SAP FVG: “Siamo stati tra i primi propositori e tra quelli che considerano necessari i controlli di frontiera e la sospensione del trattato di Schengen, oggi attuata da molte Nazioni europee”
I risultati in termini di rintraccio e arresti di trafficanti di esseri umani che le cronache quasi quotidianamente raccontano sono una prova inconfutabile della loro utilità.
Frutti che sono strumentalmente criticati da una parte politica o da chi pone la questione immigrazione irregolare in maniera prettamente ideologica o magari nutre qualche interesse in essa.
Dopo questa doverosa premessa riteniamo che sia altrettanto necessario rivendicare sicurezza e dignità agli operatori di Polizia oggi impegnati nei suddetti controlli conseguenti alla sospensione del trattato di Schengen.
Già nel novembre 2023 il SAP sosteneva che “per i controlli fissi, sui valichi, servono unità abitative e tensostrutture al fine di dare un rifugio decoroso e sicuro agli operatori di Polizia durante i controlli di Frontiera”.
Rivendicazioni portate avanti dal SAP e che hanno trovato attenzione e soluzione da parte dell’Esecutivo.
Oggi, visto il perdurare di tale provvedimento e in previsione che anche in futuro possano presentarsi situazioni che inducono i Paesi a adottarlo, riteniamo auspicabile che si pensi ad una soluzione logistica meno emergenziale e più strutturale.
L’attuale condizione, che interessa le provincie di Trieste, Gorizia ed Udine, sottopone gli agenti impegnati ai controlli a condizioni climatiche difficili (il gran caldo in estate e il gran freddo in inverno), ma anche all’inalazione dei gas di scarico degli autoveicoli a causa della mancanza di cabine pressurizzate, un tempo in dotazione ed utilizzate.
È necessario quindi che si ragioni su delle postazioni fisse, attrezzate e adeguatamente climatizzate sui valichi di transito, come esistevano un tempo, in modo da consentire ai poliziotti di poter procedere ai controlli previsti dalla sospensione del trattato di Schengen, in un’area sicura per tutti, anche per gli utenti sottoposti al controllo.
Uffici che verrebbero utilizzati esclusivamente durante i periodi di “sospensione” e non andrebbero ad incidere negativamente sul normale transito dei due Paesi e sullo stesso trattato di Schengen.
Reintrodurre strutture/uffici fissi e adeguatamente attrezzati significa dare migliori strumenti ai poliziotti per contrastare l’immigrazione clandestina e i reati in genere, dando loro il giusto diritto di poter operare in sicurezza e in condizioni igienico-sanitarie dignitose senza nulla togliere al concetto di libera circolazione che il trattato di Schengen ha voluto trasmettere.
Lorenzo Tamaro – Segretario Regionale SAP






