Il Giardino Botanico Carsiana di Sgonico (Trieste)

Carsiana mappa

Carsiana è un giardino botanico dedicato alla flora e agli ambienti del Carso. Qui potrete farvi un’idea delle caratteristiche naturali e paesaggistiche di un territorio di circa 450 km quadrati, che si estende fino alla Slovenia, dal mare ai monti, con ambienti dal clima e dalle caratteristiche ecologiche molto differenti. Tali ambienti sono stati riprodotti a Carsiana, collocandovi circa 600 specie vegetali.

Il è visitabile in totale autonomia, grazie alle cartoguide che descrivono gli habitat e ai cartellini identificativi delle specie botaniche. Per un’esperienza ancor più coinvolgente e didatticamente completa, è possibile prenotare una visita guidata o un laboratorio che permetterà di approfondire svariate tematiche. Dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria i laboratori, svolti dal personale qualificato della Società cooperativa Rogos, forniranno ai ragazzi utili strumenti conoscitivi ed esperienze coinvolgenti che resteranno piacevolmente impresse.

Il Giardino Botanico Carsiana è aperto con i seguenti orari:
– dal 21/03 al 09/06: lunedì, martedì, mercoledì dalle 10.00 alle 13.00; giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00
– dal 10/06 al 22/09: lunedì giorno di chiusura; martedì, mercoledì dalle 10.00 alle 13.00; giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00
– dal 23/09 al 14/10: lunedì giorno di chiusura; martedì, mercoledì, giovedì dalle 10.00 alle 13.00; venerdì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00
– dal 15/10 al 03/11: lunedì giorno di chiusura; martedì, mercoledì, giovedì dalle 10.00 alle 13.00; venerdì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00

LA STORIA DI CARSIANA
Il Giardino Botanico Carsiana venne fondato nel 1964 su iniziativa del dott. Gianfranco Gioitti, ideatore, fondatore e primo proprietario di Carsiana, farmacista e grande appassionato di botanica. Il dott. Gioitti fu affiancato inizialmente dal prof. Livio Poldini, studioso e profondo conoscitore della flora e della vegetazione carsica e dal dott. Stanislao Budin, anch’egli appassionato botanico. La visione alla base di questo straordinario progetto era quella di fornire uno strumento culturale ed educativo all’avanguardia per contribuire ad un uso corretto del territorio e delle sue risorse, permettendo l’interpretazione dei principali ambienti del Carso e le specie più caratteristiche della sua flora. Carsiana nasce quindi come strumento didattico destinato sia al grande pubblico che agli specialisti, oltre ad essere luogo piacevole e caratterizzato da elevati standard estetici. La sua impostazione era estremamente moderna per l’epoca: le piante, le collezioni vive, vengono presentate nel loro ambiente elettivo e non in ordine sistematico. Merita precisare inoltre che Carsiana è un Giardino botanico e non Orto botanico: la differenza sta nel fatto che in un Giardino, oltre a venir presentate le collezioni per scopi scientifici, didattici ed educativi, vengono curati ed enfatizzati anche gli aspetti paesaggistici, risultanti dalle interazioni delle componenti geomorfologica, vegetazionale ed antropica. Particolare attenzione viene quindi dedicata alla disposizione delle piante coltivate, alle infrastrutture per la fruizione (sentieri, luoghi di sosta) e ai “giochi” d’acqua naturali o, come in questo caso, seminaturali.
 
Anche la scelta stessa del nome, “Carsiana”, è emblematica della grande lungimiranza e modernità dei suoi fondatori: il nome stesso sta ad indicare un ideale collegamento con l’Orto Botanico Juliana in Val Trenta (Slovenia). I fondatori del Giardino sin dal principio ambivano ad una «messa in rete» del Giardino con altre realtà che superassero i confini nazionali.
 
Dopo aver acquistato il terreno, il dott. Gioitti curò personalmente l’allestimento e la manutenzione del Giardino Botanico; la sua guida appassionata e capace fu ininterrotta per quarant’anni, sino alla data della sua scomparsa nel 2009.
 
Il dott. Fabrizio Martini e il sig. Eliseo Osualdini contribuirono alla buona cura del Giardino e all’arricchimento floristico. Dal 1972 l’iniziativa fu sostenuta dalla Provincia di Trieste e nel 1978 il Giardino fu finalmente aperto al pubblico. Nel 2002 il giardino venne acquistato dalla Provincia di Trieste per poco più di 130.000 euro, con l’obiettivo di valorizzare il bene anche mediante una programmazione di più ampio respiro e di potenziare le sue funzioni in relazione alla conservazione del territorio e dell’ambiente.
Dal 1 luglio 2016, per effetto dei piani di subentro delle Province, la proprietà del Giardino e la gestione di Carsiana sono state trasferite alla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
 
Nel 2018 la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia ha istituito un Gruppo di lavoro con funzione di indirizzo tecnico scientifico per la gestione del Giardino, composto da personale interno esperto in materia. Il Gruppo di lavoro ha elaborato gli indirizzi gestionali e coordinato le attività di manutenzione straordinaria e di restauro storico-filologico del Giardino condotte nel corso del 2018, avvalendosi anche della collaborazione di eccellenti giardinieri. Di fatto il Gruppo di lavoro svolge le funzioni di quel Comitato scientifico che era stato fermamente richiesto da Gioitti, tanto da inserirlo come previsione nel contratto di compravendita.
 
Dal 12 dicembre 2018 il servizio di gestione di Carsiana è affidato tramite contratto esterno alla Cooperativa Rogos. La Cooperativa Rogos opera in sinergia con il Gruppo di lavoro regionale al fine di garantire il raggiungimento e mantenimento dei migliori standard scientifici ed estetici del Giardino.

logo ufficiale, disegnato dal grafico Alfio Scarpa

IL LOGO UFFICIALE DI CARSIANA
Nel 2019 la Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito di un intervento complessivo di restauro, riqualificazione e promozione del Giardino, ha realizzato un logo coerente al sistema regionale dell’immagine coordinata delle aree protette. Il rilancio dell’identità del Giardino va di pari passo con il rilancio della sua missione e della sua proposta culturale, proprio perché (come scritto nel 1980 dagli autori Poldini, Gioitti, Martini e Budin nel libro “Introduzione alla flora e alla vegetazione del Carso”) “Carsiana si pone come uno strumento di educazione ambientale che, incidendo sulla coscienza della popolazione, può contribuire ad un uso corretto del territorio e delle sue risorse”. Avendo ben chiara in mente questa direzione indicata dai fondatori, si è cercato un logo che identificasse l’elemento oggi più minacciato e prezioso del Carso: la landa carsica. Queste praterie magre sono percepite da sempre come poco produttive e quindi di poco valore, ma costituiscono in realtà un enorme patrimonio di biodiversità, tutelato dalle norme regionali, nazionali e comunitarie, di cui la comunità tutta dovrebbe sentirsi custode. Echeggiavano nella mente le parole dello scrittore Scipio Slataper: “Il mio carso è duro e buono. Ogni suo filo d’erba ha spaccato la roccia per spuntare, ogni suo fiore ha bevuto l’arsura per aprirsi.” Si cercava un fiore che rappresentasse proprio la perseveranza e tenacia della vita che spunta dalla pietra; dopo approfondite riflessioni la scelta è dunque ricaduta su Centaurea rupestris, fiore umile e poco appariscente, spettinato dal vento di bora e giallo come il sole d’estate. 
Forse non il fiore più “bello” del Giardino, ma certo il più rappresentativo degli obiettivi di conservazione e tutela di quest’area. Centaurea rupestris è infatti specie caratteristica dell’associazione vegetazionale (che da esso prende il nome) Carici-Centaureetum rupestris, comunità vegetale più nota come “landa carsica”. 
Oggi Centaurea rupestris rappresenta anche l’impegno della Regione a tutelare gli ambienti più sensibili e peculiari del Carso e a proseguire, sulle orme dei fondatori del Giardino, nell’opera di sensibilizzazione e divulgazione. Questo è l’auspicio e l’impegno dell’intero staff di Carsiana.

ALLESTIMENTO DEL GIARDINO

Le piante non sono raggruppate per affinità genetica, ma sono raccolte ricreando gli habitat dove possiamo ritrovarle in . Ogni specie è contrassegnata da un cartellino, con il nome scientifico latino, il nome comune in italiano, sloveno, inglese e tedesco, la famiglia di appartenenza e i mesi di fioritura (indicati con numeri romani).

INIZIAMO LA VISITA

Seguendo i sentieri indicati dalle frecce lungo il percorso si attraversano gli ambienti carsici, le cui caratteristiche e le piante più importanti sono descritte nei testi seguenti.

BOSCAGLIA CARSICA
La boscaglia è l’ambiente più rappresentato sull’altopiano carsico. Essa si è affermata rapidamente a partire dal secondo dopoguerra con l’abbandono del pascolo. Questa formazione è il prodotto di degradazione delle antiche foreste carsiche, che dovevano essere costituite in prevalenza da roveri e cerri, di cui esistono attualmente alcuni esempi nel Carso più interno (Poldini et al., 1980). La sua composizione riflette le caratteristiche geologiche e ambientali presenti in gran parte del territorio carsico dove il ridotto strato terrigeno e la permeabilità del substrato roccioso sono alcuni dei fattori che determinano lo sviluppo di una copertura arborea rada, caratterizzata per lo più da esemplari dal portamento alto arbustivo piuttosto che arboreo, con scarsa provvigione legnosa. Lo strato arboreo è infatti rappresentato da elementi dal fusto esile e dallo sviluppo verticale ridotto. Sono dominanti le specie illiriche come il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’orniello (Fraxinus ornus), l’acero (Acer campestre) e l’acero trilobo (Acer monspessulanum). Lo strato arbustivo, influenzato dalla notevole penetrazione luminosa, è costituito da specie quali il corniolo (Cornus mas), il ciliegio canino (Prunus mahaleb) e lo scotano (Cotinus coggygria). La ridotta densità di specie arboree, che caratterizza la boscaglia carsica, permette lo sviluppo di uno strato erbaceo ricco in cui domina la piccola graminacea Sesleria autumnalis, ma sono presenti anche specie appariscenti come la peonia selvatica (Paeonia officinalis) o la frassinella (Dictamnus albus).

GHIAIONI

L’ambiente dei ghiaioni calcarei è caratteristico di alcune zone del carso triestino (Val Rosandra) e sloveno (Monte Nanos, Selva di Trnova). Il terreno scosceso e instabile, l’assenza di un suolo sviluppato, la scarsità di acqua e nutrienti nonché l’intensa esposizione agli agenti atmosferici ne costituiscono i tratti principali. Si tratta di un habitat inospitale ed ostico per l’attecchimento vegetale e pertanto ospitano un complesso di specie con adattamenti peculiari legati a queste difficili condizioni. L’esigua copertura vegetale, propria di questo tipo di ambiente, riflette nella sua struttura morfologica e di distribuzione spaziale le condizioni impegnative delle pietraie. In queste zone si sviluppano piante erbacee ed arbustive di ridotte dimensioni. Le poche specie arboree che riescono ad attecchire presentano uno sviluppo verticale ridotto, quasi arbustivo, mentre le specie erbacee presentano radici molto lunghe per favorire il reperimento di acqua oltre a foglie di dimensioni superficiali ridotte e struttura a pulvino per ridurre la traspirazione. 
I ghiaioni carsici ospitano anche delle rarità floristiche come le endemite Festuca spectabilis subsp. carniolica, Drypis spinosa subsp. jacquiniana e Biscutella laevigata subsp. hispidissima. Troviamo inoltre specie imponenti come Campanula pyramidalis o meno appariscenti come Galium lucidum e Sempervivum tectorum e Genista holopetala (endemismo illirico).

BOSCO CARSICO
Anticamente il Carso era coperto da foreste di querce che, a seguito del disboscamento e pascolamento perpetratisi per centinaia di anni, sono state progressivamente distrutte. Di questi antichi boschi oggi rimangono solo alcuni frammenti come ad esempio in Val Rosandra e sul Monte Lanaro. 
Questo tipo di bosco è dominato nello strato arboreo da rovere (Quercus petraea) e, nello strato erbaceo, dalla graminacea Sesleria autumnalis. Altre specie che accompagnano questa formazione sono soprattutto essenze acidofile come il castagno (Castanea sativa) e diverse specie di ginestre (Genista germanica, G. pilosa, G. tinctoria).
Queste specie indicano che il bosco in oggetto si imposta su suoli acidificati, rappresentati da flysch (marne e arenarie) o terra rossa, residuato insolubile dell’alterazione chimica dei calcari.

LANDA CARSICA

La landa, o gmajna, è un’associazione di origine zoogena, ovvero che deriva dalla pressione del pascolamento prevalentemente di ovini e caprini, esercitato per secoli sulle superfici disboscate per secoli. La sua formazione sembra abbia avuto inizio già nell’Età del Bronzo (3.500 – 1.200 a.C. circa) con il sorgere dell’attività pastorizia anche nell’area carsica.
Questa azione di pascolamento ha portato all’organizzazione di una vegetazione capace di sopportare il calpestio e la brucatura, formando un cotico discontinuo, basso, inframmezzato dagli affioramenti rocciosi ed impostato su suolo primitivo, poco profondo.
Anticamente la landa si estendeva su ampie superfici ma allo stato attuale, in cui la pastorizia è una pratica poco diffusa, si assiste ad una sua contrazione determinata dal naturale processo di incespugliamento.
In queste praterie aride sono presenti numerose specie endemiche come la fragola vellutina (Potentilla tommasiniana) o la genzianella primaticcia (Gentiana verna) ma gli elementi fondanti la fiosionomia della landa sono la composita Centaurea rupestris e la piccola ciperacea Carex humilis. Tutte queste specie sono capaci di sopravvivere in condizioni di aridità e bassa fertilità del terreno.
Le fioriture della landa avvengono in un periodo compreso fra marzo e agosto; in questo arco temporale è possibile osservare un’ampia varietà cromatica espressa da alcune delle più belle specie floreali del Carso. La gamma passa dal giallo della Potentilla tommasiniana e della Centaurea rupestris al viola della Centaurea cristata e dell’Iris cengialti subsp. illyrica fino al blu intenso della Gentiana verna subsp. tergestina. Altre specie presenti nella landa sono Jurinea mollis, Onosma echioides subsp. dalmatica, Pulsatilla montana. Il manto erboso è dominato da Carex humilis, con presenza anche della bellissima Stipa eriocaulis subsp. eriocaulis (Lino delle fate).

RUPI COSTIERE

L’esposizione a sud del versante settentrionale del giardino botanico ha permesso di accogliere in questa parte del giardino alcune delle specie che caratterizzano la fascia costiera del carso triestino. In questa zona la vegetazione è dominata dalla macchia mediterranea, rappresentata in particolare dal leccio (Quercus ilex).
Il Carso, nella zona di Trieste, è caratterizzato dall’incontro di due correnti climatiche. Lungo il litorale caratterizzato da alte falesie si esprime, nel suo punto più settentrionale, il clima mediterraneo il quale sfuma nel più fresco clima illirico-continentale oltre il crinale. Questa coesistenza di fattori si riflette in una composizione vegetale che vede accostate specie sempreverdi (Laurus nobilis, Phillyrea latifolia, Viburnum tinus, Rubia peregrina, Lonicera etrusca), tipiche della costa mediterranea, a specie caducifoglie termofile di provenienza balcanica (Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Acer monspessulanum). Le specie che si incontrano nella zona delle rupi costiere sono quindi tipiche dell’ambiente mediterraneo e la loro struttura e fisiologia sono adattate a questo clima. Inoltre, nella fascia delle rupi a mare della costiera triestina, l’assenza di substrato terrigeno e l’esposizione ai venti e alla salinità, crea un ambiente poco adatto allo sviluppo arboreo. Pertanto questi ambienti sono caratterizzati da una vegetazione bassa composta per lo più da specie endemiche quali ad es. Campanula pyramidalis, Teucrium flavum, Euphorbia characias. Caratteristiche di questi ambienti sono anche le specie aromatiche e/o spinose quali Salvia officinalis, Pistacia terebinthus, Myrtus communis, Paliurus spina-christi, Asparagus acutifolius.

IL BOSCO DI DOLINA

Le doline rappresentano uno dei fenomeni tipici propri della geologia carsica.
Sono conche che la cui formazione avviene come conseguenza di diversi possibili fenomeni legati all’erosione della roccia calcarea. In alcuni casi esse si formano in prossimità di rocce che presentano delle fessurazioni.
Qui l’acqua, scorrendo, scioglie il calcare allargando le fessure che pian piano si uniscono fra loro formando una depressione nel terreno. In altri casi l’avvallamento può crearsi come conseguenza del crollo della cupola di una grotta superficiale. Il fondo delle doline è ricco di composti di ferro e alluminio che conferiscono al terreno una tipica colorazione bruno rossiccia; queste terre rosse hanno la caratteristica di essere particolarmente fertili.
Le doline sono caratterizzate dal fenomeno dell’inversione termica, ovvero l’aria fredda e densa ristagna sul fondo dove pertanto la temperatura risulta inferiore rispetto alla superficie.
Le peculiari caratteristiche fisico climatiche della dolina hanno permesso la sopravvivenza di specie vegetali che hanno fatto la loro comparsa sull’altipiano carsico nel periodo post glaciale.
Esse sono quindi scomparse dall’altopiano in conseguenza dell’aumento della temperatura, resistendo però sul fondo delle doline e nel Carso montano. Una delle specie arboree che si può incontrare in questi ambienti è il carpino bianco (Carpinus betulus) che normalmente non è presente sull’altopiano carsico essendo molto sensibile ai periodi di siccità.
Nel sottobosco è presente l’asaro (Asarum europaeum). Queste due specie insieme danno il nome all’associazione vegetale propria della dolina: Asaro-Carpinetum betuli. Nel sottobosco sono presenti il dente di cane (Erythronium dens-canis), l’orobo primaticcio (Lathyrus vernus), l’anemone bianca (Ainemonides nemorosa), l’anemolo aquilegino (Isopyrum thalictroides) e la scilla silvestre (Scilla bifolia).

IL CARSO MONTANO
Le specie raccolte in questa parte del giardino botanico sono rappresentative del Carso più interno e più alto in cui il clima fresco e la maggior piovosità consentono lo sviluppo delle faggete. Queste condizioni di freschezza e umidità sono state ricreate all’interno del giardino utilizzando, lungo il versante meridionale della dolina esposto a nord, un sistema di canalette e vaschette comunicanti. L’evaporazione dal basso provoca un raffreddamento negli strati superiori del terreno consentendo la presenza di specie come il rododendro (Rhododendron hirsutum), il rododendro nano (Rhodotamnus chamaecistus), il camedrio alpino (Dryas octopetala), Primula carniolica e Scopolia carniolica.

IL POZZO CARSICO

Il fondo della dolina ospita, sul versante meridionale, un pozzo il cui ingresso, ampio e pressoché circolare (7m x 7m), lascia intravedere le pareti verticali che sprofondano fino ad un ripiano posto a 17 metri di profondità. La cavità segue, nel complesso, uno sviluppo abbastanza articolato raggiungendo una profondità complessiva di 39,5 metri. 
La presenza di questo pozzo contribuisce ad incrementare il fenomeno dell’inversione termica in quanto costituisce, all’interno della dolina stessa, un’ulteriore trappola di aria fredda ed umida.
Lo sviluppo della vegetazione segue in queste cavità un gradiente di temperatura, luminosità ed umidità. Così all’imboccatura dominano fanerogame sciafile e specie presenti nel sottobosco ombroso delle doline. Al di sotto di questa fascia seguono le felci, come la lingua di cervo (Asplenium scolopendrium subsp. scolopendrium). Scendendo ancora si trovano i muschi tra i quali abbondante è Thamnium alopecurum, seguiti a maggiore profondità soltanto da patine di alghe verdi e azzurre.

LO STAGNO

Una delle particolarità dell’ambiente carsico è la quasi totale assenza di acque superficiali. 
Questa condizione è dovuta principalmente alla permeabilità del substrato roccioso riccamente fessurato. L’acqua quindi, scorre preferenzialmente lungo percorsi sotterranei, lasciando la superficie priva di ambienti acquatici.
Le principali eccezioni sono costituite dai Laghi di Pietrarossa e di Doberdò, nel Carso isontino, e dal torrente Rosandra in provincia di Trieste. Gli stagni, piccole depressioni del terreno in cui la raccolta di acqua piovana veniva agevolata con l’apporto di materiale argilloso, erano utilizzati per l’abbeveraggio e per l’approvvigionamento idrico delle popolazioni.
È difficile definire una zonizzazione della vegetazione che interessa questi corpi d’acqua, poiché varia notevolmente in base alla struttura, profondità ed esposizione dello stagno. Essi sono importanti stazioni di sosta (stepping stones) che collegano fra loro le zone umide, consentendo alle specie igrofile gli spostamenti fungendo quindi da corridoi ecologici (Nimis et al., 2006).
Nel sistema degli stagni presenti a Carsiana è possibile ammirare specie igrofile caratteristiche di questi ambienti come l’acoro falso (Limniris pseudacorus), ed il senecio (Jacobaea paludosa subsp. paludosa) che occupano la fascia soggetta ad emersione ed immersione. Le sponde invece ospitano i giunchi (Juncus inflexus e Juncus articulatus). Nella zona centrale si possono ammirare le specie a foglie natanti come la ninfea (Nymphaea alba) ed il nannufero (Nuphar lutea).

COLLABORAZIONI
Carsiana, assieme agli altri Orti e Giardini botanici, è chiamata oggi a svolgere la funzione fondamentale di contribuire alla conservazione della biodiversità, mediante la conservazione – e, auspicabilmente, la moltiplicazione – “in ed ex situ” delle specie più rare e minacciate. A tal fine è in fase di costituzione una rete con le altre strutture gestite dal Servizio Biodiversità della Regione (ad esempio il Vivaio Volpares), con altre strutture presenti in Regione ma anche con altri Giardini e Orti botanici d’Italia e d’Europa.

Il Giardino Botanico Carsiana collabora anche con il Centro Didattico Naturalistico di Basovizza, struttura regionale dedicata all’educazione ambientale e gestita dal Corpo Forestale Regionale. L’offerta delle due strutture è complementare e sinergica; la collaborazione riguarda principalmente l’organizzazione di eventi culturali e didattici aventi ad oggetto la conoscenza e la promozione del territorio e della sua biodiversità, ma anche la realizzazione di materiali divulgativi e didattici.

Il Giardino Botanico si avvia ad essere anche luogo di ricerca, sperimentazione e studio mediante collaborazioni con le Università. Un primo filone di indagine sarà verificare se la spontanea diffusione all’interno del giardino di plantule di Daphne laureola, Laurus nobilis, Quercus ilex sia in qualche modo legata al cambiamento climatico.

Testi e immagini: Società cooperativa Rogos

dettaglio della landa carsica con specie Iris illyrica subsp. cengialti (foto Tina Klanjšček)

Centaurea rupestris (foto Tina Klanjšček)

Eryngium amethystinum con farfalla Hamearis lucina (foto Tina Klanjšček)


GALLERIA FOTOGRAFICA PIANTE

Gentiana Cruciata
genziana minore

Linum Flavum
lino giallo

Rosa Pimpinellifolia
rosa di macchia

Tanacetum Corymbosum
cola grande

Asplenium Trichomanes
erba rugginina

Carsiana
veduta

erica carnea
erica carnicina

lathyrus pratensis
cicerchia dei prati

saponaria officinalis
saponaria

mercurialis perennis
mercorella bastarda

paeonia officinalis
peonia selvatica

pseudofumaria alba
coridali pallida

epimedium alpinum
epimedio alpino

saxifraga hostii
sassifraga di host

hacquetia epipactis
elleborina verde

aquilegia nigricans
aquilegia ghiandolosa

genziana
di esculapio

aquilegia vulgaris
aquilegia comune

geranium nodosum
geranio nodoso

buphthalmum salicifolium
asteroide salicina

dryopteris flix mas
felce maschio

digitalis grandiflora
digitale grande gialla

carduus defloratus
cardo deflorato

geranium macrorrhizum
geranio odoroso

petasite paradoxus
petasite

pozza
stagnante

saxifraga cuneifolia
sassifraga a foglie cuneate

luzula sylvatica
erba lucciolina

felce
maschio e femmina

asplenium scolopendrium
lingua cervina

polypodium interjectum
polipodio sottile


pungitopo

cephalanthera longifolia
elleborina bianca

percorso Carsiana
boscaglia

Carsiana
spaccatura

stagno carsiana
ninfeee

stagno
Carsiana

daphne laureola
erba laurina

fragaria vesca
fragola

cardamine emmeaphyllos
dentaria a nove foglie

pulmonaria officinalis
polmonaria

lamium orvala
orvala

veratrum nigrum
veratro nero

viburnum tinus
laurotino

pulsatilla montana
pulsatilla

eryngium amethystinum
calcatreppola ametistina

cyanus triunfettii
fiordaliso di trionfetti

securigera varia
erba ginestrina

campanula persicifolia
campanelle

vinca minor
pervinca minore

carpinus betulus
carpino bianco

astragalus monspessulanus
vecciarino rosato

helichrysum italicum
elicriso

prunica granatum
melograno

erica
arborea

rubia peregrina
robbia selvatica

myrtus communis
mirto

sedum rupestre
borracina rupestre

sedum album
borracina bianca

salvia officinalis
salvia

sempervivum tectorum
semprevivo

cistus salvifolius brentine
cisto femmina

Carsiana piante
legenda

giardino
mediterraneo

rosa sempervirens
rosa di san giovanni

rosmarino
cespuglio

teucrium flavum
querciola maggiore

anthyllis vulneraria
vulneraria

cephalaria leucantha
vedovina di teste bianche

euphorbia characias
euforbia adriatica

asparagus officinalis
asparago officinale

acer monspessulanum
acero trilobo

galatella linosyris
spilli d’oro

crataegus monogyna
biancospino

Carsiana
boscaglia

Carsiana
sentiero

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