Accoglienza per neonati esposti, orfanelli, pazzi e poveri – La storia del Conservatorio Generale di Trieste

Le storie legate soprattutto al mondo della miseria a Trieste, come lo saranno ancora in seguito, risalgono agli anni sul finire del Settecento quando i pazzi venivano
ricoverati nel Conservatorio per poveri, infermi e orfani, eretto al di la del Torrente in contrada Romagna (zona piazza Oberdan attuale) a seguito di un decreto del 1769 emanato dalla sovrana d’Austria Maria Teresa.

Trieste piazza della Caserma

Piazza della Caserma

L’ampio edificio, la cui organizzazione prendeva a modello analoghi istituti sorti in Europa, come l’Hopital General sorto a Parigi nel 1657, era entrato in funzione nel
1773. In esso erano stati riuniti l’ospedale, la casa dei poveri e quella degli orfani e come risulta da un rapporto del 1776 dovevano esservi accolti: “Poveri e Povere, Infermi e Inferme comuni. Infermi e inferme per morbo venereo, Orfani e Orfane. Pazzi e pazze, Poveri dell’antico ospedale dell’Annunziata, Uomini e Donne per correzione, Bastardi e Bastardelle”. In sostanza nel Conservatorio si curavano e assistevano, oltre ai malati, i poveri, gli orfani e i bambini abbandonati, i mentecatti e i pazzi; si punivano perfino le prostitute, gli oziosi e i vagabondi.

Fra le ricoverate affette da lue venerea, impotenza, mal d’occhi, vi era una bambina di 9 anni proveniente da Lubiana portata “per castigo” nella casa, e impiegata come serva nella cucina.

A sovrintendere alla struttura sarà chiamato il barone Pier Antonio Pittoni, capitano circolare e direttore di polizia. Il Conservatorio si rivelò subito un contenitore di miseria regolato da severe norme di custodia, aborrito, scriveva un ispettore, dai poveri che vedevano in esso un carcere. Nel 1781 vi era 118 ricoverati; 10 erano i pazzi e semipazzi, tra cui una Luisa contessa di Strassoldo semipazza che pagava il mantenimento con fiorini 10 e un ragazzo definito semplice il cui costo, come quello di tutti coloro che non avevano mezzi di sussistenza, era a carico del Fondo dei poveri.

Come categoria i pazzi facevano parte della casa dei poveri e dividevano lo spazio con i poveri, i mentecatti, ossia “scemi di cervello” ed i ragazzi cretini, ma per rendere il loro ricovero più “comodo e sicuro” vennero progettate dodici camere con finestre a doppia inferiata.

Nel 1785 l’edificio del Conservatorio era trasformato da Giuseppe Il, impegnato nella guerra in Crimea, in caserma e i ricoverati venivano trasferiti nell’ex Arcivescovado sul colle di San Giusto dove trovarono sede l’Ospedale generale per gli ammalati poveri. Ospedale detto degli incurabili per invalidi, storpi, vecchi affetti da malattie schifose e privi di assistenza, la Casa delle partorienti, la Casa degli esposti ed orfani e la Casa dei pazzi.


La serie degli Esposti e orfani fa parte del fondo degli Ospedali riuniti depositato nell’Archivio di Stato di Trieste nel biennio 1973-1974 dall’Ente ospedaliero regionale “Ospedali riuniti di Trieste” ora Azienda sanitaria territoriale. La serie è costituita da 82 registri, a loro volta articolati in più sottoserie che sono state parzialmente ricostituite in occasione di un riordinamento eseguito nel 1990 ad opera di uno studente del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Udine. Nel corso degli anni successivi, durante una dettagliata schedatura di tutti i registri del fondo, sono emersi ulteriori volumi attribuibili alla serie degli Esposti e orfani. Poiché questi ritrovamenti modificavano in modo significativo il primo riordinamento, che comunque risultava carente a causa di evidenti imprecisioni, si è reso necessario sottoporre le unità di cui la serie è composta ad una nuova schedatura e quindi inventariazione che ha portato alla stesura di questo inventario.

Il nuovo riordinamento dei registri ha coinvolto anche i cosiddetti “segnali” degli orfani che completano la serie. Composti da centinaia di piccoli involti cartacei, al momento del loro deposito i segnali si presentavano raccolti sommariamente in casse, quindi inconsultabili. Dopo un lungo e minuzioso intervento sulle singole unità, che ha richiesto anche la loro spolveratura, sono stati raccolti in ordine cronologico, annuale e quindi mensile, secondo il numero di registrazione che identifica ogni bambino dal momento del suo ingresso nell’orfanotrofio, con il quale sono stati siglati originariamente.

Per quanto riguarda la storia relativa alla pratica dell’esposizione dei neonati e del baliatico, e alle vicende istituzionali delle strutture assistenziali preposte, a partire dal XVIII secolo, con particolare riferimento alle province del Litorale austriaco, si rinvia alla seguente bibliografia:

L. TRISCIUZZI, D. DE ROSA, I bambini di Sua Maestà. Esposti e orfani nella Trieste del ‘700, Milano 1986.

D. DE ROSA, Il baule di Giovanna. Storie di abbandoni e infanticidi, Palermo 1995.

In questa sede basti ricordare che già dalla sua creazione, ad opera dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, il Conservatorio generale dei poveri, ammalati e orfani di Trieste (1773-1784) accoglieva anche gli esposti e gli orfani che venivano assimilati agli indigenti e ai bisognosi di cure mediche poiché, secondo i principi sociali dell’epoca, agli ospedali erano attribuite funzioni assistenziali oltre che sanitarie. Il Conservatorio generale e di seguito l’Ospitale civico generale che lo sostituisce dal 1785 al 1841 sono quindi dotati di una Casa degli esposti e orfani, con funzioni di orfanotrofio, dotata della ruota di esposizione dal 1791, annessa al reparto di maternità.

ospedale Maggiore di Trieste

All’apertura del nuovo Ospedale civico nel 1841, l’odierno Ospedale Maggiore, anche questo nosocomio mantiene le stesse strutture alle quali si aggiungono la Scuola di ostetricia, già operativa dal 1814, e l’Istituto provinciale di vaccinazione1.Gli stessi registri della serie documentano la chiusura dell’orfanotrofio che avviene nel giugno del 1879 in seguito ad un “rescrito magistratuale” del 29 aprile che applica le disposizioni di una legge pubblicata il 18 gennaio dello stesso anno.

Alla chiusura dello stabilimento vi rimangono 28 orfani provenienti da diverse province della monarchia che secondo quanto stabilito da un articolo della stessa legge vengono mantenuti secondo l’ordinamento precedente. Da quel momento gli orfani sono accolti direttamente nello Stabilimento di maternità.

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