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La Lingua dei Segni, Russo: norma di civiltà attesa 20 anni

alfabeto lingua dei segni

Riceviamo il seguente comunicato:

“La legge che riconosce piena dignità alla lingua dei segni italiana arriva con almeno vent’anni di ritardo. Oggi, infatti, noi presentiamo una norma di civiltà, provando a cancellare la vergogna di vivere nell’ultimo paese in Europa che non ha ancora una legge che riconosca pienamente i diritti essenziali delle persone sorde in particolare di quelle segnanti”. Lo dice il senatore del Pd Francesco Russo, relatore del provvedimento sulla LIS, intervenuto nell’Aula di Palazzo Madama.
“Con questa norma – ha proseguito Russo – l’Italia chiede scusa e prova ad abbattere una barriera che nega ancora a tanti, nel 2017, il pieno diritto di cittadinanza.
La legge fa un grande passo, sottolineando la necessità di offrire servizi di qualità mettendo il nostro Paese al passo con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’assemblea Generale dell’Onu nel 2006, riconoscendo il ruolo della Lingua dei Segni ‘come forma di comunicazione, come mezzo di inclusione, come garanzia di libertà di accesso alle informazioni, come strumento di educazione, infine come espressione di identità culturale’. Questo provvedimento ribadisce l’impegno della Repubblica ad utilizzare tutti i canali comunicativi e linguistici, la sottotitolazione, le nuove tecnologie, i servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile, per eliminare tutte le barriere alla comprensione ed alla comunicazione e per promuovere la piena inclusione scolastica e universitaria, l’accessibilità ai luoghi di lavoro, alle strutture preposte alla salute, al patrimonio storico artistico e culturale, ai trasporti, alle strutture ed ai servizi della Pubblica Amministrazione.
Diciamolo con assoluta chiarezza. Il richiamo alla LIS non è in alcun modo in contraddizione con la consapevolezza che il presente e sempre più il futuro di chi nasce con ipoacusia anche nelle forme di sordità profonde è e dovrà essere sempre più quello di tendere alla padronanza della lingua parlata e scritta. Il principio fondante di questa legge è la libertà di scelta, delle persone sorde e delle loro famiglie. L’obiettivo che abbiamo perseguito è quello di allargare le opportunità, non certo di ridurle. Ed è evidente dalla lettura di ciascuno degli articoli del provvedimento. Ma lo voglio dire con precisione: chiunque pensi che riconoscere la LIS significhi imporla anche a chi ha scelto altri percorsi può davvero essere certo che non è così, non solo perché sarebbe contrario a questa legge e alla Costituzione, ma perché l’obiettivo del nostro lavoro va esattamente – conclude Russo – nella direzione opposta”.

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