacenti”, aggiunge Antonio Paoletti, Presidente di Confcommercio Trieste.

Questa iniziativa fa parte del progetto “Sentirsi a casa” per l’accoglienza delle famiglie. A.B.C. attualmente mette a disposizione gratuitamente già tre alloggi a Trieste, ai quale si aggiungerà quello in via di ristrutturazione. L’azione di A.B.C. permette così di sgravare i genitori da un peso non solo organizzativo, ma soprattutto emotivo. Forte è la convinzione che la cura clinica non possa prescindere dalla cura degli aspetti emotivi e psicologici. Le Case A.B.C. infatti, oltre ad essere uno spazio in cui trascorrere il periodo del ricovero, sono un nido, un luogo in cui sentirsi famiglia e potersi ricaricare. L’obiettivo è che i genitori e il loro bambini si sentano accolti e percepiscano che qualcuno sta pensando ai loro bisogni, che esiste una rete di sostegno intorno a loro.

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