Miti e leggende della prostituzione a Trieste

La storia della prostituzione a Trieste, soprattutto nel periodo a cavallo tra l’Impero Asburgico e l’inizio del Novecento (l’epoca di James Joyce e Italo Svevo), è ricca di elementi che hanno alimentato miti e leggende, specialmente legati al quartiere di Cavana e all’ex Ghetto Ebraico, la storica “zona a luci rosse”.

Sebbene la maggior parte delle informazioni si basi su documenti storici (archivi amministrativi, di polizia, giudiziari), alcune figure e descrizioni hanno assunto un carattere quasi leggendario nel folclore cittadino:

 

1. La Zona Leggendaria di Cavana

 

  • Decadenza e Mistero: Cavana era il cuore dei bordelli (o “case allegre” o, in triestino, casini), che si dice fossero oltre 40 al culmine dell’attività, con centinaia di prostitute. Le strade tortuose e l’atmosfera notturna, descritte a volte con enfasi e disgusto nei documenti dell’epoca come piene di “immoralità” e luoghi di “delitti”, hanno creato l’immagine di un quartiere oscuro e decadente, quasi un luogo a parte.
  • Afflusso e Nazionalità: Era leggendario l’alto numero di prostitute che arrivavano a Trieste, un importante porto e crocevia. Si racconta che provenissero non solo dal Carso e dalla Dalmazia, ma da diverse parti dell’Impero e oltre, contribuendo all’immagine cosmopolita e dissoluta della città.

 

2. Personaggi Quasi Leggendari: “La Muta”

 

Una delle figure più emblematiche e discusse, a cavallo tra storia e leggenda, è “la Muta” di Trieste.

  • Realtà e Folclore: Era una prostituta realmente esistita che ha “fatto la storia della prostituzione triestina” (come riportato da alcune fonti) ed era attiva soprattutto nella zona di Cavana e, a volte, menzionata in relazione a Via del Fortino.
  • Aneddoti: La sua figura è avvolta in aneddoti che la rendono una leggenda locale: si parla della sua longevità nel mestiere (sarebbe morta ultranovantenne), della sua possibile affiliazione politica (Movimento Sociale), e del fatto che a volte offrisse una sorta di “iniziazione” ai giovani. La sua stessa esistenza è stata oggetto di dibattito nei forum cittadini (“leggenda o realmente esistita?”).
  • Altri Soprannomi: Assieme alla “Muta” vengono talvolta menzionati altri soprannomi pittoreschi come “la Bersagliera” o “la Contessa” (quest’ultima nota per vestirsi in modo stravagante in Piazza), che alimentano il folclore di queste figure eccentriche e riconoscibili della vita notturna triestina.

 

3. I Miti Sociali

 

Un mito sociale legato alla prostituzione a Trieste, soprattutto all’inizio del ‘900, riguardava l’antica usanza dei giovani maschi di compiere l’iniziazione sessuale pagando una prostituta. Sebbene documentato altrove come in declino, a Trieste, data la “florida” attività, l’usanza era percepita come una forte consuetudine cittadina.

In generale, i miti e le leggende sulla prostituzione a Trieste tendono a concentrarsi sull’immagine esotica e dissoluta della città portuale austro-ungarica e su figure di donne singolari che, pur provenendo da una realtà di sfruttamento e violenza (come indicato da studi storici più recenti), sono state filtrate dalla memoria popolare fino a diventare personaggi folkloristici.

antiche prostitute - prostituzione a Trieste

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