Luciano Bronzi, el tranvier: omaggio alla memoria di un grande cabarettista
Luciano Bronzi è stato uno dei più grandi e amati giganti del cabaret e della comicità di Trieste, pur essendo triestino d’adozione. Nonostante le origini toscane ha saputo incarnare alla perfezione l’essenza più profonda e dissacrante della “triestinità”.
Ecco le tappe fondamentali della sua straordinaria storia:
Dai bus dell’ACT al palcoscenico
Nato a San Giovanni Valdarno (Arezzo) il 5 novembre 1939, Bronzi si trasferisce a Trieste dove per anni lavora come autista di autobus per l’ACT (la storica azienda di trasporti locali). La svolta artistica avviene nel 1970 proprio a Trieste, grazie all’incontro ravvicinato con il celebre attore Oreste Lionello, che intuendone lo straordinario potenziale lo incoraggia a intraprendere la carriera di cabarettista.
La gavetta e l’esplosione della popolarità
I primi anni sono fatti di una lunga e intensa gavetta tra teatrini aziendali, osterie tipiche e night club della città. La svolta mediatica arriva alla fine degli anni ’70 grazie alle emittenti private locali, in particolare a Telequattro, che lo lancia verso una grandissima popolarità a livello regionale. Nella popolare trasmissione “Il Pinguino”, conduttore il rimpianto Marco Luchetta, era “zio Luciano”, e faceva volteggiare i bambini presenti in studio, che esclamavano a turno: “anche a me mi piace di volare!”
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- Nel gennaio del 1979 incide storiche registrazioni dal vivo come “L’imbriago sul bus” e “The Cucer Episode”, che diventeranno cult assoluti.
- Nel 1981 realizza una fortunata tournée in Australia, esibendosi con enorme successo davanti alle comunità di italiani e triestini all’estero.
- Al suo rientro in Italia calca i palchi dei templi del cabaret nazionale, come il mitico Derby Club di Milano e la “Cantina del cabaret” di Genova.
Lo stile e i tormentoni
Il suo successo si deve alla capacità di pescare a piene mani dal quotidiano triestino, portando in scena i personaggi tipici delle osterie e delle strade. Tra i suoi capisaldi stilistici si ricordano:
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- Le caricature del “vegia” (il vecchio triestino brontolone) e dell’“imbriagon” (l’ubriaco).
- Monologhi fulminanti scritti in dialetto e canzoni ironiche, su tutte il suo cavallo di battaglia musicale “La Marisa”, di cui compose parole e musica.
- La fondazione del gruppo comico “Gli Osimanti”.
- La pubblicazione a fascicoli e audiocassette della fortunata raccolta di barzellette “A Trieste se ridi cussì” (edita nel 1988 e poi stampata da Luglio Editore), diventata un pezzo da collezione nelle case di moltissimi triestini.
Gli ultimi anni e il mito della “falsa morte”
Negli anni ’90 Bronzi approda anche sulle reti Mediaset partecipando alla trasmissione La sai l’ultima?.
Un curioso aneddoto legato alla sua vita riguarda la falsa notizia del suo decesso pubblicata erroneamente dal quotidiano locale Il Piccolo sul finire del Novecento; un macroscopico errore giornalistico a cui Bronzi rispose con la sua solita, graffiante ironia, scherzandoci su nei suoi sketch successivi.
Luciano Bronzi si è spento l’8 marzo 2009 a causa di una crisi cardiaca, lasciando un vuoto incolmabile nella memoria storica del teatro comico e del folklore di Trieste.













