Viaggio Venezia-Trieste : Quando Pasquale Revoltella incontrò Domenico Rossetti

Un giorno del 1807 la madre di Pasquale Revoltella vendette quel poco che le rimaneva ancora e col ricavato si decise di trasferirsi definitivamente a Trieste.
Era il 1807. Napoleone dominava sull’Europa e stava per giungere a Venezia. Si notavano i preparativi dei grandiosi festeggiamenti con archi di trionfo, esposizioni di bandiere e arazzi storiati, fiori, luminarie e addobbamenti di ogni genere.

Pasquale Revoltella giovane con la madre e Domenico Rossetti

Il racconto è del dott. De Goracuchi, medico personale e confidente del barone Revoltella, cui si devono alcuni manoscritti molto dettagliati:

“A Mestre si salí sulla diligenza proveniente da Padova. La spesa dell’intero viaggio fu di circa 2,50 franchi. Via mare, Venezia-Trieste, il viaggio sarebbe costato di meno ma mia madre era sofferente e non se la sentiva di salire su quelle barcacce traballanti. Il postiglione era un brav’uomo, energico ed allegro. Gli stava accanto un ragazzo di qualche anno piú di me. I cavalli correvano forte attraverso le polverose strade del Veneto. Sostammo a Treviso, Conegliano, Sacile, Codroipo, Palmanova e Cervignano.
Rimasi molto impressionato di quel mio primo viaggio. Dopo una breve sosta in una locanda di campagna per il cambio dei cavalli ed una modesta colazione, riprendemmo il nostro viaggio. Dopo un poco mi addormentai profondamente, mentre la diligenza proseguiva la sua corsa.
Quando mi svegliai, il veicolo aveva da poco attraversato l’Isonzo, il bel fiume del goriziano, carico di azzurro, e s’inerpicava su per il monte Falcone.
Non appena la diligenza giunse in cima al monte, uno dei viaggiatori pregò il postiglione di fermarsi un poco. Aveva bisogno di sgranchirsi gli arti intorpiditi nelle lunghe ore di scomodo viaggio. Era un signore triestino sulla trentina, straordinariamente colto, ch’era salito sul veicolo a Treviso.
Fu una buona occasione per ammirare il vasto panorama del golfo triestino dall’alto. Soffiava un’arietta gradevole, fuggente verso il mare increspato, di un bel colore verde smeraldo chiazzato di blú e di altre tinte alquanto pallide. Il nostro compagno di viaggio volle farci da Cicerone. Conosceva bene i luoghi e la loro storia, ed era un piacere ascoltarlo.”

Continua così il racconto del dott. Goracuchi, dalle parole stesse di Revoltella, sul fortunato incontro durante il suo viaggio che gli cambiò la vita:

“Penso – ci disse – che un triestino non possa fare a meno di visitare Venezia. Abbiamo lo stesso idioma dei veneziati e siamo sottomessi al medesimo padrone imperiale. La visione di tante bellezze storiche non si dimentica piú: piazza San Marco si presenta come un lussuoso salone internazionale in cui convengono le genti di tutti i paesi del mondo per inebriarsi di arte, di suoni e di luci. Dove è possibile trovare una basilica, un palazzo ducale, delle procuratie ed altre cose stupende come quelle che abbelliscono detta piazza?
Dove trovare una laguna ricca di palazzi, di canali, di chiese, di ponticelli e di ritrovi di ogni genere? Venezia è veramente una città metafisica destinata a vivere nell’eternità, ed io l’adoro”.
A mia madre spuntarono due grosse lacrime. Era intenerita e stentava a parlare. La sua Venezia l’aveva proprio in fondo al cuore e, nonostante tutte le avversità, non sapeva staccarsene. Seppe dire però alcune parole che mi rimasero impresse piú che nella mente, nel cuore: “Lei, caro signore, ha ragione di parlare cosí bene della mia Venezia, ma non conosce la sua parte brutta, il profondo contrasto tra una ricchezza sfrontata e la miseria piú nera della gente del popolo. Solo i ricchi vengono a Venezia da lontano o da vicino per cullarsi nelle gondole e vivere nel sogno e nell’incantesimo di una città dorata. Noi siamo poveri ed abbiamo molto sofferto ad abitarci. Ora stiamo correndo verso Trieste in cerca di fortuna. Ho udito parlare assai bene dell’Emporio triestino è spero di trovarvi una buona sistemazione”.
Il nostro compagno di viaggio ascoltava mia madre alquanto commosso, ed a tratti si volgeva verso di me con un sorriso amichevole e incoraggiante. Aggiunse di chiamarsi Domenico Rossetti, e che a Trieste avrebbe potuto aiutarci a trovare la via per migliorare le nostre condizioni di vita. Mia madre lo ringraziò con effusione e prese nota del suo recapito triestino ».

“Trieste – continuò a dire il Rossetti – è piú antica di quanto non si possa immaginare. Sembra che gli antichi argonauti, fuggendo dai colchi ai quali avevano rubato il vello d’oro, dopo molte peripezie giunsero in questi paraggi e vi stanziarono. Furono pertanto i greci i primi abitanti della zona e i fondatori di Trieste. Questo pensiero non è mio, ma di Plinio.
Effettivamente, Trieste, sin dalla sua antica origine, non fu mai barbara. La sua elevata civiltà l’ebbe dai greci. La radice di Trieste è greca. La sua gente ha nel sangue e nell’indole il germe degli antenati greci.
Si racconta che Pitagora, in uno dei tanti viaggi istruttivi nell’alto Adriatico, naufragò proprio nel golfo triestino e fu salvato a stento con tutti i suoi discepoli e la figlia Myia dai discendenti degli argonauti.
Il luogo era incantevole, quasi magico, gli abitanti evoluti ed ospitali. Le donne erano affascinanti, come divinità dell’Olimpo.
Indossavano una veste di lana trapunta d’oro, alla maniera greca, e le lunghe trecce di un biondo pallido scendevano per il corpo fino al ginocchio.
I pitagorici, eccetto Pitagora che dovette rientrare nei giardini di Crotone per la scuola, s’erano innamorati del posto e vi stanziarono. Myia si confuse con le argonaute ed iniziò subito le lezioni delle nuove danze apprese in Magna Grecia. In tal modo il territorio triestino divenne doppiamente greco. La vita scorreva felice fra musiche e danze, nelle radure dei boschi o lungo la costa. Non occorrevano sforzi per avere il cibo. I boschi erano ricchi di selvaggina e di frutti, e le acque del mare rigurgitavano di pesci. Il Carso ed i fianchi dei monti erano nell’insieme una immensa foresta, e il Farneto tutto un groviglio di querce e di rampicanti.

Continua la lettura sul barone Pasquale Revoltella nei seguenti articoli:

Villa Revoltella – La guida

Il testamento del barone Pasquale Revoltella – Testo integrale da manoscritto

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