Porto Vecchio, impresa collettiva – il dibattito

Trieste Contemporanea diffonde l’invito di UN’ALTRACITTÀ ad intervenire al dibattito:

PORTO VECCHIO, IMPRESA COLLETTIVA
lunedì 2 dicembre dalle ore 17.30
Sala Giubileo, Riva Tre Novembre, 9

Testo:

PORTO VECCHIO, IMPRESA COLLETTIVA
Incontriamoci a partire dal 2 dicembre per costruire insieme un’altra prospettiva di sviluppo di Trieste

Anche in questi giorni abbiamo letto nuovi annunci sulla costituzione della Società di gestione del Porto Vecchio, l’ente che sarà chiamato a gestire la trasformazione di un’area pari a un settimo della città. Dietro ai titoli di giornale, all’immagine dei fantomatici investitori stranieri con la valigetta piena di soldi pronti a investire e al ritornello sul “momento magico” della città, nel dibattito pubblico sul Porto Vecchio si staglia un’assenza ingombrante: quella delle donne e degli uomini che ogni giorno vivono Trieste, con i loro bisogni, le loro aspettative, i loro desideri e le loro paure. Fino ad oggi, l’Amministrazione Comunale non ha inteso informare né tantomeno coinvolgere la cittadinanza su nessuna delle decisioni da prendere e che saranno cruciali per il futuro del Porto Vecchio. Per non parlare della definizione delle strategie di sviluppo di una città di nuovo colpita dalla crisi. Il compito delle istituzioni pubbliche non è quello di lasciare la pianificazione del territori nelle mani degli appetiti del mercato e dei privati. Il loro compito, invece, è quello di disegnare la città intorno ai bisogni dei cittadini. A quale triestino interessa un Porto Vecchio che non sia occasione per creare nuovi posti di lavoro, nuovi spazi verdi e sostenibili per il tempo libero, nuovi luoghi di crescita di socialità e cultura?

Crediamo che la partita del riutilizzo dell’area del Porto Vecchio non possa non tenere conto delle esigenze di una città in calo demografico, costellata da crisi industriali, sempre più slegata tra centro e periferie, nella quale si continua a consumare suolo a fronte di un numero altissimo di edifici inutilizzati. Pensiamo anche che la prospettiva del recupero del Porto Vecchio sia un’occasione storica per riallacciare legami tra Trieste, il suo entroterra naturale e l’Alto Adriatico, in un’ottica di relazioni pacifiche e di cooperazione.

Riteniamo che sia fondamentale, prima ancora di costruire risposte all’altezza delle sfide qui tratteggiate, avere la capacità di porsi le domande giuste. Che relazione si può costruire tra interessi privati e interessi pubblici nel recupero dell’area? Che ricadute avrà questo bilanciamento sull’utilizzo pubblico e sulla riappropriazione collettiva del Porto Vecchio, così come sulla qualità degli spazi pubblici? È possibile immaginare un Porto Vecchio autosufficiente, che concretizzi la transizione ecologica di cui c’è sempre più urgenza? Porto Vecchio sarà verde, a fronte di un centro città asfittico? E che tipo di accessibilità dall’esterno e mobilità interna ci si immagina per quell’area incastonata tra Adriatico e Carso? Sarà favorita la pedonalità e la ciclabilità o sarà l’ennesimo spazio invaso dalle auto? È possibile immaginare usi temporanei dei magazzini che prendano piede in attesa dell’inevitabilmente lungo recupero completo dell’area? Il Porto Vecchio sarà uno spazio in cui l’alta formazione, la ricerca, l’arte e la cultura generano nuove economie? Riuscirà cioè a generare nuova occupazione di qualità? Quale sarà il peso dello sviluppo turistico? E che tipo di residenza si immagina di insediare nell’area, e con quali servizi a supporto della stessa?

Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo elaborato negli ultimi mesi e per le quali riteniamo che le risposte debbano essere frutto di un processo collettivo, di interrogazione e ascolto in città, nei rioni, con gli enti culturali e scientifici, le organizzazioni, le associazioni e i comitati attivi a Trieste, le tante e i tanti che esprimono preoccupazione e speranza per il futuro della città. Sarà un percorso che intercetterà anche tanti buchi neri, quegli spazi incompiuti, abbandonati, sottoutilizzati che costellano la città e che sono il tornaconto di scelte urbanistiche e di sviluppo sbagliate, che hanno impoverito Trieste sottraendole aree verdi (come il Parco della Maddalena), immobili pubblici di pregio (come Palazzo Carciotti), strutture di welfare (come la casa di riposo di San Nazario), o che sono la testimonianza di operazioni che non hanno prodotto la necessaria ricaduta di benefici economico sociali attesi per il territorio, quali la trasformazione di aree ex industriali in zone turistiche nei Comuni di Trieste, Muggia, Duino Aurisina. Anche di questi spazi vorremmo occuparci e prenderci cura con le persone che ogni giorno sono costrette a conviverci.

Il Porto Vecchio, e lo sviluppo di Trieste, sono imprese collettive. Ci stiamo organizzando per ricordarlo a chi attualmente amministra la città e per fare in modo che sempre più persone possano avere voce in capitolo sulle scelte che possono influenzare, positivamente o negativamente, la vita quotidiana delle triestine e dei triestini.

Per questa ragione ci incontreremo a partire dal 2 dicembre, alle ore 17.30 alla Sala Giubileo (Riva 3 Novembre, 9).

[ph. courtesy of LKL©]

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