Zeno D’Agostino spiega la catastrofe delle materie prime contingentate (video)


Zeno D’Agostino ( di Trieste) spiega in un’ all’emittente televisiva La7, la crisi e l’incombente catastrofe del caro prezzi relativo alle materie prime, alla loro scarsità, e ai problemi internazionali.

“Penso sia noto un po’ a tutti, le materie prime stanno crescendo e chiaramente una logica che ha molto a che fare con quelle che sono le dinamiche di quelle che sono le cosiddette supply chain, le catene di fornitura globale. In questo momento anzi negli ultimi due anni causa covid tutta una serie di criteri di efficienza che c’erano in queste catene sono saltati quindi oggi noi abbiamo un aumento spropositato dei costi del internazionale che poi si vanno chiaramente a riversare sui prezzi che poi paghiamo anche noi direttamente tutti i giorni.

Qui i due temi sono quelli che conoscono tutti sia dall’oil e quindi tutto ciò che ha a che fare con le forniture di questi prodotti e poi quelle materie prime come l’acciaio che è un tema fondamentale perché noi lo vediamo passare non proprio a Trieste ma in altri porti regionali, fa parte di una filiera importante a livello regionale, abbiamo molti laminatoi da queste parti e poi forniscono i componenti per il settore automobilistico piuttosto che per l’elettrodomestico a livello tra l’altro europeo e lì abbiamo avuto delle dinamiche di crescita importante perché mentre la domanda cresce dall’altra parte abbiamo dei contingenti sull’importazione dell’acciaio quindi in questo momento a fronte di una crescita di domanda non abbiamo l’acciaio necessario perché Bruxelles ha posto dei contingenti sull’importazione dell’acciaio.

L’acciaio finisce anche nella filiera delle crostruzioni quindi è chiaro che tutti noi sappiamo che esiste un superbonus 110%, sappiamo che esistono i cantieri che riguardano il PNRR, avremo chiaramente degli aggravi di costo importanti tra l’altro sono già stati segnalati in qualche modo anche dal nostro ministero dei trasporti, al governo e direttamente a Bruxelles. Probabilmente i conti che abbiamo fatto, sulle infrastutture finanziate dal PNRR sono in qualche modo sballati e sballeranno sempre di più, non vorrei che addirittura ci fosse questo conflitto tra Ucraina e Russia perché questo determinerebbe sull’Ucraina che è una delle fonti di approvvigionamento d’acciaio più importanti che abbiamo una crisi importante che porterebbe ad un ulteriore aggravio dei costi.

Il rischio è che le aziende non saranno più in grado di partecipare ai bandi che hanno costruito sui prezzi, sul prezzario che era basato sulle logiche che erano quelle di un anno fa, di un anno e mezzo fa. È cambiato tutto in un anno da questo punto di vista quindi abbiamo un acciaio che costa di più perché comunque la interna all’Europa non è sufficiente rispetto alla domanda che si sta avverando. Bruxelles, che pone dei contingenti sull’importazione dell’acciaio e l’Ucraina è uno dei pochi paesi che non ha questi contingenti, quindi un conflitto che bloccherebbe la produzione o l’esportazione dai porti ucraini verso di noi, sarebbe un bel problema.”

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