Barcola, la spiaggia di vitale importanza per Trieste
Ogni città di mare ha la sua spiaggia, ma Trieste con le sue attività portuali non permette (per ora) la realizzazione di un vero stabilimento balneare appetibile ai turisti. E chi se ne importa – direbbero in molti – tanto abbiamo “el Pedocin” (bagno la Lanterna) e l’Ausonia, che sono attrezzati e a pagamento. E poi c’è Barcola, il lungomare più apprezzato in assoluto; gratis, popolare, pieno di bellissimi scogli, pini, siepi, cespugli, fontane e un pavimento in porfido che neutralizza la brutalità dell’attigua strada in asfalto. Quest’ultima scorre parallela, è molto trafficata, e rende ancor più rumoroso il litorale. A Barcola si può fare jogging, portare a passeggio il cane, fare le “vasche” (camminare avanti e indietro senza uno scopo ben preciso), e rilassarsi su uno scoglio. Da qui nasce il motto: “la vita che voio xe a Barcola su un scoio” (la vita che voglio è a Barcola su uno scoglio). Un mazzo di carte, una bottiglia, una radio, un asciugamano e dei buoni amici completano il quadretto. E chi si muove più? Il triestino naturalizzato barcolano trascorre giornate intere sul pavè, arriva all’alba e se ne va ben dopo il tramonto. I tuffi in mare sono facoltativi ma diventano obbligatori quando la temperatura supera i 30 gradi. E poi ci sono le docce e gli spogliatoi: tutto gratis. Una vecchia vignetta umoristica mostrava la differenza tra una spiaggia comune e Barcola: nella prima, i bambini giocavano con secchiello, paletta e formine per costruire castelli di sabbia; i bimbi barcolani invece, usavano il martello pneumatico.
Il litorale triestino offre così un grande servizio ai cittadini, perlopiù pensionati: la socialità; ed è questo il punto fondamentale, quello che rende Barcola di vitale importanza per questa città che vanta l’età media tra le più alte d’Europa. Non toccateci Barcola, o voi “foresti” che venite a giudicare!













