Sit-in e comizio davanti al Coroneo: “Poliziotti morti? Dei mercenari”

Sit-in e comizio davanti al carcere triestino di un gruppo anarchico, che verte principalmente sul fatto di sangue del mese scorso quando due agenti sono stati freddati in Questura. Naturalmente, le frasi ad effetto non potevano essere ‘benevoli’ nei confronti della Polizia. Una ragazza legge il seguente proclama:
“Qualcuno dice che di fronte a fatti del genere si sta zitti perché delle vite umane sono state uccise. Che solo la voce di Stato si deve sentire. Ma questo a noi non ci sta bene. Non ci sta bene perché noi le lacrime per i due poliziotti uccisi non le versiamo”.
L’omicidio “scuote” la decina di manifestanti, certo. Ma loro vogliono anche capire “le cause sociali che portano a fatti del genere”, cioè a crivellare di colpi due agenti. “I due caduti hanno deciso di impugnare le armi servendo lo Stato – continua la capopopolo – La loro era una scelta consapevole. C’è chi lo fa per lo stipendio, chi perché crede di dare una mano, chi vuole un minimo di potere. Sono caduti facendo quello che facevano: cioè un servizio che danneggia la libertà. Imponendo con la forza delle leggi di altri, i quali sfruttano questi loro servizi e attraverso di essi sfruttano le masse assoggettate di ignoranti”.

Il proclama prosegue sotto gli occhi un po’ increduli dei passanti. E sono parole pesanti. Secondo il gruppo di anarchici, Pierluigi Rotta e Matteo Demenego avrebbero svolto “un lavoro da mercenari”. “Non tutti hanno scelto di comprare i fiori da portare sulla scalinata della questura, simbolo dell’oppressione”. E ancora: “Le persone che muoiono lungo i nostri confini, in carcere, gli ultimi, non meritano lo stesso dolore e rabbia?”.

La Digos sta indagando sul fatto.

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