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Nasce la Fondazione Narodni dom, sarà proprietaria dell’edificio

Il capitale iniziale della Fondazione Narodni dom sarà di 100 mila euro. Il consiglio di amministrazione avrà inizialmente otto membri. Nei prossimi giorni, l’Associazione slovena per la cultura e l’economia e il Consiglio delle organizzazioni slovene istituiranno formalmente la Fondazione Narodni dom, che diventerà il proprietario di questo simbolico edificio storico per gli sloveni nel centro di Trieste. Il documento di fondazione con lo statuto sarà firmato dai presidenti delle organizzazioni per le minoranze Ksenija Dobrila e Walter Bandelj davanti al notaio Damjan Hledet, e il consiglio di amministrazione della fondazione avrà inizialmente otto membri.

Le organizzazioni nomineranno ciascuna tre membri e un membro ciascuno degli stati italiano e sloveno: Roma sarà rappresentata da un rappresentante del Ministero dell’Interno e Lubiana un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri o Consolato Generale a Trieste. Il capitale iniziale della fondazione sarà di 100 mila euro, che sarà ugualmente contribuito da SSO e SKGZ. Il Consiglio di Sorveglianza sarà nominato dal governo italiano e la Fondazione (per la quale il consiglio regionale della SKGZ ha dato il via libera) avrà carattere statale, vale a dire un’entità legale che opera sotto la supervisione di Roma. Per consegnare il Narodni agli sloveni, il parlamento italiano dovrà modificare l’articolo 19 della legge sulla protezione della minoranza slovena.

Lingua slovena sul territorio, varianti e tutele

Nel Friuli Venezia Giulia si parlano sei dialetti sloveni diversi tra loro: il dialetto carsico che è il più vicino alla koinè e i cinque dialetti della Slavia friulana che appaiono piuttosto divergenti, con un alto grado di arcaicità (specialmente il resiano) e una certa infiltrazione di friulanismi, pur non formando una lingua autonoma e indipendente dallo sloveno. Prima della legge 482/99 erano riconosciute e tutelate solo le popolazione slovene di Trieste e Gorizia che godevano, grazie a clausole contenute in accordi internazionali firmati nel 1946, di scuole nella loro lingua. Nel 1972 una richiesta di un gruppo di sloveni di San Leonardo (Udine) di istituire un corso facoltativo di lingua slovena, venne negata dalle autorità italiane. Dal 1984 in Provincia di Udine, Comune di San Pietro al Natisone, esiste una scuola bilingue italiano-sloveno, istituita inizialmente come scuola privata per iniziativa di alcuni sloveni, ora scuola statale. Nella provincia di Udine (Videmska Pokrajina) i comuni in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono i seguenti, per un totale di 21: Attimis, Cividale del Friuli, Drenchia, Faedis, Grimacco, Lusevera, Malborghetto-Valbruna, Montenars, Nimis, Pontebba, Prepotto, Pulfero, Resia, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna, Taipana, Tarcento, Tarvisio e Torreano; in questi comuni si parlano delle varianti linguistiche locali di matrice slovena come quelle delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale, oltre al resiano parlato in Val Resia. I comuni in provincia di Gorizia in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono Gorizia, Cormons, Doberdò del Lago, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Floriano del Collio, Savogna d’Isonzo e Sagrado. I comuni in provincia di Trieste in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono Trieste, Duino Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e Muggia.

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