Meduse giganti a Trieste (bote de mar)

Le splendide creature marine che invadono pacificamente il nostro golfo in questi giorni di aprile rappresentano un vero e proprio spettacolo della . Le meduse giganti (in triestino “bota de mar”) sono i polmoni di , una presenza normale. I biologi fanno chiarezza sul motivo della loro presenza e su quali in particolare c’è da fare attenzione. «Dobbiamo abituarci alle esplosioni di meduse, anche di più specie, molto più frequenti oggi. Si sono verificate già da febbraio in realtà. E’ un fenomeno molto diffuso sulle coste del Mediterraneo, è del tutto normale, non deve creare allarmismi. La nostra costa e il nostro sono destinati a vederli crescere nel numero, un po’ a causa dei cambiamenti climatici che anticipano il ciclo produttivo delle meduse, un po’ per la pesca eccessiva. La loro presenza può avere un effetto negativo per l’ecosistema, oltre a generare paura nei bagnanti infatti, le meduse mangiano le uova e le larve degli alici, degli sgombri, comportando conseguenze non buone sul pescato».

In ogni caso occhio ai falsi miti: «Più la medusa è grande e meno è pericolosa – dice il biologo -. Ad esempio, se il cosiddetto ombrello, la testa, è più ampia di 20-30 centimetri, l’animale non è urticante. Un esempio è l’Aurelia, trasparente, non pericolosa, si può tenere in mano, anche se è sempre da evitare il contatto con occhi e mucose soprattutto. Fa molto male invece la Vespa di mare, dai sei ai dieci centimetri di ombrello, con macchie marroni, a cofanetto, molto urticante. Quella che assomiglia a un uovo al tegamino, marrone e gialla con i tentacoli, non è urticante. Ci sono poi i sifonofori, parenti delle meduse: di Caravelle portoghesi ci sono segnalazioni fino al Mediterraneo, sembrano sacchetti azzurri che galleggiano sull’acqua, e sono altamente urticanti.

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