Polveri dei giorni scorsi sono del Caucaso: conferma da analisi Arpa FVG

Figura 1 – Le sabbie di origine caucasica sono le particelle bianche a forma spigolosa. Nella foto sono visibili anche alcuni granuli di polline in colore marrone chiaro

Le polveri grossolane che hanno investito il Friuli Venezia Giulia e tutto il Nord Est dal 27 al 29 marzo sono con grande probabilità di origine caucasica (figura 1). A questa conclusione sono giunti i tecnici di Arpa che hanno effettuato numerose osservazioni microscopiche, fisiche e biologiche sui campioni di polvere raccolti nello scorso fine settimana.

Come noto, dal 27 al 29 marzo gran parte del Nord Italia è stato coinvolto da un arrivo di masse d’aria da est ricche di polveri sottili che hanno fatto salire i livelli di PM10 ben oltre i valori limite. In Friuli Venezia Giulia le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria hanno registrato medie giornaliere tra 55 e 95 g/m3.

I fenomeni di trasporto di polveri a larga scala non sono una anomalia: mediamente in Friuli Venezia Giulia si assiste al trasporto massivo di sabbie dal Sahara due volte all’anno, riconoscibili anche ad occhio nudo per il colore giallastro.

Nell’episodio di fine marzo le cose sono andate diversamente: ad occhio nudo la polvere appariva come una densa patina color biancastro (avorio), mentre al microscopio era incolore, trasparente, omogenea per dimensioni e forma. Queste prime considerazioni hanno suggerito di svolgere nuovi approfondimenti adottando un approccio integrato: chimico, biologico e fisico.

Le conclusioni sono molto interessanti. Le polveri sono state rinvenute in abbondanza anche nei campioni raccolti per le analisi sui pollini; osservate al microscopio si presentavano di natura cristallina con dimensioni dei granuli tra 2 e 10 micrometri e forma spigolosa tridimensionale. Inoltre, i pollini associati alle polveri presenti sui vetrini presentavano una composizione diversa rispetto a quella tipica di marzo e dei paesi caldi, più simile a quella tipica di ambienti temperato-freddi.

Tutti questi elementi hanno portato alla conclusione che l’episodio di fine marzo sia stato causato dal trasporto di polveri dalle zone caucasiche e come conseguenza dei forti venti di Bora dei giorni precedenti.

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