Migranti a Trieste, ora quasi tutti pakistani: ecco le ragioni

È di ieri la notizia di una sessantina di migranti, (uno dei sempre più numerosi arrivi) fra cui una decina di minorenni, di nazionalità pachistana e afgana, rintracciati dalla Polizia di Frontiera di Trieste e dagli agenti del Commissariato di Muggia (Trieste) tra il comune rivierasco e quello di San Dorligo della Valle. Il rintraccio è avvenuto a più riprese, dalle prime luci dell’alba fino alle prime ore del primo pomeriggio. Tutti sono stati portati a Fernetti per le operazione di fotosegnalamento e per il consueto triage sanitario a cura del personale del 118 chiamato sul posto.

Vediamo di capire perché queste persone lasciano il proprio paese e cercano altro, il dato dei migranti pakistani
La situazione in Pakistan – La situazione del paese islamico è piuttosto complicata. È un paese musulmano moderno, che fa parte delle Nazioni Unite e del Commonwealth ed è una potenza nucleare a tutti gli effetti, è uno stato solido finanziariamente parlando perché la Cina fa grandi investimenti : Cina e Pakistan – alleati contro l’India – e vorrebbero creare una “Nuova via della seta” perché i prodotti cinesi possano arrivare in Occidente attraverso tutta l’Asia. I cinesi hanno in mente di investire in Pakistan 60 miliardi di dollari, per la costruzione soprattutto di infrastrutture come centrali elettriche, strade, porti e aeroporti. Nel 2017 il PIL del Pakistan ha registrato crescita pari al 5,3% e con buone prospettive per i prossimi anni.

Allora perché scappano i pakistani?

La disoccupazione è un problema enorme tanto quanto gli investimenti. Così come la paura degli attentati che colpiscono la popolazione civile perché il paese ha serissimi e gravi conflitti ai suoi confini. A nord c’è la regione del Kashmir che da oltre 70 anni coinvolge il paese in una guerra infinita con l’India. Ad Ovest c’è il confine meridionale dell’Afghanistan, in mano ai talebani che hanno da tempo cominciato a penetrare anche oltre il confine pakistano, assieme a altri gruppi terroristici come Al Qaida e Isis.

E proprio dall’Afghanistan c’è il costante flusso di profughi in fuga dalla parte meridionale in mano ai talebani : più di 1,3 milioni di profughi afghani registrati, a cui vanno aggiunti anche i non registrati, anche loro sul milione. Il governo di Islamabad è in crisi sulla gestione dell’accoglienza anche considerando il fatto che il Pakistan è il quinto stato più popolato del mondo (209.970.000 di abitanti) con una superficie di 796.095 km.

Dove vanno i pakistani in fuga?

I cittadini pakistani hanno poche destinazioni possibili. Partendo da un presupposto: chi vuole avere la protezione internazionale deve chiedere asilo in un paese che la riconosce e che abbia firmato la Convenzione internazionale del 1951 di Ginevra, ed i protocolli di New York del 1967 E non tutte le nazioni del mondo lo hanno fatto. I pakistani in particolari avrebbero 33 destinazioni possibili senza bisogno del visto sul passaporto, perché anche questo è un problema. In realtà le meno complicate sarebbero : Iran che ha firmato la Convenzione di Ginevra ma non i protocolli, l’Iraq ha firmato tutto ma da tempo non rispetta niente; l’Arabia Saudita che non ha firmato nulla; l’Egitto che è in regola con le firme ma la protezione internazionale viene garantita dall’UNCHR che ha poche risorse; la Libia che ha firmato solo delle convenzioni locali e che riconosce lo status di rifugiati solo a iracheni, siriani, palestinesi, curdi, somali, etiopi eritrei e sudanesi.

E poi c’è l’Italia che come molti altri paesi europei garantisce molte forme di accoglienza. Per arrivarci – escluso il viaggio aereo che costa una montagna di soldi e che prevede una documentazione impossibile per un pakistano medio – i profughi pakistani sono costretti a viaggi durissimi via terra che passa dall’Iran e la Turchia, dove si imbarcano. E poi c’è la strada che passa attraverso i Balcani: Bulgaria e Serbia da affrontare in condizioni molto difficili, poi la Bosnia ed infine la Croazia dalla quale riescono ad arrivare in Italia.

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