Controlli sul rispetto delle disposizioni, scattano i primi arresti

serrati dopo le nuove indicazioni del nuovo Dpcm per contrastare l’emergenza . Nel frattempo dal capo della polizia Franco Gabrielli arriva un appello al personale delle forze di polizia, delle forze armate e delle polizie municipali che è chiamato a verificare che gli italiani rispettino le disposizioni del governo a farlo “con rigore ma anche con profonda umanità” perché “più che colpire dobbiamo far comprendere” ai cittadini la necessità di “rarefare i contatti”.

E’ di sette persone arrestate e 43 denunciate il bilancio dei controlli dei Carabinieri effettuati a Roma e provincia per la verifica del rispetto delle misure urgenti decise dai vari decreti per il contenimento della diffusione del coronavirus. I sette, tutti di origine straniera tra i 36 e i 69 anni, sono stati arrestati perché sorpresi a giocare a carte seduti sulle panche e intorno ad un tavolino. Il gruppetto, dopo aver tentato invano di allontanarsi per sfuggire ai militari, è stato fermato per il controllo. Ognuno di loro ha sottoscritto la dichiarazione personale di autocertificazione, attestando falsamente di trovarsi fuori casa per comprovate esigenze lavorative. Ma dopo le verifiche sono stati arrestati per falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale L’ è stato convalidato. A Roma, tra i 43 denunciati ci sono anche alcune giovani coppie che viaggiavano in auto senza fornire validi motivi di necessità, così come previsto dal Dpcm. Altre persone sono state denunciate tra i quartieri di Centocelle, Cinecittà, Tor Pignattara e in provincia.

A Milano sono state denunciate 37 persone per inosservanza delle direttive governative relative al divieto di circolare senza una valido motivo. Ieri, durante gli accertamenti per l’emergenza Covid-19, i militari hanno controllato 1.089 persone e 225 di queste avevano con sé l’autocertificazione. Sono state inoltre fornite per la compilazione 805 moduli. I 37 sorpresi in giro senza una motivazione valida sono stati denunciati per l’articolo 650 del Codice Penale, che prevede una pena fino a 3 mesi di reclusione o un’ammenda di 206 euro.

Stesso andazzo nelle altre principali città, dove non sono state universalmente recepite le nuove disposizioni.


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