Partito Animalista e la questione ovovia a Trieste

Il Partito Animalista Italiano, sezione di Trieste, comunica la sua contrarietà alla realizzazione della cavinovia/ovovia a Trieste. Ecco il comunicato:


L’ovovia, un’opera altamente impattante e sconveniente. Fin da quando ero bambino mi sono recato a passeggiare nei boschi antistanti Campo Romano, un piccolo borgo di Opicina, che verrebbe coinvolto totalmente dall’attraversamento degli enormi piloni in cemento armato. La gente del posto è totalmente contraria all’ovovia, vuole solo vivere in pace, nel loro orticello, nel silenzio ai margini del bosco, è un posto tranquillo e tale deve rimanere. Nessuno di loro vorrebbe vedere e sentire un viavai continuo di turisti a bordo di ovetti
Kinder di metallo sospesi su dei piloni enormi a due passi dalle finestre di casa. Il percorso prevede addirittura l’esproprio di una proprietà privata, alcuni saranno costretti a cambiare casa, quelli che non potranno farlo si ritroveranno con una nuova ed ingombrante presenza nella vita quotidiana che diminuirà notevolmente il valore del loro edificio.
Scendendo lungo il versante carsico andrebbe ad attraversare il bosco Bovedo per arrivare a Barcola ed entrare in Porto Vecchio. Il deturpamento ambientale causerebbe danni perenni alla flora ed alla fauna del posto che vedrebbe distrutto il proprio habitat naturale, dato che è previsto il taglio di almeno un migliaio di alberi. Tale deturpamento riguarderebbe aree naturali sottoposte
a vincolo paesaggistico ai sensi della L.1497/39, alcune di queste sono comprese nella rete dei siti Natura 2000 (SIC – ZIC – ZSC) e parte integrante del Parco del Carso.
Il deturpamento paesaggistico includerebbe anche siti ed aree storico – monumentali, come il famosissimo Faro della Vittoria, lo splendido panorama visibile dalla sua cima non sarebbe più lo stesso, ve le immaginate le cartoline del Faro con accanto la bruttura dell’ovovia? Non voglio pensarci.
Ovviamente anche tutti coloro che abitano in Strada del Friuli e dintorni avrebbero gli stessi problemi elencati poc’anzi per quanto riguarda la loro proprietà privata ed il quieto vivere.
La maggior parte dell’opera dovrebbe sorgere su un costone arenario, spesso soggetto a frane e
smottamenti, è un’area a rischio idrogeologico non adatta a grandi costruzioni. Abbiamo il recente
esempio di Strada del Friuli colpita da frane che ne hanno decretato la parziale chiusura a senso alternato con lavori interminabili poco prima di Contovello.
L’ovovia porterebbe alle casse pubbliche un deficit di oltre 100 milioni di euro nel corso della sua vita utile, confrontandola con gli impianti di altre città ( numero di passeggeri per abitante ) si stima che verrebbero staccati non più di un milione di biglietti annui ad essere ottimisti, una cifra ben lontana dai 3,6 milioni di passeggeri all’anno previsti nel progetto. Il ricavo sarebbe di poco superiore al milione di euro, che coprirebbe appena un terzo delle spese di gestione e manutenzione annuali, il resto graverà sulle tasche dei cittadini. Una perdita media di 2,75 milioni di euro all’anno non sono sostenibili.
E’ stata pubblicata in questi giorni una ” Relazione tecnico – scientifica di supporto ai fini della verifica ambientale del percorso per la realizzazione della Cabinovia Metropolitana Trieste – Porto Vecchio – Carso ” da parte dell’Università degli Studi di Trieste, commissionata dal di Trieste a tre docenti universitari del Dipartimento di Scienze della Vita. Il testo semplicemente prende per buone tutte le informazioni fornite dai progettisti, fornendo solo qualche suggerimento per quanto riguarda la gestione di flora e fauna, in particolare l’uccisione dei
cinghiali, e di altre specie che popolano bosco Bovedo.
Vengono solo menzionate due fasce libere da alberi larghe 2,55 metri per la calata dei passeggeri, senza sottolineare la fascia di sicurezza che prevede un esbosco di almeno 14,3 metri, il tutto comporterà l’abbattimento di almeno 1142 alberi per la realizzazione dei sentieri.
Questa Relazione è un concedere al ciò che tanto cercava, una convalida scientifica che permette di derogare la legge, potendo così devastare bosco Bovedo la cui area è compresa in due siti di Natura 2000 protetti a livello comunitario.
Non bisogna dimenticare che tra tutti i fattori negativi c’è anche la bora che durante l’autunno e l’inverno imperversa dall’altipiano alla città. Sono previsti almeno 60 giorni di stop all’anno per causa sua, più altri 18 giorni per la manutenzione obbligatoria. L’ovovia rischia di fare la fine del buon vecchio Ursus che in una giornata particolarmente ventosa ruppe gli ormeggi finendo alla deriva nel Golfo di Trieste.
I 60 milioni forniti dal PNRR potevano essere investiti nella vera sostenibile, e non in un progetto che di sostenibile non ha nulla. Si poteva potenziare il nostro amato di Opicina, si poteva guardare al futuro acquistando autobus elettrici o a idrogeno. Tre anni fa a Milano vidi con
stupore molti autobus ad idrogeno, insieme ai tram milanesi formano una flotta di veicoli ad impatto zero, meno CO2, meno polveri sottili ed aria più respirabile per i cittadini. Perché non può essere fatto anche qua a Trieste?
Concludo affermando che l’avversione al progetto non è affatto una questione politica com’è stato detto da qualcuno in passato, conosco tante persone che alle ultime elezioni comunali hanno votato l’attuale sindaco in carica ed ora sono totalmente contrari alla realizzazione dell’ovovia.
Il Partito Animalista FVG appoggia in tutta totalità il Comitato No Ovovia per impedire la realizzazione di quest’esiziale opera.

Coordinamento provinciale PAI
Marco Di Vincenzo

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