Concerto di Caetano e Gil a Villa Manin: quasi duemila persone per un incantesimo di perfezione

Gilberto Gil e Caetano Veloso a Villa Manin

Caetano Veloso e Gilberto Gil.
Bellezza pura per cent’anni di musica
(a , domenica 19 luglio per Udin&Jazz, con la collaborazione dell’Azienda Speciale )

L’attesa di uno dei concerti più acclamati dell’estate musicale italiana non è sicuramente stata delusa: i quasi duemila spettatori che ieri, domenica 19 luglio, a Villa Manin hanno goduto di un assolutamente fuori dall’ordinario se ne sono andati cantando, ballando e sorridendo ma anche con qualche lacrima sincera. E i due “profeti” della musica, dal palco, sornioni, salutavano dopo una performance di due ore di un’intensità straordinaria.

I protagonisti erano Caetano Veloso e Gilberto Gil, due “monumenti” della storia della musica. I Tropicalisti che negli anni della dittatura hanno liberato la musica brasiliana (e non solo) con un genio e una creatività assoluti, sono saliti ieri sul palcoscenico da soli, con microfono e chitarra, e hanno ridisegnato decenni di storia con semplicità e, insieme, con incontenibile potenza.

Dopo cinquant’anni di musica e di amicizia (“Due amici, un secolo di musica” è il titolo del tour), si è percepito tutto il loro percorso: due artisti diversi ma complementari che hanno rivisitato i loro più grandi classici ma anche molte tappe meno note della loro carriera, scelte appositamente per il ricostituito duo.

Un programma arrangiato per le loro mani sapienti e per le vocalità così diverse e perfettamente intersecate. Dall’immancabile “Tropicalia” – che arrangiata per due chitarre è stata sbalorditiva – alla struggente “Coração Vagabundo”, dalla nostalgica “Terra” a “Super homen” fino alla rocambolesca “Expresso 2222”, chicca di ritmica vocale sopraffina, e i cori di tutto il pubblico con Avisa Là.
Mentre Caetano azzardava di tanto in tanto con la sua consueta, istrionica fantasia, un disinvolto samba sul proscenio e Gil, concentratissimo sulle sue grandi escursioni, proseguiva con un suo brano storico, accompagnato solo dalla percussione della mano sulla sua chitarra.

Tre bis per il finale, con la platea in piedi sotto il palco tra entusiasmo e commozione: e lo splendido scenario di Villa Manin è stato a tutti gli effetti una capitale europea della musica che ha vissuto una sera di vera gioia e vera bellezza.

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