Turismo a Trieste: da tappa verso la Croazia a destinazione finale

Per lungo tempo, tagliata fuori dai grandi flussi turistici tradizionali a causa della sua posizione geografica di “finestra sull’Est” durante e dopo la Guerra Fredda, la città è rimasta un porto commerciale e (poco) industriale. Con la caduta dei confini e l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, la barriera psicologica e fisica attorno a Trieste ha iniziato a dissolversi. La letteratura e i media hanno riscoperto il fascino decadente e raffinato dei suoi caffè storici, del molo Audace e di Piazza Unità. La città ha investito sulla valorizzazione della propria unicità: un crogiolo di culture, religioni e storie diverse (italiana, slovena, austriaca ebraica e centroeuropea).

Il boom turistico e la riqualificazione
Negli ultimi dieci anni la percezione di Trieste è mutata drasticamente, come confermato dagli operatori del settore e da Federalberghi: i viaggiatori non la usano più solo per “andare in Croazia”, ma pianificano soggiorni dedicati.

Riqualificazione del waterfront: il recupero delle zone portuali e delle Rive ha reso la città più vivibile e attraente per i visitatori.
Turismo lento e culturale: mostre d’arte di livello internazionale, il richiamo della Barcolana (la regata velica più grande del mondo) e il turismo naturalistico (il Carso, la Val Rosandra) hanno destagionalizzato i flussi.
Apertura internazionale: la forte presenza di smart worker, crocieristi e turisti dall’Europa centrale e orientale ha reso Trieste una destinazione cosmopolita e moderna, fiera del proprio passato asburgico ma proiettata nel futuro.

La storia di Trieste è indissolubilmente legata a quella dei suoi caffè storici, che fin dall’Ottocento non sono stati semplici bar, ma veri e propri uffici politici, circoli letterari e rifugi esistenziali. Sotto il dominio dell’Impero Asburgico, il porto franco di Trieste divenne il principale hub per l’importazione del caffè in Europa, trasformando la bevanda in un rito quotidiano e la città in un crocevia di intellettuali da tutto il mondo.

I tre pilastri della letteratura triestina
Tre grandi autori hanno immortalato l’anima della città, consumando inchiostro e caffeina ai tavoli di questi locali:
Italo Svevo: Il padre della coscienza moderna ha raccontato l’alienazione dell’uomo della fin de siècle proprio osservando la borghesia commerciale che popolava i caffè cittadini.


Umberto Saba: Il poeta della “calda vita” triestina, che gestiva la sua celebre libreria antiquaria a pochi passi dai ritrovi del centro, celebrava nei suoi versi la fitta umanità dei vicoli e dei locali.


James Joyce: Lo scrittore irlandese visse a Trieste per oltre un decennio, insegnando inglese, frequentando i bordelli di Cavana e i tavoli dei caffè storici, dove concepì gran parte della sua opera monumentale, l’Ulisse


Gli indirizzi storici della cultura

Ogni caffè della città aveva una sua specifica identità politica, sociale e culturale: 
    • Antico Caffè San Marco: Aperto nel 1914, divenne subito il fulcro degli intellettuali irredentisti ed era frequentato assiduamente da Saba e Svevo. Oggi conserva i suoi splendidi interni in stile Secessione Viennese e ospita una vivace libreria interna. 
    • Caffè Tommaseo: Inaugurato nel 1825, è il caffè più antico di Trieste rimasto in attività. Fu un focolaio del Risorgimento italiano e un salotto raffinato per letterati del calibro di Claudio Magris. 
    • Caffè degli Specchi: Situato nel cuore di Piazza Unità d’Italia, era considerato il “salotto buono” della città. Durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione successiva, divenne il quartier generale delle truppe britanniche e americane. 
    • Pasticceria Pirona: Celebre per i suoi dolci della tradizione asburgica, era il luogo preferito da James Joyce per sorseggiare un bicchiere di vino o un caffè mentre scriveva il suo Ritratto dell’artista da giovane.

Il dizionario del caffè triestino

Ordinare un caffè a Trieste richiede un vocabolario unico che non si usa in nessun’altra parte d’Italia: 
    • Nero: Un normale caffè espresso in tazzina.
    • Capo: Un caffè macchiato caldo in tazzina.
    • Nero in b: Un espresso servito in un piccolo bicchiere di vetro.
    • Capo in b: Un caffè macchiato caldo servito nel bicchiere di vetro (il preferito in assoluto dai triestini). 

Leggi: 27 luglio 1857 inaugurazione della Ferrovia Meridionale a Trieste

Trieste volo di gabbiano

Please follow and like us:
Pin Share

Potrebbero interessarti anche...