L’Austria toglie il sussidio a chi non accetta le proposte di lavoro

Si chiama Arbeitsmarktservice (Ams) e in svolge, grosso modo, le funzioni che dovrebbero svolgere in Italia i Centri per l’impiego: proporre un a chi ne è senza e corsi di formazione per lavoratori disoccupati che hanno bisogno di imparare nuovi mestieri. In Italia i Centri per l’impiego per il momento sono al palo. La loro creazione era collegata all’erogazione del reddito di cittadinanza, concepito come un sussidio temporaneo dello Stato per chi non ha alcun reddito. Ma quel “temporaneo” rischia di diventare eterno, perché i Centri per l’impiego non sono ancora in grado di funzionare o perché, dove funzionano, non c’è lavoro da offrire ai cittadini beneficiari del reddito.

In Austria, invece, l’Ams (la denominazione significa “servizio per il mercato del lavoro”) esiste da anni e dispone di sedi e personale qualificato in grado di operare. Ma soprattutto c’è lavoro, al punto che l’offerta supera la domanda. Il che non significa automaticamente disoccupazione zero, perché esiste sempre un certo numero di persone inoccupate, perché il lavoro che cercano non è quello che viene loro offerto o non corrisponde alla loro preparazione professionale e preferiscono quindi aspettare occasioni migliori.

Questa condizione favorevole di offerta di lavoro, tuttavia, mette l’Ams nella condizione di applicare quei criteri nell’erogazione dei sussidi di disoccupazione previsti anche in Italia per i percettori del reddito di cittadinanza: si può beneficiare del sostegno finanziario a patto che si accettino le proposte di lavoro o, in assenza di proposte, che si frequentino corsi di formazione o aggiornamento professionale. Chi non ci sta perde il sussidio.

In Austria questo è accaduto lo scorso anno per 145.671 cittadini, che non avevano accettato il lavoro loro proposto, pur compatibile con la loro preparazione o impreparazione professionale, né si erano presentati ai corsi di formazione. L’anno precedente i casi erano stati 133.420, sanzionati con l’abolizione del sussidio. In 797 casi l’Ams aveva potuto accertare che gli interessati non avevano assolutamente voglia di lavorare, preferendo vivacchiare con l’aiuto dell’Ams.

Il 2020 è appena incominciato, ma già l’Ams ha dovuto tagliare altri 60.000 sussidi. Il fenomeno in crescita, secondo la nuova ministra per il lavoro Christine Aschbacher, dimostra che il meccanismo dei sussidi ai disoccupati va migliorato, offrendo maggiori stimoli alla ricerca e all’accettazione di nuovi lavori. Dimostra anche che vi erano possibilità di lavoro e che non sono state colte. (dal blog d’autore di Marco Di Blas)

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