Veneto, Sicilia, Piemonte e Lombardia riaprono il 4 maggio, FVG virtuosa ma incerta

L’idea di scaglionare le fasi di individuale non accoglie molti consensi in quanto discriminerebbe la popolazione anziana già provata fisicamente e psicologicamente. La fase 2 dovrà considerare le differenze tra le regioni. Parola di Fabrizio Starace, membro della task force di Colao.

“Ripartire prima possibile? Io non dico prima possibile, la cosa fondamentale con cui tutti si misurano è il quando, credo invece che un dato centrale sia il come”. Così all’ANSA Fabrizio Starace, membro della task force di Colao. “Nel ‘come’ ci sono tutte le misure che devono essere assunte per garantire la popolazione in generale. Ma il come deve confrontarsi con le situazioni molto differenziate che ci sono sul territorio nazionale, anche rispetto alla tenuta del settore sanitario e sociale. Su questo si gioca la vera partita nella fase 2 e in quelle successive”. Nel ‘come’ – ha ribadito Starace – ci sono tutte le misure che devono essere assunte per garantire alla popolazione in generale, e ai gruppi che saranno coinvolti nella ripresa, il massimo delle protezioni per non dare luogo alla diffusione dell’epidemia”. “Le misure? Quelle riportate dalla stampa sono sostanzialmente le tematiche generali, sulle quali non dobbiamo tanto dare risposte ma stabilire uno scenario di riferimento sulla base delle conoscenze attuali – afferma Starace -. Riaperture scaglionate? Tutte le ipotesi vengono attentamente vagliate”.

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IL VENETO -“Se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico, dal 4 maggio o anche prima si può aprire con tutto”. Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, aggiungendo che “dal 4 maggio dobbiamo essere tutti pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con il mondo delle parti sociali e quello dei datori di lavoro. A me risulta che questo lavoro si stia facendo a livello nazionale con questa prospettiva. Non escludo che alcune attività possono essere anche messe in una griglia di partenza, magari, un po’ prima. Immagino che la dead line sia il 4 maggio”. Il vero tema oggi – si è chiesto – “è tener tutto chiuso e morire in attesa che il virus se ne vada oppure puntare alla convivenza. A Wuhan è stato deciso di convivere e di aprire perchè oltre un certo limite non è più sostenibile, sempre fatto salve le indicazioni del mondo scientifico. So per certo che il Comitato scientifico ha dato già le indicazioni, adesso attendiamo la risposta”. “Noi – ha concluso – abbiamo completato il nostro master plan per la riapertura, abbiamo voluto scrivere delle regole che siano uguali per tutte. Le affronteremo domani pomeriggio con l’assessore regionale alla sanità con le parti sociali e con il mondo datoriale, assieme agli altri assessori regionali, e lì proporrà la nostra bozza”.

IL PIEMONTE – “Abbiamo bisogno di ripartire e di farlo in sicurezza. Questo significa che dovremo imparare a convivere col coronavirus e con le misure necessarie a contenerlo”. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, interviene così nel dibattito sulla Fase 2. “Il Politecnico di Torino e gli atenei piemontesi hanno elaborato linee guida che potranno aiutare il Piemonte a farlo. Testeremo questa possibilità, nei prossimi giorni, con alcune aziende e realtà del nostro territorio e metteremo questa esperienza a disposizione del Paese”. “Il nostro Paese ha bisogno di ripartire, ne hanno bisogno le nostre aziende, le nostre famiglie, i nostri territori. Questa è una consapevolezza che tutti abbiamo, ma è anche necessario non abbassare la guardia nei confronti di questo virus e dei suoi rischi di propagazione. Rischi che purtroppo non si sono ancora esauriti”, aggiunge Cirio. Per questo, sottolinea, “il Piemonte sta lavorando da settimane con il sistema produttivo e i rappresentanti degli enti locali al modo per avviare un progressivo ritorno alla normalità. O, meglio, a quella che sarà una nuova “normalità”. Una sfida complessa per tutti, ma anche l’unico modo per ricominciare”. “Parlare di normalità sarebbe imprudente, ma credo che il 4 maggio si possa iniziare una nuova normalità”. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, parla così della Fase 2. “Aspettare a braccia conserte che il virus se ne vada per ripartire come prima è il più grande errore che si possa fare – aggiunge in una video intervista all’ANSA -. Attrezzarci in questa fase di coda del virus epidemico per ripartire con una nuova normalità per ripartire in sicurezza è il grande sforzo di responsabilità e di lungimiranza che la politica tutta deve fare”.

LA SICILIA – “Il premier Conte ha chiesto alle Regioni di condividere con i ministeri competenti eventuali scelte di anticipare riaperture di attività. Valutiamo l’ipotesi che lo Stato propenda di andare oltre al 3 maggio, mentre la nostra posizione è che non si può andare oltre a quella data, perché in Sicilia ci troviamo in una condizione epidemiologica diversa da quella di altre regioni. Ecco perché nel pomeriggio il presidente Musumeci incontra il comitato tecnico-scientifico regionale”. Così l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, all’Assemblea siciliana.

LA LOMBARDIA – Sulla stessa linea anche il governatore della Lombardia Fontana. “Ieri ho avuto un colloquio telefonico con il ministro Boccia e con lui abbiamo già iniziato a discutere di quelle che possono essere le modalità di riapertura e mi ha anticipato che sabato o domenica ci sarà la cabina di regia per parlare della riapertura del Paese”. Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana a SkyTg24. Quanto alla riapertura di aziende e attività produttive, “non competono a noi” e su “tutte le attività produttive decide esclusivamente il governo” e quindi “dovrò ascoltare quello che fa il governo”, ha concluso assicurando di non aver mai avuto “pressioni” sulla riapertura da parte del leader della Lega Matteo Salvini. “Assisto disgustato a molteplici azioni di gigantesca deformazione della realtà e di sciacallaggio politico e mediatico”. Così l’assessore lombardo Giulio Gallera su Fb dopo gli attacchi dell’opposizione e la lettura dei giornali che lo hanno “amareggiato”. “Abbiamo vissuto qualcosa di pazzesco Ci siamo trovati a dover prendere decisioni immediate per problemi giganteschi. Senza consultare un avvocato, scegliendo sempre per salvare la vita alle persone. Il senno di poi è un gioco facile per chi è rimasto a guardare. Noi eravamo in trincea, e lo siamo ancora”. Nel suo lungo post, Gallera ha ripercorso quanto avvenuto dal 20 febbraio, cioè da quando si è scoperto che a Codogno un paziente che non era stato in Cina era risultato positivo al Coronavirus, per affrontare “la più grande emergenza sanitaria che la Lombardia abbia mai vissuto”.” Abbiamo dovuto prendere decisioni difficili in tempi ristretti ma bisognava salvare la vita alle persone. Trovare un respiratore o una Cpap per far respirare chi non ce la faceva più – ha elencato – recuperare mascherine e camici per i nostri operatori sanitari, fare in modo che le autoambulanze trovassero un pronto soccorso dove portare i pazienti e una barella su cui sdraiare chi soffriva, organizzare le visite domiciliare” e così via. I dati “sono in miglioramento”, ma non è finita.”Io continuo il mio lavoro con immutata determinazione e motivazione – ha aggiunto – e guardo con distacco a quanti ‘col senno di poi’ dalle comode scrivanie o dai divani di casa sputano sentenze e veleno. Noi siamo stati e siamo in trincea e non agiamo ne abbiamo mai agito per compiacere i ‘professori del giorno dopo’ ma sempre e solo per soffocare la diffusione del Coronavirus e salvare la vita ai lombardi”.

Nulla trapela per ora riguardo alla fase 2 del Friuli Venezia Giulia, una delle regioni più virtuose e pure più caute nell’abbracciare l’ipotesi del “liberi tutti”.


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