L’alabarda di Trieste non è un’alabarda ma spiedo “alla furlana”
L’alabarda di Trieste non è un’alabarda vera e propria perché la sua forma non ha la caratteristica scure laterale tipica di quest’arma, ma corrisponde invece a uno spiedo alla furlana (o a una corsesca/lancia), un’arma inastata con una punta centrale e dei barbigli o lame laterali ricurve
Caratteristiche dell’oggetto
– Manca la scure: L’alabarda classica è un’arma bianca formata da una punta e da una corta scure laterale. L’emblema di Trieste ne è privo.
– La forma a spiedo: Il reperto conservato nel tesoro della Cattedrale di San Giusto assomiglia a uno spiedo o a una lancia, storicamente noto negli statuti medievali come la lancia di San Sergio.
– Il nome tradizionale: Il termine “alabarda” è un uso popolare e tradizionale consolidato nei secoli, sebbene i documenti antichi e la morfologia del reperto indichino un altro tipo di arma
La leggenda dello stemma di Trieste si intreccia indissolubilmente con il martirio di San Sergio, un ufficiale romano vissuto tra il III e il IV secolo d.C..
Il patto e la promessa
Sergio era un tribuno militare della XV Legione Apollinare di stanza a Tergeste (l’antica Trieste), dove si convertì segretamente al cristianesimo. Quando la sua fede venne scoperta dalle autorità imperiali, il soldato fu richiamato in Oriente per essere processato e subire le persecuzioni anticristiane.
Prima di partire, salutando i compagni di fede triestini in lacrime, Sergio fece una promessa solenne: se fosse stato condannato a morte per la sua fede, avrebbe inviato loro un segno celeste per testimoniare il suo martirio e la verità del messaggio cristiano.
Il miracolo dal cielo
Sergio fu condotto in Siria, dove subì torture atroci (tra cui camminare con calzari foderati di chiodi interni) e venne infine decapitato il 7 ottobre del 303 d.C. nella città di Resafa.
Nello stesso identico momento, a Trieste, sotto un cielo completamente limpido, un’arma inastata (la lancia di San Sergio) cadde miracolosamente dal cielo piovendo direttamente sulla piazza del Foro romano, sul colle di San Giusto. I fedeli compresero immediatamente che il segno promesso era arrivato: raccolsero l’arma, la custodirono come una reliquia sacra e, nel corso dei secoli, la elessero a simbolo della comunità e stemma ufficiale della città.
Le proprietà mistiche della reliquia
Il legame con la leggenda è rafforzato da alcune credenze popolari nate attorno all’oggetto reale conservato nel Tesoro della Cattedrale di San Giusto.
Inattaccabile dalla ruggine: Tradizionalmente si riteneva che il ferro dell’alabarda non potesse arrugginire, quasi a sottolineare la sua natura divina.
Rifiuto dell’oro: La leggenda narra anche che il metallo “rifiutasse” la doratura, non permettendo a nessun metallo prezioso di attecchire sulla sua superficie originaria.















