Il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976 ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria dei friulani in primis, quelli che hanno subito le perdite più gravi, anche in vite umane. Ma le scosse telluriche si sono avvertite distintamente anche a Trieste – era praticamente impossibile non accorgersene – e ci giunge la testimonianza di Gabriele, un ragazzino all’epoca, che non aveva mai vissuto un’esperienza simile:
“ero seduto alla mia scrivania, intento alla lettura di un libro, quando improvvisamente il pavimento e i muri della casa cominciarono ad oscillare; questo tremore era accompagnato da un rumore sordo, terribile. Tutti gli oggetti sulle mensole tintinnavano, alcuni caddero a terra e si ruppero. Nessuno in casa sapeva ciò che stava avvenendo. I secondi sembravano interminabili. I miei genitori, estremamente allarmati, decisero di uscire subito dall’appartamento, e in pochi minuti tutti gli abitanti del quartiere (Borgo San Sergio) si ritrovarono in strada. «Il terremoto, il terremoto» – gridò qualcuno, e ci guardammo negli occhi tutti quanti, allibiti e increduli. Qualcuno nella fretta scappò di casa in pigiama, e alcuni perfino in mutande: non era il momento giusto per vergognarsi, ma per seguire l’istinto della sopravvivenza. Dopo qualche minuto, finita l’emergenza, i più coraggiosi tornarono nelle loro case. Altri, meno fiduciosi, si accamparono in strada, o in macchina. Solo il giorno dopo capimmo la vera portata del dramma: 1000 morti in Friuli, e paesi completamente distrutti. Trieste è stata risparmiata perché lontana dall’epicentro; alcuni sostennero che, grazie alla peculiarità del sottosuolo carsico, la nostra città sarebbe stata sempre protetta dal sisma.”
Un’altra testimonianza arriva da un ragazzo udinese. Quella sera il giovane Mario Garlatti, allora studente diciottenne, si trovava in camera sua a Udine. Quando arrivò la scossa, aveva appena messo sul piatto del giradischi l’LP dei Pink Floyd «Wish you were here» per registrarne una copia su una cassetta: oltre il giro di chitarra elettrica con cui attacca il brano, il nastro registrò in diretta i rumori del terremoto. Ecco il sonoro originale, con una traccia video di complemento:






