Il Prosecco rosè non s’ha da fare! L’Associazione triestina Prosekar blocca gli eretici

Cattivo risultato economico di quest’anno dello spumante più venduto al mondo. Il Coronavirus, la minaccia di Trump di eliminare lo spumante e la divergenza tra viticoltori protetti e garantiti dalla zona collinare delle contee di Conegliano, Valdobbiadene e Asolo, e i coltivatori industriali di pianura hanno bloccato la rapida crescita del DOC dopo aver acquisito il marchio. Questo ha raggiunto il picco lo scorso anno con la penetrazione di 600 milioni di bottiglie sul mercato mondiale del per quasi 3 miliardi di euro di fatturato.

Non possono contare su così tanti numeri in quest’anno. Ecco perché il Consorzio Prosecco DOC ha prodotto il con spumante rosa. La nuova offerta dovrebbe bypassare le limitazioni.

Ma si sono dimenticati del Carso e di Prosecco, un villaggio il cui nome è stato usato per raggiungere i loro attuali accordi da miliardi di dollari. L’Associazione degli agricoltori, l’Associazione vitivinicola del Carso e l’Associazione hanno presentato un’obiezione alla proposta di modifica del disciplinare del Prosecco DOC e all’introduzione del Prosecco Rosè. Ciò ha posto fine alla procedura pianificata. Il Rosè quindi scatena la del Prosecco tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. «E’ giunto il momento di farci rispettare, per questo abbiamo bloccato l’iter di approvazione del disciplinare», annunciano Franc Fabec e Edi Bukavec, rispettivamente presidente e direttore a Trieste dell’Associazione agricoltori, ente di categoria che rappresenta 700 soci. In mano hanno le sei pagine con le osservazioni depositate martedì al Ministero delle politiche agrarie e forestali. Un atto di guerra, il loro: molti imprenditori trevigiani hanno già annunciato il sold out per le nuove rosate, già proposte al mercato. Attendevano i codici per l’imbottigliamento tra fine luglio e i primi di agosto, adesso il meccanismo si è inceppato e le botti in cantina restano piene. Per capire la guerra in corso, bisogna fare un salto indietro di undici anni. Nel 2009 per impedire che si coltivasse «Prosecco» in tutto il mondo, si diede all’uva il nome di «». Da allora, si possono commercializzare le bottiglie di «Prosecco» solo per l’uva Glera coltivata sulle nove province della Doc tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Si uscì dal Veneto perché a Trieste c’è un villaggio, che si chiama Prosecco, che ha legittimato un «nome» che nel Trevigiano non aveva radici nella toponomastica locale. Fu fondata anche la Prosecco Doc Trieste. Oggi nella ridente località del Carso si produce appunto un vino di qualità, chiamato Prosekar.

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