Paracetamolo a Trieste, sorprendentemente abusato dagli adolescenti

Trieste, la città con la percentuale più alta di ultrasessantenni; basterebbe questo dato a far pensare che il fenomeno dell’abuso del paracetamolo sia dovuto proprio a questo. Ma incredibilmente non è proprio così. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e la Società Italiana di Tossicologia (SITOX) hanno lanciato un allarme generale sull’uso sconsiderato di questo analgesico, soprattutto tra gli adolescenti. Questo fenomeno è guidato da tre fattori principali: facile reperibilità, essendo un farmaco da banco, viene percepito erroneamente come innocuo; sovradosaggio accidentale, spesso viene assunto in concomitanza con altri farmaci per l’influenza (che contengono paracetamolo “nascosto”), superando la dose massima giornaliera di 4 grammi; autolesionismo giovanile quando l’abuso intenzionale viene talvolta utilizzato come forma di autolesionismo o richiesta di aiuto. Sicuramente il periodo Covid ha contribuito ad esasperare questo fenomeno: ricordiamo le terribili raccomandazioni: “tachipirina e vigile attesa”.

Dobbiamo ricordare che l’abuso o il sovradosaggio di paracetamolo può provocare gravi danni al fegato. Per dubbi sul dosaggio o per un uso consapevole, è sempre consigliabile fare riferimento al Portale AIFA o al proprio medico di fiducia.

I sintomi di un sovradosaggio da paracetamolo si manifestano in modo ritardato e si evolvono in quattro fasi cliniche distinte, diventando progressivamente più gravi con il passare delle ore. L’aspetto più insidioso è che nelle prime ore il soggetto può apparire completamente asintomatico o manifestare solo un lieve malessere.
Ecco come progrediscono i sintomi secondo i Manuali MSD e le linee guida tossicologiche:
1. Fase Iniziale (da 0 a 24 ore) 
I sintomi sono aspecifici, lievi e facilmente confondibili con una comune influenza o indigestione: 
    • Nausea costante
    • Vomito ripetuto
    • Pallore cutaneo
    • Sudorazione profusa
    • Malessere generale e inappetenza 

2. Fase di Latenza (da 24 a 72 ore)
In questo stadio si assiste a un apparente miglioramento dei sintomi gastrointestinali, ma iniziano a comparire i primi segni biologici del danno al fegato: 
    • Dolore addominale localizzato in alto a destra (sotto le costole, in corrispondenza del fegato)
    • Sensibilità alla palpazione nella zona epatica
    • Innalzamento delle transaminasi (rilevabile solo tramite esami del sangue)
    • Riduzione della diuresi (produzione di urina) 

3. Fase del Massimo Danno Epatico (da 72 a 96 ore) 
È il culmine della tossicità sul fegato e può portare a complicanze sistemiche letali: 
    • Ittero evidente (colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi)
    • Urine scure e feci chiare
    • Confusione mentale e forte sonnolenza (encefalopatia epatica dovuta all’accumulo di tossine nel sangue)
    • Problemi di coagulazione con comparsa spontanea di ematomi o sanguinamenti
    • Ipoglicemia grave 

4. Fase di Risoluzione o Insufficienza d’Organo (oltre le 96 ore)
Se il paziente sopravvive e riceve l’antidoto in tempo, il fegato inizia a rigenerarsi lentamente in un processo che dura settimane. Nei casi non trattati o diagnosticati troppo tardi, si verifica un’insufficienza epatica fulminante, spesso accompagnata da insufficienza renale acuta, che richiede un trapianto d’organo d’urgenza o conduce al decesso. 

⚠️ Cosa fare in caso di sospetto sovradosaggio?
Se si sospetta l’assunzione di una dose superiore a quella massima raccomandata dal medico o dal foglietto illustrativo, non bisogna aspettare la comparsa dei sintomi. È fondamentale recarsi immediatamente al Pronto Soccorso o contattare un Centro Antiveleni. Esiste un antidoto specifico, la N-acetilcisteina (NAC), che risulta massimamente efficace se somministrato tempestivamente dopo l’ingestione. 
In caso di dubbi sulla posologia corretta, è necessario consultare un professionista sanitario o rivolgersi ai Centri Antiveleni attivi sul territorio.
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