La luce che scioglie l’ombra | Le opere di Alice Psacaropulo

La luce che scioglie l’ombra

Lunedì 13 luglio, nella Sala di piazza Piccola 3, si inaugura la “La luce che scioglie l’ombra”, primo evento del calendario 2020.
La mostra è un evento installativo che fonde assieme arte figurativa e teatro sensoriale per far vivere allo spettatore-protagonista un’esperienza immersiva. I quadri di fanno da sfondo ai pensieri di un giovane medico intento a rivivere la giornata passata nelle corsie di un ospedale in piena emergenza epidemiologica da Covid19. Sono pensieri che parlano la lingua del Decameron boccacciano, dei Promessi sposi manzoniani e della Peste di Camus: opere che in tempi e modi diversi hanno saputo raccontare la necessità di fondare ogni ripartenza sulla consapevolezza.

La mostra intende rientrare da un lato nel più ampio progetto di coinvolgimento culturale giovanile promosso dal PAG- Progetto Area Giovani del , dall’altro nelle attività sostenute dal neonato Studio Psacaropulo per la tutela e valorizzazione dell’eredità artistica della pittrice di origini greche da cui prende il nome, da cui anche il patrocinio all’evento della Comunità Greco-Orientale di Trieste.

L’evento è organizzato dall’Associazione Ludodramma, che da tre anni si occupa di teatro sociale.
L’ingresso alla mostra è gratuito.
Visitabile ogni giorno fino al 2 agosto 2020, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 22.00.


Alice Psacaropulo

Signora nell’arte e nella vita, incredibilmente attiva fino a poco prima della scomparsa, l’ultimo ritratto, eseguito a carboncino, Alice Psacaropulo lo ha dedicato alla governante che l’accudiva nella sua bella e antica casa di famiglia di via Commerciale. Si è spenta a 97 anni il 18 novembre 2018, era nata il 14 gennaio 1921 a Trieste da Janni, agente marittimo greco delle isole Cicladi, e da Margherita Cambiagio, lombardo-sicula, stretta parente del barone Rosario Currò, lo zio Saro, grande imprenditore e benefattore di Trieste, che aveva finanziato la casa degli sposi e il rifacimento del Politeama Rossetti e dell’Itis.

Alice e il fratello Alessandro avevano ambedue l’arte nel sangue: lui era divenuto architetto e ottimo scultore, lei invece aveva scelto la pittura e, dopo gli studi al Dante, dove aveva seguito le lezioni di Giani Stuparich (ritratto nel 1943 in un quadro donato poi al Museo Revoltella), tra il ‘39 e il ‘43 si era trasferita a Torino per seguire all’Accademia Albertina le lezioni di Felice Casorati, conoscendo anche personaggi come Paola Levi-Montalcini, sorella di Rita, lo scrittore e filosofo Albino Galvano e il musicista Alfredo Casella.

Nel ’44 si laurea in Lettere e Filosofia, proprio il primo giorno di attività del novello ateneo triestino, entrando poi in contatto con il vicino ambiente veneziano del Fronte nuovo delle arti, con il critico Giuseppe Marchiori e i pittori Santomaso, Carrà e de Pisis. Nel ’48 espone poi alla Biennale di Venezia e alla V Quadriennale di Roma. Durante gli anni Cinquanta tiene corsi di Pittura all’Università Popolare di Trieste, formando, in una città e in una regione priva di Accademie di Belle arti, numerosi artisti triestini di livello tra cui Annamaria Ducaton, Enzo Mari, Bruno Ponte, Franca Batich, Maura Israel, Nadja Moncheri. Dal ‘60 al ‘71 si trasferisce a Venezia a insegnare Storia dell’Arte, ricevendo nel frattempo incarichi di decorazione navale sul Conte Biancamano e sulla Raffaello ed entrando così da protagonista nell’ambito della gloriosa cantieristica locale.

Dopo la parentesi veneziana, insegna all’Istituto d’Arte di Udine e poi di nuovo a Trieste, al Petrarca. Artista poliedrica e talentuosa, dotata di un temperamento volitivo, sempre temperato da una visione razionale della realtà, espone a Napoli, Parigi, Madrid, Vienna, Barcellona, Milano, Lubiana, Stoccolma e per la sua attività artistica e didattica e per aver portato il nome di Trieste nel mondo, nel 2008 riceve il Sigillo Trecentesco della città di Trieste per la «globalità del suo impegno culturale che la fa essere un personaggio irripetibile che onora la nostra città». E, in questo senso certamente avranno contato anche i ritratti dei vescovi Santin e Bellomi. Nel 2011 espone alla Biennale di Venezia, l’anno successivo è intervistata assieme a Magris, Dorfles, Pahor, nel film di Elisabetta Sgarbi, Il viaggio della signorina Vila, ispirato ai libri “Il mio Carso” di Scipio Slataper e “Irredentismo adriatico” di Angelo Vivante e presentato al Roma Film Festival.

Nel 2008 ricevette il Sigillo Trecentesco «per gli onori resi alla città»

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