Inaspettato aumento in busta paga per i dipendenti della PA dal 2026: facciamo luce su chi è ammesso e chi è escluso dalla nuova norma inserita nella Legge di Bilancio
Il pubblico impiego è al centro di una delle misure previste dalla Legge di Bilancio 2026, che interviene in materia di detassazione del trattamento economico accessorio a beneficio dei dipendenti della PA, entro specifici limiti e nel rispetto di alcuni criteri.
Con la Manovra 2026, quindi, il personale non dirigente delle Pubbliche Amministrazioni potrebbe beneficiare di un aumento in busta paga generato dalla norma che assoggetta una parte dei compensi accessori a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali locali, con aliquota del 15% in luogo dell’ordinario 23-35% a seconda dello scaglione IRPEF in cui ricadono, con un tetto massimo agevolabile non superiore agli 800 euro annui.
A essere coinvolti nella nuova misura, che riguarda solo l’anno 2026, sono i dipendenti pubblici che, nell’anno precedente, non hanno superato la soglia di 50mila euro di reddito derivante da lavoro dipendente. Resta escluso, invece, il personale delle Forze armate e delle Forze di Polizia in quanto percettore di altri benefici fiscali.
Saranno i datori di lavoro, come sostituti d’imposta, ad applicare la tassazione agevolata erogando i compensi accessori con applicazione dell’imposta agevolata.
In base alle simulazioni del sindacato ANIEF, i dipendenti con RAL sotto i 28mila euro otterranno un risparmio di 64 euro annui, che sale a 160 euro per chi guadagna oltre oltre soglia lorda. Lo scarto sarà poi ulteriormente evidente grazie al taglio IRPEF del secondo scaglione, che dal prossimo anno scende dal 35% al 33% per i redditi da 28mila a 50mila euro. Su un reddito di 30mila euro lordi annui, quindi, si arriva ad un risparmio totale d circa 200 euro annui.






