Trieste e il problema dei ciclisti indisciplinati, ma i pedoni sono peggio ancora
Ricordate l’esilarante battuta del celebre film di Benigni “Johnny Stecchino” dove si dice che a Palermo il problema principale è il traffico? Detta a Trieste invece, non fa assolutamente ridere. Il traffico viene sentito nella nostra città come una funesta malattia. In realtà, se paragonato alle grandi città, diventa cosa ridicola. Il triestino considera “traffico” anche l’automobile singola che procede rispettando il Codice della Strada, quindi sotto i 50 Km/h e lì dove necessita, anche sotto i 30 Km/h. Veicolo che genera traffico per antonomasia è una vecchia Fiat Panda guidata dal pensionato con il cappello. Essendo Trieste la città delle contraddizioni, viene redarguito pure chi procede troppo “allegramente”, purché si parli di un altro (non vale mai per se stessi). La sosta vietata non è vietata, e diventa addirittura obbligatoria nelle ore serali/notturne. I motociclisti sono una razza a parte: non dovendo rispettare le linee di mezzeria, generano un traffico alternativo e indipendente a quello automobilistico. Se per le 4 ruote il Codice della Strada è un optional, per le 2 ruote è un nemico giurato.
I ciclisti, invece, rappresentano una fauna estranea, non appartenente alla città. A Trieste non esistevano (quasi) le biciclette nelle vie del centro, se tralasciamo il periodo dell’Austerity (1973). Solo di recente, s’è innescata la passione per questo mezzo così pericoloso. Attrezzatura professionale obbligatoria, abbigliamento adeguato, i novelli Gimondi inforcano i pedali sfrecciando tra le automobili a rischio della loro vita. Sono odiati praticamente da tutti. Odiati forse perché sono considerati “alternativi”, o probabilmente perché non rispettano i semafori. Ma serpeggia il dubbio che si tratti di invidia: gli atleti del pedale fanno sport e uniscono questa disciplina low cost agli spostamenti. Hanno le loro piste ciclabili, perennemente occupate da pedoni sprezzanti del pericolo, veicoli in sosta selvaggia e transenne per accogliere i crocieristi.
I pedoni invece rappresentano la maggioranza silenziosa, quelli che non trovano mezzi pubblici adeguati per i loro spostamenti. A volte percorrono poche decine di metri in centro per lo shopping, e a volte coprono distanze ragguardevoli, affollando le vie cittadine nelle ore di punta. Gli attraversamenti sono il loro punto di forza: sentendosi al riparo dalle contravvenzioni, decidono in maniera del tutto arbitraria se rispettare il rosso al semaforo oppure no. Con altrettanta temerarietà, attraversano le strade ad alto scorrimento senza preoccuparsi dell’arrivo dei veicoli. Ricevono per questo, quotidianamente, anatemi e maledizioni dagli automobilisti.
Questi “problemi” fanno sorridere, se confrontati con quelli più gravi – vedi risse, accoltellamenti, rapine, furti all’ordine del giorno – ma i triestini, se devono rischiare la vita, preferiscono farlo “avendo ragione”.













