Trieste, traffico non ancora ai livelli pre-covid

Dopo il mesto periodo del lockdown, dove la circolazione dei mezzi privati era ridotta al lumicino (complice anche la chiusura dell’area a caldo della Ferriera), a Trieste si respirava finalmente un’aria pulita. Talmente pulita che nessuno (o quasi) la ricordava così. Questo, naturalmente, è l’unico aspetto positivo del brutto periodo dell’emergenza coronavirus.
Nella fase odierna, la circolazione dei veicoli è completamente libera; eppure si avverte un calo significativo del rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo fatto potrebbe derivare dall’acquisita consapevolezza del precedente abuso dei mezzi a 4 ruote, e della riscoperta dei sistemi alternativi di spostamento, più eco-friendly (monopattini, bici elettriche e la semplice deambulazione). In più, la crisi e la recessione dovuta al periodo buio hanno fatto il resto, dove molti hanno perso il lavoro; altri non hanno ancora beneficiato degli ammortizzatori sociali. Insomma, la voglia di fare il “giretto” in auto, dobbiamo dirlo, è un po’ scemata. Pure il comparto automobilistico soffre, con i concessionari in grave perdita; per non parlare delle case automobilistiche. Questo trend però potrebbe non dipendere solo dal periodo di emergenza. Il settore era già decotto molto prima, mentre gli analisti prevedono un futuro (ancora lontano) privo di , almeno come le concepiamo oggi. Molti spostamenti già oggi sono diventati inutili, da quando le video-conferenze e i meeting online hanno preso posto dei rendez-vous “live”. Non c’è più bisogno, come un tempo, di trovarsi fisicamente in un luogo per compiere determinate azioni. Rimane quindi il desiderio di spostarsi per diporto: nonostante tutto, questa voglia nessuno è riuscito a togliercela.

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