Yacht “A” sequestrato a Trieste, ora lo Stato italiano deve pagare pure il tagliando
Si parlerà in futuro del sequestro più oneroso della storia. Il super-yacht “A” dell’armatore bielorusso Melnichenko, fermo da 4 anni nel nostro specchio di mare, è un pozzo senza fondo di spese a carico dello Stato italiano.
Lo yacht a vela lungo 142 metri denominato “A” attribuito ad Andrej Melnichenko è trattenuto e ormeggiato a Trieste dall’11 marzo 2022 in seguito alle sanzioni legate all’invasione russa dell’Ucraina.
La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione all’Italia sul fatto che lo Stato può trattenere il superyacht in attesa di chiarire la proprietà effettiva, pur restando aperta la questione se la barca sia davvero riconducibile all’imprenditore o alle sue strutture societarie/trust.
Dettagli tecnici e storici sullo yacht
Lunghezza: 142 metri; è descritto come il più grande yacht a vela del mondo.
Progettazione e costo di costruzione: varato nel 2015, progettato da Philippe Starck e costato circa 530 milioni di euro.
Caratteristiche: tre alberi rotanti in carbonio, superficie velica vicino ai 4.000 m²; gli alberi sono alti come un palazzo di 8 piani; scafo con vernice speciale color argento; dimensioni dello scafo paragonabili a metà di un campo di calcio.
Aspetti economici e spese per l’Italia
Spese giornaliere di mantenimento riportate: circa 24.600 euro al giorno, ovvero circa 9 milioni di euro l’anno.
Spesa totale stimata: l’articolo indica che il costo per l’Italia sale a circa 40 milioni di euro complessivi e avverte che, con ulteriori sviluppi (es. lavori e manutenzioni), la cifra potrebbe arrivare fino a circa 50 milioni.
Motivazione dei costi aggiuntivi: è necessario un tagliando (manutenzione/controllo) entro gennaio; non eseguire la manutenzione obbligherebbe a portare la nave in secco (dry dock), operazione ancora più costosa.
Gestione dei lavori e problemi logistici
Gare e appalti: imprese specializzate di Trieste e Genova si sono candidate per partecipare alla gara per i lavori.
Problema pratico: dopo il tagliando la nave potrebbe dover restare nel porto dove si svolgeranno i lavori; porti come Trieste o Genova sono però riluttanti a ospitare stabilmente il colosso per timore di responsabilità e di danni che poi andrebbero pagati al presunto proprietario.
Tutela del bene: le autorità devono conservare lo yacht in condizioni perfette per evitare richieste di risarcimento.
Questioni di proprietà e complessità legali
La proprietà effettiva è controversa: le autorità italiane ritengono la barca riconducibile a Melnichenko, ma esistono strutture societarie e trust con sedi in diversi paesi che complicano l’attribuzione definitiva.
La Corte di Giustizia Europea ha ritenuto legittimo il congelamento/trattenimento dei beni se è dimostrata la riconducibilità agli oligarchi sanzionati; resta però la complessità pratica della prova della proprietà.
Contesto politico e reazioni
Il ministro Matteo Salvini è citato con un commento critico sull’onere finanziario per gli italiani (“Quanti soldi sta costando agli italiani, non ai russi… Noi per fare un danno ai russi stiamo pagando con i soldi degli italiani”), esprimendo preoccupazione per il costo a carico dello Stato.
Ironia locale: a Trieste si avverte un tono caustico/ironico (definito “caso raro di sanzioni contro se stessi”) per la contraddizione che lo Stato che impone la sanzione deve poi sostenere la spesa del bene sequestrato.
Situazione europea: l’Italia non è l’unico Paese con yacht trattenuti; vengono citati altri casi in Europa (es. Germania e lo yacht Dilbar), mostrando un problema diffuso per le autorità che hanno bloccato imbarcazioni presumibilmente riconducibili a proprietari russi.
La vicenda diventa “infinita” e piena di ricorsi giudiziari, con molte pratiche burocratiche e spese che continuano ad accumularsi.
Anche se l’Italia ha ottenuto una vittoria giudiziaria temporanea, restano dubbi pratici, economici e legali sulla reale proprietà e sull’onere finanziario per lo Stato.













