Sulla base delle esperienze di chi ha vissuto per molti decenni a Trieste, possiamo redigere una lista degli atteggiamenti tipici dei triestini
Barcola
Il litorale di Barcola è di fatto un centro polifunzionale per giovani e anziani. Gli abituè marcano il territorio in estate, occupando con svariate supellettili ogni spazio della pineta e del lungomare. Asciugamani, sedie sdraio, tavolini e quant’altro diventano parte del paesaggio. Guai a chi osa usurpare uno spazio occupato abitualmente da altri, in tal caso si scatena una vera e propria guerra. Per accaparrarsi un lembo di territorio è obbligatorio arrivare sul luogo prima dell’alba. I bambini non giocano con secchiello e paletta come nelle comuni spiagge, ma con un martello pneumatico.
Attraversamento pedonale
Contrariamente a quanto accade nel resto d’Europa, l’attraversamento pedonale a Trieste può diventare un vero incubo. Quando il malcapitato pedone tenta di passare, avendone tutti diritti, potrebbe trovarsi in una delle seguenti situazioni:
1) Le automobili sembrano lontanissime: in questo caso il pedone farebbe meglio ad affrettarsi, perché potrebbe spuntare un motociclista a razzo che sovvertirebbe tutti i calcoli;
2) Il traffico è notevole, ma i mezzi procedono lentamente: qui il pedone potrebbe azzardare l’impegno della carreggiata, ma troverebbe quasi sicuramente il buzzurro di turno che tenterebbe di dissuaderlo;
3) Il pedone è in torto marcio: può accadere che il pedone attraversi la strada con il semaforo rosso oppure con uno scatto repentino, sfidando la sorte. Allo strombazzar degli automobilisti inferociti, il reo risponderebbe con un sonoro “magnime el cul”. La risposta dell’automobilista qui diventa ironica: “ciò, te studi per morto?”;
4) Il traffico è intenso e scorrevole: in tal caso il pedone non ha speranze, e farebbe meglio a desistere o cambiare punto di attraversamento.
Al bar
Il bar a Trieste non serve per dissetarsi, ma ha una funzione pseudo-socializzante. I clienti sono abituali, specie nelle zone rionali e periferiche, e non gradiscono la presenza di facce nuove. Il cliente nuovo si sente come un alieno, con cento occhi puntati addosso; chissà cosa ordinerà… Il primo passo falso consiste nel chiedere qualcosa di molto particolare, sconosciuta ai più, tipo un Folonari, un Punt&Mes, un caffé all’americana (orrore puro) o un té all’inglese. Per essere ben accetti bisogna chiedere un “capo in B” o un “nero”, senza eccedere nelle stravaganze, tipo “un capo deca corretto in B senza schiu’ aggiunta pa’”. Nei bar meno centrali ci si può imbattere nel mezzo di un “giro”, dove un gruppo di amici offre a turno un giro appunto di spritz, birre o frizzantini. La devastazione è in agguato, e in breve tempo i partecipanti emetteranno solo sonori grugniti e risa sguaiate. Nessuno avrà il coraggio di affrontarli. Ben diverso è il trattamento che l’avventore riceve nei bar più blasonati del centro città, massime nelle zone turistiche come le Rive; qui sei mister o miss “nessuno”, bevi, paghi e te ne vai completamente inosservato.
Al supermercato
Trieste vanta un numero di supermercati superiore al numero di abitanti. In un quartiere ne potrai trovare tre o quattro, e farai la fila alle casse ovunque. Il rito della spesa, specie dopo il famigerato periodo Covid, è diventato una vera e propria mania per i triestini. È un rito quotidiano, poco intelligente e molto irrazionale, nel timore che questo o quel prodotto in offerta possa sparire dagli scaffali. Alla cassa è vietato scambiare 4 parole con gli addetti, per non ricevere una gragnuola di anatemi da parte degli altri clienti in fila. Anche la merce va posizionata in fretta sul nastro scorrevole, evitando perdite di tempo. In cassa ha fretta anche chi non ha fretta, e la posizione viene conquistata a corse con il carrello e sgomitate.
Schiamazzi notturni
I triestini sono insensibili al diritto del sonno degli altri, ma non per quello proprio. Al rientro da una serata alcolica (e non) gruppi di amici parlano in strada con un volume di voce impensabile, tale da disturbare il vicinato il più possibile. Questa abitudine è considerata addirittura un vanto; in altre epoche i disturbatori avrebbero ricevuto una colata di olio bollente o piombo fuso in testa. Per aggravare la situazione, ci si mette anche il motociclista che percorre le strade a velocità inaudite, con un frastuono da jet supersonico. Sa di certo di farla franca nelle ore notturne quando non ci sono controlli.
I giornali
Nell’era dell’informazione on-line, vedere qualcuno con il giornale sottobraccio o intento alla lettura, è diventato molto raro. Non c’è nulla di più vituperato dei giornali cittadini, che siano cartacei o digitali. La cronaca locale viene sbeffeggiata da tutti; nessuno crede alla veridicità delle notizie, ma tutti le seguono per commentare negativamente. La polemica a Trieste è un’arte necessaria per sopravvivere, in quanto fa dimenticare le proprie disgrazie. I “social” hanno contribuito ad elevare esponenzialmente questa abitudine, distogliendo la gente dalle attività quotidiane. Questo è un fenomeno transgenerazionale.
Abbigliamento
Mentre un tempo chi non era “a bolla” con i parametri standard veniva deriso, oggi vige la libertà totale di vestiario. Dopo aver sdoganato i jeans rotti e sdruciti ora sono possibili anche le combinazioni cromatiche azzardate. Nemmeno in banca, negli uffici pubblici o nei ristoranti è sopravvissuto il famigerato dress-code, retaggio della Belle Epoque. L’orda barbara dei turisti ha invaso le vie cittadine con i sandali abbinati ai calzini, magliette che fungono da improbabile vestito, cappellacci di tutte le sorte e gli immancabili zaini. Manca solo il fiasco di vino.
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