Al Caffè San Marco presentazione del libro “Marina Cons, un architetto, una donna”

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del
“MARINA CONS, UN ARCHITETTO, UNA DONNA”
Safarà Editore, Pordenone
a cura di Anna A. Lombardi
con saggi di Luciano Celli e Alessandro Mendini
con le foto di Mario Sillani Djerrahian

Libreria Caffè San Marco
Sabato 19 dicembre
alle ore 11
Relatori: Luciano Celli e Anna A. Lombardi
Modera la giornalista Federica Marchesich

Un libro d’architettura, ma non solo. Un mosaico di testi e immagini che racconta una persona, una professione vista da dietro le quinte, e anche una città, Trieste.

Marina Cons, scomparsa prematuramente nel 2012 a San Vito del Tagliamento dov’era nata nel 1960, si era laureata in Architettura all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia nel 1986. Dopo una breve esperienza come ricercatore al dipartimento di Tecnologia condotto dal prof. Nicola Sinopoli, ha lavorato a Trieste presso lo studio Celli-Tognon fino alla sua chiusura, nel 1996, per poi dedicarsi alla libera professione.

Design, allestimenti, ristrutturazioni, nuove edificazioni, architettura d’interni, con sconfinamenti nella moda, nell’arte, nella filosofia e nella tecnologia, e nella scrittura: sono questi gli ambiti in cui Marina Cons si è mossa liberamente per tutta la sua vita professionale. Un architetto, una donna. È forse questione di genere il vagare abilmente da una disciplina all’altra, o l’architettura è la “madre di tutte le arti”? E ancora: cultura umanistica contro cultura della specializzazione? Marina inizia a lavorare negli anni Ottanta e passa attraverso quasi tre decadi di storia dell’architettura. Il suo modo di lavorare si deve ascrivere a un preciso momento storico?

Il libro racconta esperienze professionali di Marina Cons nel mondo dell’architettura. Vi è raccolta tutta la sua produzione progettuale, dal 1990 al 2011: ottantadue progetti catalogati nel regesto, trentatré approfonditi in altrettante schede in ordine cronologico inverso, dal più recente al più vecchio e raggruppati per temi. Tutto corredato da un apparato iconografico quasi interamente inedito e molto eterogeneo, scelto spesso per la forza del segno o dei colori piuttosto che per l’obbligo di riportare con il dovuto rigore un progetto d’architettura. E non solo perché Marina, in cerca della “verità del progetto”, non esitava a usare tutti i media a sua disposizione, ma anche perché in trent’anni sono cambiati radicalmente i mezzi della rappresentazione e dell’archiviazione: dai disegni tecnici fatti a mano e a china su “carta da lucido” si è passati ai render realizzati al computer, dai negativi delle fotografie si è passati alle camere digitali. Tutte le fotografie non conservate nell’archivio sono firmate da Mario Sillani Djerrahian e realizzate per la pubblicazione.
Tra gli approfondimenti: il recente arredo degli uffici Solari e il redesign di alcuni orologi; il progetto della redistribuzione degli spazi, arredamento d’interni e direzione lavori di Acegas in Palazzo Modello e della Fondazione CRTrieste del 2005; mostre importanti come “I Della Robbia, il dialogo tra le Arti nel Rinascimento” ad Arezzo nel 2009 e “Genti di San Spiridione. I serbi a Trieste 1751/1914” al Castello di San Giusto, nel 2003, “Sissi, Isabel de Austria” in Spagna e al Castello di Miramare; la sistemazione di viale XX Settembre e l’immagine coordinata per il Politeama Rossetti nel 2001; il divano Narciso, realizzato dalla Matteo Grassi per l’edizione di Abitare il Tempo del 1993 …

È un’autobiografia redatta da Marina stessa a introdurre il lavoro, uno dei suoi ultimi scritti. Sono appunti per il convegno “La carica delle CentoeUno”, tenutosi il 3 ottobre 2011 a Trieste. Attraverso le testimonianze di artiste, imprenditrici, scienziate, professioniste, l’organizzazione “Centoeuno donne e centoeuno Imprese” si prefiggeva di capire se la trasformazione dei modelli culturali e delle forme del vivere può progettare una nuova economia. “E l’impresa di queste donne è concreta, ma anche metaforica.” – questo uno dei commenti all’evento – “È o non è un’impresa quella di fare carriera in un mondo prevalentemente maschile?”.

Luciano Celli parte dall’esplorazione della biblioteca di Marina per un viaggio alla scoperta delle fonti: rileggendo i libri che lei leggeva, cercando il collegamento tra l’uno e l’altro, notandone le sottolineature, ricrea il tessuto culturale all’interno del quale si muoveva. La varietà dei titoli e degli autori, che spaziano dalla moda al design, dalla tecnologia alla filosofia, illumina la molteplicità dei suoi interessi e offre una spiegazione a quel lavorare a tutto campo nelle diverse aree della cultura del progetto che poi si traduce nella pluralità d’espressione che il libro rispecchia.

Chiude un testo di Alessandro Mendini, punto di riferimento essenziale nei primi anni di carriera di Marina e anche dopo, come si evince anche dai libri conservati nella sua biblioteca. Mendini ne traccia un ritratto impalpabile come di “un architetto immateriale e pulviscolare, un fresco soffio di aria pura.“ Il suo testo diventa “un omaggio, è proprio la trasformazione di quella persona in un simbolo dedicato.“

Luciano Celli svolge le due attività di architetto e di scultore con intenti complementari: sempre con un’attenzione al passato, visto in termini sincronici come si trattasse di un eterno presente. Tra le pubblicazioni: La casa del mito, Tra norma e invenzione, Metamorfosi, Progetti tra mito e realtà. Tra i videotape (produzione Cavallino, Venezia): Ri-composizione, Ordine Architettonico, Progetto restituito. Suoi progetti/oggetti sono stati esposti a New York (The Institute for Contemporary Art), a Parigi (Centre Pompidou, La Villette), a Londra (Institute of contemporary arts), alla Biennale di Venezia. E’ stato docente a contratto di Composizione Architettonica IV, presso la Facoltà di Architettura di Trieste.

Alessandro Mendini, uno dei più noto architetti italiani, è nato a Milano nel 1931. Ha diretto le riviste “Casabella”, “Modo” e “Domus”. Nel 2014 è stato insignito dell’European Prize for Architecture 2014. E’ membro onorario della Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme ed è professore onorario alla Accademic Council of Guangzhou Academy of fine Arts in Cina. Nel 1979 e nel 1981 gli è stato attribuito il Compasso d’oro per il design. È “Chevalier des Arts et des Lettres” in Francia, ha ricevuto l’onorificenza dell’Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano e all’Ecole normale supérieure de Cachan in Francia. Suoi lavori si trovano in vari musei e collezioni private. Sul suo lavoro e su quello compiuto con lo studio Alchimia sono uscite monografie in varie lingue.

Anna A. Lombardi è una studiosa e divulgatrice di cultura del design. Su questo tema ha curato diverse mostre, tra cui, per i Civici Musei di Udine, “Acciaio Domani: saperi, ricerca, futuro” e “UDESIGN, la mappa del design in Friuli”. Alcuni suoi libri indagano le origini dell’industria del Friuli Venezia Giulia, come “Distretto della sedia: design tra passato e futuro”, FrancoAngeli editore, altri ne raccolgono le riflessioni sul tema, come “Nanetti: è design?”, Guarnerio editore. È docente di “Storia e cultura del Design” presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma.

Fotografie:
Copertina del libro (in alto)
Modello di studio per un divano, 2011. Ph. Mario Sillani Djerrahian
Cortile interno della Fondazione CRTrieste, 2005. Ph. Mario Sillani Djerrahian
Dettaglio del progetto di mosaico per il Centro Natatorio della Città di Trieste, 2004.

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