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Personaggi famosi a Trieste: Deganutti, leader del POT

Trieste non annovera solo personaggi famosi nello sport, nello spettacolo o nelle arti. E’ doveroso citare anche un personaggio scomodo, che ha lasciato una lunga scia di attentati a persone e cose.

«Sono un perseguitato politico». Lo ha affermato più volte Gerardo Deganutti, 61 anni, licenza media superiore, tatuaggi su tutto il corpo, fronte compresa. E’ libero dal 2006 per effetto dell’indulto. Da quel giorno sta accumulando condanne e denunce. Secondo la procura ha inviato una lettera con un proiettile il presidente della Regione Renzo Tondo e a quello del Consiglio Eduard Ballaman; ha preso a schiaffi due assessori della giunta Illy, Roberto Cosolini e Michela Del Piero: ha minacciato Alessandro Guerra, il sindaco Roberto Dipiazza, sindacalisti ed esponenti di comunità religiose.

Ma chi è Gerardo Deganutti? Ecco cosa dice di sé

Sui giornali Gerardo Deganutti viene definito come leader della P.O.T.:
ti riconosci in questo? Chi è veramente Deganutti e che cosa è la P.O.T., se esiste?

Sì, sono una persona che si è prodigata per l’autonomia di Trieste sin dagli anni 70, prima che esistessero la Lega Nord e i vari gruppuscoli autonomistici poi alleati per forza di cose alla partitocrazia, quindi un antesignano della separazione del capoluogo Giuliano dal Friuli. La POT, Prima Organizzazione Triestina, è ciò che si prefigge il P.R.E. Partito Riformista Europeo, invertendo o mutando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Nei tuoi precedenti penali ci sono una serie di incendi, minacce, aggressioni, intimidazioni epistolari. Vuoi raccontare la tua storia? Dove hai scontato le condanne precedenti e che cosa simboleggiano e significano i tatuaggi che hai sul corpo?

Non solo, attentati con armi da fuoco e quant’altro a personaggi politici pubblici regionali, nazionali, padri della costituente (Andreotti-Kossiga-Napolitano), in seguito politici nazionali della cosiddetta seconda Repubblica. Sto scontando un ergastolo a rate pur avendo tutti i gradi di giudizio ancora da definire. La mia è una storia particolare che si può riassumere in trent’anni di cronaca giudiziaria politica. Ho scontato le mie condanne in vari penitenziari compreso quello di Gaeta. I tatuaggi fanno parte della mia personalità e tutti riconducono a un ricordo, quindi ho almeno 400 ricordi significativi, ma a dire il vero ne ho molti di più anche se non tutti tatuati.

Dicono che sei un mitomane, che cosa ne pensi?

Mi è già accaduto per l’incendio al tribunale di Trieste per cui non mi fa difetto. Mi hanno apostrofato in vari modi: megalomane, prezzolato, squilibrato, eccetera. L’importante è che io sappia chi sono, gli epiteti lasciano lo spazio che trovano.

Hai un difensore di fiducia per questi ultimi fatti, oppure ti affidi ad una difesa d’ufficio?

Di solito revoco il mandato ai legali che mi vengono nominati d’ufficio, mi difendo da solo, tra l’altro questa cosa non è contemplata dal nostro codice. Questa volta invece ho designato la senatrice e sottosegretario alla salute nonché vice ministro Maria Elisabetta Alberti Casellati del foro di Padova. Anche lei è stata fatta oggetto di missive allarmistiche e minatorie, quindi è sottinteso che non accetterà l’incarico, ma desidero dimostrare la mia estraneità ai fatti e sono aduso ormai a venire additato per ogni complicazione.

Come ti definiresti?

Sono prigioniero del mio personaggio intellettuale e d’azione, regista e protagonista di me stesso perché ho sempre cercato di disgregare la continuità delle parti rompendo gli equilibri sin da quando sono stato accusato di costituzione di banda armata, associazione eversiva e sovversiva, fatti per i quali sono stato assolto al processo dopo dieci anni e dopo aver trascorso due anni di isolamento. Sono stato anche accusato di un omicidio politico a Trieste.

Hai parenti o famigliari che ti seguono?

Per quello che possono ex-moglie, figlio, madre, ai quali comunque non chiedo nulla e ai quali non dico nulla nemmeno di ciò che mi accade qui come in altri istituti, siano essi carceri o ospedali psichiatrici, dove la diagnosi indica che sono incompatibile con la galera, ma non vi sono gli estremi per internarmi al manicomio criminale.

Prendi o assumi terapie? Se sì, puoi indicarne il tipo?

Mi attengo alla privacy e non intendo rispondere sui fatti personali, sono fatti personali.

Come trascorri le tue giornate?

Ho molti impegni intellettuali, culturali: scrivo ai quotidiani, compongo saggi di psichiatria, psicologia, filosofia. Il liceo classico mi ha aperto molti orizzonti, non ristretti.

Quanti e quali carceri hai girato e quanti anni di galera hai scontato?

Fino ad ora ho già scontato circa sedici anni e mezzo.

Da quali fonti prendi spunti che poi ti inducono a gesti come quelli che fai?

Non ho fonti ma ideali, faccio parte di una generazione che non ha rimorsi o rimpianti.

Alla fine ti sei dimostrato innocuo, però sei già stato condannato per gesti dimostrativi che hanno procurato allarme: ne è valsa la pena?

Ne è valsa la pena, ma i fatti si dovevano compiere e dovevano concludersi diversamente.

Cosa vorresti dire alla gente e perché?

Alla gente non ho nulla da dire, la plebe non merita di venire erudita.

Oltre ai reati per i quali sei detenuto, c’è il rischio che si aggiungano anche quelli di provocato allarme e minacce gravi. Eventualmente perché questo accanimento nei confronti dei politici?

Il mio accanimento non è rivolto solo verso i politici, magistrati, giornalisti, forze dell’ordine, imprenditori, capitalisti, sindacalisti, operai, riciclati della prima repubblica, concussi, corrotti, finanzieri, speculatori, tangentisti, bancarottieri e quanti ci hanno portato al baratro per inerzia e interessi personali materiali, corporativi, lobby, piduisti, rotariani, masse e popolo pusillanime.

Deganutti

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