Il CUT di Trieste con l’associazione Metodi Attivi presentano: Seminario di Biomeccanica Teatrale

CUT Teatro Trieste

Il seminario, di alto livello professionalizzante, si incentra sul concetto di azione come motore della vita del personaggio e come sintesi tra la libera creatività e organicità del movimento e la sua organizzazione logica. Si seguono i principi della Biomeccanica Teatrale, messi a punto dopo un secolo di studi e applicazioni a partire da Stanislavskij, Mejerchol’d e Michail Cechov.

Il gesto, l’azione, sono la dichiarazione più aperta, più sincera dell’individuo: collegare il gesto con lo spirito dovrebbe essere l’obiettivo principale di ogni artista.
L’agire scenico è troppo spesso frutto di creazioni registiche o attoriali direi casuali o legate a processi che non hanno pertinenza con la realtà drammaturgica e relazionale dei personaggi.
Il risultato è l’incolmabile distanza tra un attore vago, dispersivo e un pubblico che non comprende, non partecipa fino in fondo.

Si lavorerà per sciogliere le tensioni involontarie e per aumentare la consapevolezza di sé, del proprio corpo in movimento.

Si svilupperanno le potenzialità psicofisiche grazie a:
– esercizi su flessibilità, coordinazione, rotazione, forza, equilibrio;
– acrobatica base individuale e di coppia;
– esercizi che sviluppano la percezione dello spazio e del tempo

Si analizzerà puntualmente l’azione scenica attraverso i seguenti concetti:

• la preparazione e la consapevolezza dell’inizio del movimento;
• lo sviluppo del movimento: la struttura del movimento nella forza, nell’ampiezza, nel disegno;
• il freno: la percezione della forza d’inerzia;
• il punto: la percezione della forma di una posizione e del suo grado di tensione;
• la “frase” e il passaggio dal movimento all’azione;
• l’ “evento” e “reazione/azione”.

E’ necessario un livello formativo base. Gli interessati potranno candidarsi allegando il proprio cv.

Cos’è la biomeccanica teatrale

La biomeccanica non è un “sistema di recitazione” ma un “sistema di allenamento globale dell’attore”.
La biomeccanica è un sistema di educazione teatrale in cui il protagonista è il corpo dell’attore visto nella sua interezza, come mezzo di creazione artistica e strumento di comunicazione.
Essa parte dal training che un attore deve compiere per apprendere e mantenere la tecnica ed arriva alla sistematica risoluzione di ogni necessità scenica.
Un gesto è un movimento intersecato a un’intenzione, a un desiderio, a una motivazione.
Come per ogni altra arte, infatti, anche quella teatrale ha bisogno di regole “scientifiche” e ben tangibili da cui l’attore dovrà partire per rendersi creativo.
La natura pragmatica del sistema sta nel fatto che ogni singolo principio si concentra su momenti specifici del «bios» attoriale e l’unione sincronica di tutti i principi porta alla gestione consapevole della recitazione, vista non più come frutto di ispirazioni momentanee ma come compimento di un lungo e strutturato processo artistico.
La forza di questo metodo sta nella sua universalità e applicabilità ad ogni tipo di spettacolo.

Gianni Coluzzi, 44 anni, pedagogo, attore e regista.

“Il corpo non mente mai” diceva la grande coreografa Marta Graham. Anche il suono della voce quando nasce in un corpo libero da tensioni, aggiungo.
Ho studiato la tecnica Graham – danza contemporanea – in accademia, la Rambert School di Londra, dove mi sono diplomato nel 1994. Al secondo anno ho avuto la fortuna di assistere alla nascita della Coreo-poem, creazione di un mio compagno, precisamente un assolo autobiografico con uso di corpo, voce e parola, esperienza che mi ha cambiato la vita. Ho compreso allora che, non solo un performer completo, ma l’essere umano ha il bisogno vitale di esprimersi con tutto il corpo, anche con la parola.
Tornato a Milano ho frequentato la scuola di recitazione di Quelli di Grock e ottenuto la borsa di studio per un anno intensivo con Claudio Orlandini.
Successivamente ho a lungo studiato e lavorato con altri due grandi maestri: Eugenio Allegri (Commedia dell’Arte), noto ai più per Novecento, scritto per lui da Baricco, e Nikolaj Karpov (Biomeccanica teatrale), capo del Dipartimento di Movimento Scenico presso l’Accademia Statale d’Arte Drammatica Russa (GITIS) di Mosca.
Dal 2004 ho scelto di dedicarmi in modo sempre più continuo e approfondito all’insegnamento della recitazione, con un attenzione sempre viva all’armonia tra corpo e voce, tra azione fisica e verbale.
Tra gli spettacoli che mi hanno visto in scena come attore:
Il gabbiano (2003, regia di C. Orlandini); Amleto (2004, regia di Gaddo Bagnoli); Sogno di una notte di mezza estate (2006-07, regia di Durshan Savino Delizia); L’assedio di Torino (2006), La suite del grande Arlecchino (2007), Sistemi Gemelli (2008) e Magna Italia (2015), regie di E. Allegri; Francesco di terra e di vento (dal 2007, regia di Umberto Zanoletti); Capricci d’amore nelle commedie di Čekov (2007, regia di N. Karpov); Le tre sorelle (2008, regia di S. Martinelli), Segreto di Stato (2010, regia di Silvio Da Ru), A casa di David (2012, regia di Rocco Ricciardulli), Il minotauro (2012, regia di Susanna Baccari);
E nel teatro ragazzi:
Il carnevale degli animali e Lo Schiaccialuci al Conservatorio di Milano (produzione La Sala dei Tanti), Pinocchio, Viaggio sul Nilo e Ave Caesar al Teatro Trebbo, Il Fantasma di Canterville (Teatrobliquo), La gang del parco (Ambra Orfei). Kinesis (Quelli di Grock).
Ho diretto gli spettacoli: Caffè corretto (con Oliviero Grimaldi, 2004), La Mandragola (2007), Goldoni e la Commedia dell’Arte (2012), La patente di Pirandello (2013) e Il lago maestro (2014)
Ho lavorato in Rai (Zecchino d’oro), RaiSat e Mediaset interpretando diversi ruoli in programmi per bambini, film e fiction.

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