Louvre di Parigi, la password era “louvre” – Importanza delle pass sicure

Incredibile ma vero: dopo il clamoroso furto al museo Louvre di Parigi, si è scoperto che la password di accesso era semplicemente… il nome del museo stesso!

Purtroppo molte persone, anche enti, aziende e istituzioni usano delle key molto facili da scoprire – e i malintenzionati gongolano. A Trieste il problema è ancora più acuto, e spesso sottovalutato – ce lo spiega Lonza Group, equipe di esperti che si occupa di privacy a tutti i livelli. Il titolare, Alessando Lonza: “Noi ci occupiamo di tecniche di difesa dai rischi informatici, con dei corsi rivolti alle aziende; trascurare questo argomento potrebbe facilmente portare a problemi civili e penali”.

ladro Louvre Parigi

Ma ora vediamo cosa è successo al Louvre – clamorosa falla nella sicurezza: la password era il nome del museo
Secondo l’inchiesta di Libération, la parola chiave per accedere ai server di videosorveglianza del celebre museo era semplicemente “Louvre”. Intanto la procura di Parigi indaga su una coppia sospettata del colpo.

La clamorosa rapina al Louvre, costata quasi 90 milioni di euro, potrebbe essere stata agevolata da una falla informatica elementare. Secondo quanto rivelato dal quotidiano francese Libération, la password per accedere ai server di videosorveglianza del museo era, fino al 2014, proprio “Louvre”. Un dettaglio che oggi genera grande imbarazzo tra i vertici dell’istituzione, già sotto accusa per la gestione della sicurezza. La ministra della Cultura, Rachida Dati, ha riconosciuto pubblicamente “una sottovalutazione cronica e strutturale del rischio di furti”, mentre la procura di Parigi indaga su un gruppo di piccoli criminali, lontani dal profilo dei grandi ladri d’arte.

Una password sconcertante: “Louvre” L’informazione, confermata da documenti interni ottenuti da Libération, mostra come la rete informatica del museo parigino fosse esposta a vulnerabilità gravi. Un rapporto dell’Agenzia nazionale per la sicurezza informatica, già nel 2014, aveva avvertito che chi avesse avuto accesso al sistema avrebbe potuto “rendere più facile il furto di opere d’arte”. La semplicità della password — coincidente con il nome del museo — appare oggi come un simbolo delle carenze che hanno permesso il colpo.
Le ammissioni della ministra Dati e l’imbarazzo istituzionale Il caso ha provocato forti reazioni politiche. La ministra della Cultura, Rachida Dati, ha parlato apertamente di “errori sistemici e di lunga durata”, ammettendo che il rischio di furti era stato “cronico e strutturalmente sottovalutato”. Le sue parole arrivano in un momento di crescente pressione sui vertici del museo, mentre i controlli sulla sicurezza informatica e fisica vengono rafforzati.

Le indagini: la pista di una coppia con figli A due settimane dalla rapina, la procura di Parigi ha individuato una pista inaspettata. Secondo la procuratrice Laure Beccuau, i principali sospetti sono un uomo di 37 anni e una donna di 38, conviventi con figli, arrestati alla periferia nord della capitale. Entrambi negano ogni coinvolgimento, ma il Dna della coppia sarebbe stato trovato nel cestello dell’elevatore usato dai rapinatori per trasportare i gioielli della corona.

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