Petrolio, il terribile attentato alla Siot di Trieste

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Una storia nata nel 1964 lunga 753 km, che parte dal punto più settentrionale del mare Adriatico, il porto di Trieste, e arriva fin nel cuore dell’Europa, in Baviera: è l’oleodotto transalpino della Siot (Gruppo Tal) che ogni anno porta milioni di tonnellate di greggio in Germania, Austria e Repubblica Ceca.

Il record è stato nel 2021: 41,4 milioni di tonnellate.

Se, in tutti questi decenni, la Baviera è riuscita a trasformarsi da regione prevalentemente agricola in una delle aree a più forte sviluppo industriale dell’Occidente (se fosse un Paese autonomo, potrebbe entrare tranquillamente in un ipotetico G20 mondiale), lo si deve anche all’energia che quest’opera di ingegneria realizzata in soli mille giorni (dal 9 dicembre 1964 al giugno 1967) è riuscita a garantire con continuità e affidabilità in questo mezzo secolo. Basti pensare che in 50 anni ha trasportato 1,4 miliardi di tonnellate di greggio, pari al consumo di petrolio di cinque anni di tutta l’Ue o al consumo italiano di 20 anni.

Vogliamo in tale occasione ricordare anche il terribile attentato del 1972 per opera dei Fedayyn palestinesi

L’attentato all’oleodotto della SIOT è stato un attacco terroristico palestinese compiuto il 4 agosto 1972 a San Dorligo della Valle (Trieste). L’azione fu pianificata ed eseguita dall’organizzazione Settembre Nero, la stessa che un mese più tardi avrebbe compiuto il massacro alle Olimpiadi di Monaco.
Nelle prime ore del mattino, un commando di terroristi attivò delle cariche esplosive piazzate su quattro grandi serbatoi di petrolio greggio situati nella frazione di Mattonaia. Tre serbatoi presero immediatamente fuoco, scatenando un incendio colossale noto storicamente come “Il grande fuoco”.
La quarta bomba esplose ma non riuscì a incendiare il rispettivo serbatoio a causa di un difetto tecnico o di posizionamento.
L’incendio bruciò per giorni, oscurando parzialmente il cielo di Trieste e delle zone limitrofe con una densa coltre di fumo nero. L’evento nefasto non si trasformò in catastrofe grazie al tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e all’assenza del vento che avrebbe potuto spingere le fiamme e i gas tossici verso le aree più abitate. La mancanza di pioggia ha salvato la città pure dall’annerimento.

Impatto e Conseguenze

Ambito Descrizione
Danni Ambientali L’evento è considerato uno dei più gravi disastri ecologici del Friuli Venezia Giulia, con tonnellate di idrocarburi bruciate o riversate nel terreno.
Impatto Economico La SIOT (Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino) subì danni miliardari (in lire dell’epoca) per la perdita del greggio e il ripristino delle infrastrutture di stoccaggio.
Geopolitica L’attentato evidenziò la vulnerabilità energetica dell’Europa e portò l’Italia al centro delle dinamiche del terrorismo internazionale legato al conflitto arabo-israeliano.

I dettagli delle indagini, dei processi e dei retroscena politici legati a questa vicenda sono stati ampiamente documentati dal giornalista Giuliano Sadar nel libro-inchiesta “Il grande fuoco – 4 agosto 1972: l’attentato all’oleodotto di Trieste”.

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