Cambiamento climatico e impatto sulle imprese FVG, ne parla il prof. Maurizio Fermeglia

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E L’IMPATTO SULLE IMPRESE IN FVG
di Maurizio Fermeglia, professore di ingegneria chimica, Università di Trieste

Le che condizioneranno le sorti del nostro pianeta negli anni a venire dovranno necessariamente confrontarsi con le sempre maggiori richieste di energia. Alla luce delle prospettive di crescita della popolazione mondiale e delle relative migliori condizioni di vita dovranno essere individuati i migliori criteri per convertire energia con il massimo rendimento e il minimo impatto sull’ambiente; diversamente si andrebbe a compromettere l’auspicabile sviluppo economico o ancor peggio, si intaccherebbe in maniera irreversibile l’equilibrio naturale del nostro pianeta.

cambiamento climatico

John Beddington nel 2009 ha posizionato la ‘tempesta perfetta’ dovuta a penurie alimentari, idriche e ad alti costi energetici al 2030. Beddington dice che “Se non affrontiamo questo concatenarsi di cause ci possiamo aspettare grandi destabilizzazioni, con un aumento di disordini e potenzialmente notevoli ondate migratorie a livello internazionale, in fuga per evitare le carenze di cibo e di acqua”. Questo scenario nasce dalla constatazione degli aumenti dei prezzi degli alimenti a causa di produzione non allineata con la domanda, corredata da un trend generale di diminuzione delle riserve e dalla prospettiva di straordinarie siccità o inondazioni. “Acqua e cibo, ma anche energia. Sono tutti strettamente collegati”, spiega Beddington. “Non si può pensare di trattare un fattore senza prendere in considerazione gli altri”.

Allo stato attuale l’aumento medio globale di temperatura rispetto all’era preindustriale è di 1.2° C e le stime danno un aumento di 1.5° al 2030 che potrebbe arrivare a 4-5° a fine secolo se non prendiamo provvedimenti urgenti. La nostra regione purtroppo, essendo localizzata tra due ‘hot spot’ che sono le Alpi e il Mediterraneo, subirà un aumento di temperatura ancora maggiore della globale, aumento stimato al 50%. La scienza ammonisce che questo aumento di temperatura non è sostenibile e può portare a sconvolgimenti sociali di forte intensità. I poco informati sostengono che sarà la fine del pianeta, ma non è così: il pianeta di adatterà, come si è sempre adattato in milioni di anni. Sarà il genere umano che dovrà soccombere e questa è “una scomoda verità”!

Cosa fare quindi? Alla luce del legame che intercorre tra l’odierna recessione e la “tempesta perfetta” che ci attende nel 2030 è necessario e urgente investire oggi in infrastrutture e tecnologie che contribuiscano a evitare domani danni incalcolabili. In altre parole, una grande attenzione alla produzione e consumo di energia investendo su tecnologie e comportamenti sostenibili ponendo l’accento necessariamente sull’efficienza energetica, le fonti energetiche rinnovabili, le reti energetiche intelligenti, nuove soluzioni di mobilità sostenibile, carrier energetici non inquinanti.

Il sistema industriale della nostra regione è consapevole del problema e diversi sono i segnali positivi di una presa di coscienza che, fortunatamente, va oltre a semplici e necessarie considerazioni economiche. Il sistema si sta spostando verso una gestione ‘sostenibile’ dell’apparato industriale regionale, focalizzandosi su una sostenibilità in equilibrio tra gli aspetti economici, sociali ed ambientali, come ipotizzato già nel Rapporto Brundtland del 1987.

Nella nostra regione c’è una forte attenzione all’individuazione delle maggiori fonti di emissione di CO2 allo scopo di agire con metodi di cattura ed utilizzo della CO2 per il suo riutilizzo, un interesse per l’utilizzo di idrogeno come agente riducente nei settori ‘hard to abate’ dell’acciaio secondario, vetro, cemento e ceramica, nell’uso dell’idrogeno come carrier energetico per la logistica pesante (treni, rimorchiatori, camion, autobus) e nella verifica della fattibilità di produzione di ammoniaca verde come carrier energetico per navi. Inoltre si riscontrano segnali positivi dell’interesse di aziende per partecipare alle comunità energetiche rinnovabili (CER) sia come produttori che come consumatori di energia. Diverse realtà regionali si stanno dotando di impianti fotovoltaici e iniziano a modulare, dove possibile, l’assorbimento di potenza in base alla disponibilità della stessa proveniente dai moduli fotovoltaici, massimizzando in questa maniera l’autoconsumo.

Il sistema della ricerca regionale è molto attento a questa trasformazione di mentalità, e supporta da vicino l’industria fornendo dati, indicatori, simulazioni e modellazioni utili a prendere decisioni in breve tempo. Nel campo energetico ad esempio diversi studi sono stati presentati sul tema del ritorno dell’investimento energetico, che riesce a determinare il vantaggio energetico di un determinato processo valutando il rapporto tra l’energia erogata dal processo e quella spesa per erogarla nell’intero ciclo di vita dello stesso. Un altro indicatore importante in campo energetico è il costo livellato dell’energia che può servire per capire, dai dati di CAPEX ed OPEX, se e quanto potrebbe essere il costo di un determinato sistema energetico. Ma l’indicatore più importante sul quale c’è un crescente interesse da parte di aziende grandi e piccole è sul Life Cycle Asssessemnt (LCA) e sui criteri e standard per la certificazione ambientale di processi e prodotti: uno strumento potente che oltre a valutare direttamente un indicatore del riscaldamento globale, tiene in considerazione tutti gli indicatori ambientali, basando i calcoli su standard ISO 14040.

Tutto questo può portare ad un beneficio economico, sociale ed ambientale in tempi brevi, sperabilmente anche prima del 2030.

C’è tanto ancora da fare per evitare la tempesta perfetta al 2030, ma fortunatamente le tecnologie sono disponibili e anche la sensibilità del sistema industriale regionale sembra esserci. Quello che ci manca è solo il tempo: non sono ammesse distrazioni.

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