Ferma opposizione alla chiusura della sezione slovena della scuola dell’infanzia presso il Dijaški Dom – Annuncio di interrogazione
Venerdì 20 giugno 2025, a ridosso della fine dell’anno scolastico, i genitori dei bambini iscritti alla scuola dell’infanzia comunale presso il Dijaški dom hanno ricevuto un improvviso avviso del Comune di Trieste sulla chiusura della sezione slovena, redatto solo in italiano e senza alcuna spiegazione. Un atto unilaterale che ha suscitato indignazione e che rappresenta un nuovo segnale di disinteresse istituzionale verso la comunità slovena e tutte le famiglie non slovene che si avvalgono dei servizi educativi in lingua slovena.
I consiglieri comunali Valentina Repini e Štefan Čok (Partito Democratico) e la consigliera comunale Giorgia Kakovic (Adesso Trieste) condannano con forza questo provvedimento, che indebolisce ulteriormente la rete educativa slovena già fortemente penalizzata a Trieste, e annunciano la presentazione di un’interrogazione per chiedere il ritiro immediato della decisione.
“Negli anni, l’amministrazione comunale ha più volte disatteso il rispetto della lingua slovena nei servizi per l’infanzia: dalla mancata apertura della sezione nido slovena a San Giovanni, alla presenza di personale supplente non sloveno nelle scuole dell’infanzia, fino alla totale assenza di requisiti linguistici nei contratti per il servizio mensa. Neppure il coordinatore dei nidi sloveni conosce la lingua”
“Questa situazione dimostra l’assenza di figure competenti che tutelino l’identità e il futuro dei servizi educativi in lingua slovena, che sono garantiti da norme internazionali e nazionali. Trattarli come strutture ordinarie significa negare il senso stesso della tutela delle minoranze”
“Chiediamo al Comune un cambio di rotta e il rispetto di una politica equa e responsabile verso la comunità slovena. I servizi educativi in lingua slovena non sono un dettaglio burocratico: sono luoghi vitali dove i bambini – talvolta per la prima volta – ascoltano, parlano e vivono la lingua slovena. Senza di essi, non c’è futuro”






