Emergenza cimice asiatica: l’unico nemico naturale è la vespa samurai

cimice asiatica

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Emergenza cimice asiatica, serve un piano quinquennale e il coinvolgimento della UE

L’invasione sta interessando anche il Friuli Venezia Giulia, seppur in forma minore rispetto al vicino Veneto che è mobilitato da anni per fronteggiare l’emergenza cimice asiatica e si è fatto capofila tra le regioni interessate dal problema chiedendo ai Ministri all’Agricoltura e all’Ambiente un tavolo nazionale, da convocare con urgenza, perché siano messe in campo risorse per sostenere le aziende nei prossimi anni ed evitare che si arrivi al rischio espianto.

Al governo nazionale e all’Europa si chiede in sostanza la stessa attenzione riservata alla Xylella, il batterio che ha colpito gli olivi mediterranei ha messo a rischio l’olivicoltura. La cimice asiatica sta compromettendo l’intero comparto frutticolo e le produzioni che più caratterizzano il nostro sistema produttivo. Inoltre, danni causati dalla proliferazione dall’insetto alieno non sono solo un problema agricolo, ma anche sociale e turistico. Il problema ha assunto dimensioni tali che richiedono un piano quinquennale di sostegno al settore dal 2019 al 2023 da 100 milioni di euro l’anno.

vespa samurai

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Durante il Tavolo Verde con le associazioni del mondo agricolo è obbligatorio prestare la massima attenzione sulla ricerca biologica degli antagonisti mirata non solo all’introduzione della ‘vespa samurai’, ma anche alla valorizzazione di insetti autoctoni; coinvolgimento diretto del Crea e delle sue sperimentazioni; un tavolo nazionale nel quale Governo e Regioni possano condividere velocemente gli esiti di ricerche e sperimentazioni, individuare parametri ed eventuali deroghe per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, attivare forme di indennizzo e di sostegno.

La Regione del Veneto ha già stanziato quasi 3 milioni di euro del proprio bilancio nel biennio 2019-2020 per fronteggiare l’emergenza, finanziando in particolare la ricerca, affidata all’Università di Padova, e sostegni agli agricoltori per reti antinsetto, trappole, dissuasione feromonica ma non è sufficiente senza l’intervento concreto dell’Unione Europea.

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