Popolo della Famiglia di Trieste dice no al divieto di preghiera in chiesa

Trieste, una delle città più laiche del mondo, dove una percentuale importante di abitanti storce il naso quando sente parlare di . Una città dove conta più il vino del Divino, più la birra della mirra. Eppure c’è chi rema controcorrente e vuole difendere l’esercizio della Fede messo in parcheggio dall’emergenza coronavirus. Leggiamo il comunicato del circolo triestino de “Il ”:

Il Popolo della Famiglia di Trieste reagisce negativamente alle nuove disposizioni diramate dal Ministero dell’Interno sulla frequentazione delle chiese: “Leggiamo con grave preoccupazione la nota di risposta del Ministero dell’Interno ai quesiti proposti dalla Conferenza Episcopale Italiana in merito alla frequentazione delle chiese in questo difficile momento. Il capo del dipartimento per le libertà civili, Michele di Bari, comunica a mons. Ivan Maffeis che l’accesso alla chiesa può avvenire solo ‘in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità’ e a patto che ‘la chiesa sia situata lungo il percorso’. Non sono disposizioni accettabili”. Il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, dichiara: “Posso andare liberamente dal tabaccaio a 400 metri da casa mia, ma non a dire una nella chiesa a 300 metri. Questa disposizione è inaccettabile e annuncio fin d’ora disobbedienza civile perché la libertà religiosa è diritto insopprimibile. Rinuncio alla Messa per ordine delle autorità, non al per me essenziale rapporto con Cristo nel tabernacolo”.

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