I buchi neri di Trieste , ovvero i tanti spazi non utilizzati

Trieste panorama

Trieste, dalle rive

“La città dei , ovvero i tanti di Trieste. Questo il titolo del prossimo promosso dal . A confrontarsi, nel déhors del Caffè San Marco, giovedì 23 luglio alle 18, saranno l’architetto Roberto Dambrosi, autore del censimento del patrimonio urbano abbandonato, il giovane urbanista Riccardo Laterza, di Tryeste, e la presidente di “Italia Nostra” Antonella Caroli.
Colpisce il dato di partenza: mettendo insieme tutti i “buchi neri” di piccola, media e grande pezzatura, si arriva ad una superficie di otto ettari e mezzo, contro i sei del Porto vecchio.
«In effetti il gruppo “Un’altra città” aveva iniziato guardando proprio all’antico scalo. Ma, posto che il problema appariva troppo grande per Trieste e per la Regione, e più adatto a un ragionamento di respiro europeo, è seguita la filiazione di un piccolo gruppo di lavoro rivolto al tessuto urbano. C’è stato un lavoro di due anni e, dal momento che la città è un organismo vivente, in corso d’opera alcuni “buchi” si sono richiusi, come l’Urban center di Corso Cavour. Altri però se ne sono aperti: vedi la piscina terapeutica e il Museo del Mare, inattivo in attesa della ricollocazione», dice Dambrosi.
«Una città che si vanta della propria attrattività turistica deve puntare sulla riqualificazione curata, anche se più onerosa. Per rendersene conto basta confrontare la bella operazione di recupero del magazzino 26 con il nuovo edificio dei congressi», conclude l’architetto. «Alcune operazioni potrebbero essere fatte a costo zero o quasi. E, nel caso di certi ruderi privi di valore, si potrebbe avere il coraggio di creare nuove aree verdi urbane».
Le iscrizioni sono già state chiuse.

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