Elogio a Rainer Maria Rilke – venerdì 4 maggio al Teatro dei Fabbri

Rainer Maria Rilke

Elogio a Rainer Maria – venerdì 4 maggio ore 21.00 –

“Qui non c’è nulla che sia contro di loro: nessun ieri, nessun domani; giacché il tempo è crollato (…)
Si daranno cento nuovi nomi e se li ritoglieranno tutti, piano, come ci si toglie un orecchino.”
In apparenza si tratta di guerra, in apparenza si tratta di morte; in verità è un canto d’amore, sospeso nel tempo di duelli mai iniziati. E’ il racconto di un viaggio scandito da note che si intrecciano alle parole, su un campo di battaglia senza bandiere, calpestato da soldati/bambini incapaci di reggersi in piedi. La guerra è una bugia, il nemico è un fantoccio agitato nella penombra. Il testo originale è del 1899 (Canto d’amore e morte del cavaliere Christoph Rilke), ma i temi trattati sono straordinariamente attuali. A voler chiudere tutto in una definizione, si racconta della giovinezza, di bocciòli disseccati prima del tempo, del profumo che ne resta.

“Era una notte di luna piena, una brezza assai forte scacciava le lunghe nuvole scure che simili a stretti nastri neri passavano incessantemente sul disco illuminato. Ero in piedi alla finestra e guardavo le nuvole scorrere molto veloci (…) e nel loro rapido ritmo mi sembrava intendere il mormorio di parole che ripetevo a mezza voce come in un sogno incosciente, ignaro di ciò che sarebbero divenute: reiten, reiten, reiten; e allora mi sono messo a scrivere, sempre come in sogno. Scrissi tutta la notte e al mattino la canzone di Christoph Rilke era terminata”.

Così, molti anni dopo, Rainer Maria Rilke rievocò alla principessa Maria Turn und Taxis le circostanze in cui nell’autunno 1899, in una località presso Berlino, il giovane poeta aveva portato a termine la prima stesura della “canzone” destinata a diventare famosa.

Un successo, però, tutt’altro che immediato. Dopo due successive versioni, bisognerà attendere l’edizione della Insel Verlag del 1912 perché l’alfiere rilkiano cominci la “lunga marcia” che l’avrebbe portato ai massimi livelli diffusionali in tutta Europa. Un testo che accompagnò, fra l’altro, consolandone malinconie e disagi, molti altri giovani “alfieri” d’opposti schieramenti nelle trincee della prima guerra mondiale. E questo proprio perché l’Alfiere non è affatto “una canzone di guerra” ma al contrario “una poetica celebrazione dell’amore e della morte” che ricongiunge l’uomo “attraverso il canto, alle regioni archetipe dell’esistenza”. (Mario Specchio – Ed. Dell’Altana)

Voce: Massimo Finelli
Musiche: Duilio Meucci

 
 

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