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Sviluppo e futuro di Trieste – Intervista al presidente di Assemblea Popolare, Vito Potenza

Vito Potenza Assemblea Popolare Porto vecchio Trieste

Vito Potenza, attuale presidente dell’associazione “Assemblea Popolare- Assembly Project” risponde ad alcune nostre domande sul futuro della nostra città e del porto, quindi sulle potenzialità ancora inespresse della Zona Franca Internazionale.


Sig. Potenza, prima di approfondire l’argomento che sta a lei caro, siamo curiosi di conoscere le ultime novità giunte di recente alla ribalta cittadina; sappiamo che in questi giorni incombono nuovamente dei provvedimenti giudiziari relativi alle vicende di 6 anni fa, quando un gruppo nutrito di manifestanti pro-punti franchi presidiava l’ingresso del Porto Vecchio di Trieste. Cosa sta succedendo di preciso?

Il 10 febbraio 2014, circa 400 manifestanti, dopo anni di lotte per la difesa dei Punti Franchi e del Porto Libero di Trieste avevano presidiato per protesta dalle 15 a mezzanotte, sotto una fitta pioggia invernale, due varchi di accesso allo scalo di Trieste.
Le istanze dei partecipanti erano quello di richiedere la chiusura del Punto Franco Nord, che era stato aperto al Traffico veicolare con una bretella “cittadina” illegale.
I 70 ettari del cosiddetto (impropriamente) “Porto Vecchio”, sono zona extra territoriale, ossia non soggetta a giurisdizione dello Stato italiano, in virtù del Trattato di Pace del 1947, accordo attualmente parte integrante dell’ordinamento italiano in virtù del Decreto 1430 del 1947, perfettamente in vigore!
I 70 ettari di Porto vecchio, il quale ha al suo interno delle zone speciali, nelle quali le merci possono essere trasformate in prodotto finito ed esportate estero su estero. E possono pure vedere l’insediamento di imprese di natura finanziaria, le quali potrebbero godere di un abbattimento fiscale sugli utili sino al 50%.

Risultato di questa battaglia per il bene della nostra città: 19 cittadini di Trieste che richiedevano la messa in pristino di tutte queste specialità, attraverso una pacifica protesta, si trovarono indagati dal PM Federico Frezza, che inviò degli avvisi di garanzia e li mise sotto processo per anni condannandoli a svariati mesi di carcere.
Il 24 di novembre si svolgerà la fase d’appello di questo processo politico, nonostante ci siano delle forti affermazioni dalla classe politica e dirigente italiana sulle medesime istanze portate avanti dagli indipendentisti sin dal 2012.

Notizia dell’ultim’ora e che il processo è stato rinviato al 4 di marzo del 2021. Evidentemente l’intento era quello di interrompere la prescrizione e di abbattere le istanze indipendentiste, tenendole “sotto scacco” con la spada di Damocle dei processi.
In tutto questo quello che sembra incredibile è che il primo d’ottobre in Consiglio regionale è stata presentata una mozione, la n.200, la quale richiedeva alla giunta di attivarsi presso il Governo centrale di Roma e le istituzioni Europee, per attivare l’extra doganalità del nostro Porto Libero e di tute le specialità economiche derivanti dal Decreto 1430 del 1947. In sintesi con un colpo di coda la classe politica locale si è insediata sul Podio della questione, lasciando a noi il patibolo, senza nemmeno un segnale di solidarietà nei nostri confronti. In gergo si direbbe “Cornuti e Mazziati..”


Ha un appello da fare ai cittadini di Trieste?

Alla cittadinanza suggerirei di seguire da vicino gli sviluppi delle azioni dell’Assemblea Popolare, informandosi adeguatamente sui temi che vengono trattati, in quanto su questi argomenti si giocherà il futuro di questa città nei prossimi anni.
Già dal processo del 4 marzo ci saranno delle importanti ed inedite novità.


Come intende procedere Assembly Project per valorizzare le risorse della città? Quali sono le strategie del movimento indipendentista?

L’ho sottolineato più volte, noi non siamo indipendentisti, ma chiediamo il rispetto delle leggi internazionali in “primis” ed italiane in “secundis”. L’indipendenza di Trieste è stata sancita dall’ONU con la 16ma Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, altri hanno deciso per noi, e noi seguiamo solamente le leggi cogenti che ne derivano che sino a prova contraria, sono l’unico strumento che ci consente d’esercitare la democrazia; in caso contrario dobbiamo iniziare a pensare ad altre forme di governo d’infausta memoria.

Per rispondere alla domanda: la strategia e quella di ottenere tutto ciò che le leggi impongono, niente di più niente di meno. Risposta banale, ma vi assicuro che, per assurdo, l’esecuzione di tutto questo risulta complicatissima!


Non pensa che questa sia una battaglia impari? Cosa le dà la forza di lottare così strenuamente da diversi anni?

La battaglia è sicuramente impari, però credo che esista un equilibrio di forze che a breve si stabilizzerà.
In buona sostanza la non-applicazione integrale del Trattato di Pace, fa sì che a Trieste la Seconda Guerra Mondiale debba concludersi. Se ciò non accadrà, visti i nuovi interessi geopolitici, economici e militari mondiali, il nostro Territorio potrà vivere preoccupanti situazioni.
La forza di lottare da tanti anni, proviene dalla consapevolezza che tematiche di questo tipo hanno bisogno di un ampio spazio temporale per sortire qualche effetto.


Nel 2013 gli indipendentisti e simpatizzanti a Trieste avevano raggiunto un numero notevole, si parla di più di 8.000 persone. Dopo la diaspora degli anni successivi, pensa di riuscire a ricompattare queste anime disilluse?

La grande partecipazione del 2013 è avvenuta su un’onda emotiva, dovuta alla novità del momento. Nell’istante in cui la Magistratura italiana si è mossa inoltrando più di 50 avvisi di garanzia per 2 manifestazioni pacifiche. Lì siamo entrati nel vivo della battaglia per Trieste. Era evidente che non tutti erano disposti a sacrifici così importanti. Poi alcune mosse minori han fatto si che si creassero altre divisioni. Resistere a lungo termine è la vera via per ottenere un risultato importante in queste lotte. Arrivati i risultati sono certo che ci sarà un riavvicinamento di tante persone che al momento sono disilluse dall’argomento.


Da anni si parla della nomina di un governatore quale passo fondamentale per concretizzare il Territorio Libero di Trieste. A che punto siamo?

Il Territorio Libero tecnicamente è già concretizzato, in virtù dell’allegato VII del Trattato di Pace e della 16ma Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Purtroppo la mala amministrazione del Governo Italiano (non lo Stato, che ha riconosciuto tutti gli obblighi assunti) non ci consente di attivare le nostre istituzioni e conseguentemente i benefici economici e sociali che da esso deriverebbero.


Lo sport, lo sappiamo, è il miglior veicolo di comunicazione e di amicizia tra i popoli. Lei ha “creato” dal nulla una squadra di calcio con il nome storico “Libertas”. Quali sono gli obiettivi?

Lo sport è il miglior veicolo per comunicare un messaggio. La Libertas era la squadra dove militava “Il Paron” prima di approdare alla Triestina, la squadra del Territorio Libero di Trieste.
L’obiettivo è quello di approdare nei circuiti internazionali dei paesi non riconosciuti. Una vetrina importante che ci consentirà di mettere a conoscenza della comunità internazionale il nostro argomento.


Ora passiamo al porto. Zeno D’Agostino è il presidente dello scalo triestino più amato degli ultimi decenni. Sappiamo anche che il suo ruolo, per gli indipendentisti, non è legittimo. Ci spiega nel dettaglio la questione?

La questione è molto semplice: un Porto Libero ed Internazionale non può essere gestito da una singola Autorità Portuale che fa gli interessi di uno Stato unico. Infatti all’allegato VIII del TdP (strumento per la gestione del Porto di Trieste) è prevista una Commissione Internazionale, composta da più stati. E il Presidente di questa commissione sarà un membro del Territorio Libero di Trieste. Inoltre a all’Allegato VIII all’art 18 si sostiene che il direttore del Porto, non potrà essere un italiano.


Ultima domanda: chi sono per lei, i nemici di Trieste?

I veri nemici di Trieste sono gli abitanti di Trieste che sono stati tenuti nell’oscurità per anni da una classe politica che li ha depistati su tematiche basilari per lo sviluppo di questo Territorio. Ma confido in un pronto risveglio e allora non ce ne sarà più per nessuno.

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